CRONACAPRIMO PIANO

Giustizia ad alta tensione, avvocati e sindaci pronti alla resa dei conti

Le criticità sempre più gravi che affliggono gli uffici giudiziari spingono l’Assoforense e le amministrazioni isolane a un bivio: «A settembre il redde rationem: se non arriva il personale necessario, la sezione distaccata rischia la chiusura»

Insolita ambientazione per l’assemblea degli avvocati. È stato infatti il Teatro Polifunzionale di Ischia ad ospitare ieri mattina i professionisti convocati in seduta straordinaria, grazie alla disponibilità del Comune capofila, che ha messo a disposizione una sala adatta al rispetto delle ormai note misure di distanziamento fisico. La riunione era stata indetta per discutere dell’imminente ripresa delle udienze in presenza, ma la questione si presentava di per sé paradossale, perché di fatto non è ancora stato formalmente varato il relativo provvedimento normativo. L’assemblea, a cui hanno presenziato anche i sindaci di Ischia, Barano, Serrara e Forio, è durata ben oltre due ore, ed è stata moderata dall’avvocato Domenico Puca. Il primo a intervenire è stato il giudice Polcari, coordinatore della Sezione distaccata di Ischia del Tribunale, il quale ha esordito proprio ricordando che al momento si va avanti con le norme vigenti, visto che la “novella” non è ancora stata varata, quindi essenzialmente si procede con la trattazione scritta e con il rinvio di quelle udienze che necessitano di attività istruttoria con la presenza delle parti.

Di fatto, ha spiegato il giudice, fino al 31 luglio, i provvedimenti presi prima della novella rimarranno validi. In caso di udienze di prime comparazioni delle parti scatterà il rinvio, ma forse anche a luglio si potranno svolgere determinate udienze alla presenza di testimoni. Polcari ha anche lanciato un suggerimento agli avvocati, quello di formulare un’istanza di rinvio motivata da esigenze prudenziali da  covid. Secondo il magistrato, l’emergenza-covid pur giustificata ha anche tuttavia prodotto “molto rumore per nulla”, comprese certe convenienze a livello politico. L’avvocato Carmine Passaro ha preso la parola per denunciare il problema della mancata consultazione delle e-mail nella Posta Elettronica Certificata della Cancelleria: «Se la Cancelleria non apre nemmeno la Pec, i professionisti finiranno per replicare a se stessi», ha aggiunto ironicamente l’avvocato Passaro. Polcari ha riconosciuto che si tratta di un problema doloroso e ha aggiunto che ce ne saranno ancora. Secondo il magistrato, le norme anti-covid hanno peggiorato le cose, a partire dall’ancor più ridotta presenza settimanale in ufficio del dirigente amministrativo. Il quadro è dunque quello ben noto, descritto ripetutamente negli anni.

BUONO: «LA RIPRESA E’ SOLO OPERAZIONE DI FACCIATA»

Il presidente dell’Assoforense Gianpaolo Buono ha parlato dell’attuale come del periodo forse più buio dell’epoca repubblicana, durante il quale il settore giudiziario è finito in condizioni se possibile ancora peggiori, principalmente a causa dell’annosa penuria di personale. «L’annunciata ripresa delle attività è solo un operazione di facciata. Non è possibile garantire in sicurezza la ripresa delle udienze in presenza», ha dichiarato l’avvocato Buono, riconoscendo di essersi reso conto alcuni mesi fa delle reali condizioni drammatiche in cui versa l’Ufficio del Giudice di Pace, presso il quale sono incardinati processi che garantiscono una fonte di reddito a una grande parte dei colleghi: sono oltre un migliaio le sentenze giacenti e la mancanza di un funzionario ha conseguenze distruttive. L’avvocato Buono ha quindi definito l’attuale contesto come quello di un graduale lento degrado, presagio di morte. L’alternativa della giustizia locale è quella perire o di risollevarsi. Se non si scioglieranno i nodi più critici, secondo il presidente sarà d’obbligo interrogarsi sul destino della Sezione distaccata. D’altronde, i problemi enunciati in assemblea inducono a chiedersi come si possa amministrare la giustizia in simili condizioni: spesso vengono emessi provvedimenti senza che il giudice possa consultare le note che gli avvocati hanno inviato. L’avvocato Buono ha comunque annunciato che, nonostante l’abituale muro di gomma contro il quale vanno a cozzare tutte le istanze isolane, verrà inviata una proposta per ottenere una piattaforma telematica per l’ufficio del Giudice di Pace, e di ottenere un bando specifico per sostituire il dottor Abrogato, che dopo la pensione nel 2017 non è mai stato rimpiazzato. Il presidente è stato chiaro: «Se l’azione dei nostri rappresentanti non arriverà a nulla, dovremo interrogarci sulla possibile chiusura del tribunale. Si dovrà parlare chiaramente di fallimento della giustizia».  La parola è poi passata al presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Antonio Tafuri, il quale ha ricordato come in epoca pre-pandemia era stato innescato un percorso costruttivo, poi spazzato via per l’arrivo dell’imprevista emergenza sanitaria, accentuando il declino della giustizia isolana al punto da mettere in discussione la stessa esistenza del presidio giudiziario locale. La strada, secondo Tafuri, oltre a quella del “volontariato” collaborativo da parte degli avvocati, è quella diretta ad avanzare richieste specifiche, che potranno avere un senso solo se magistratura e avvocatura la percorreranno uniti. Il presidente del Coa ha anche illustrato brevemente quale lo “stato dell’informatizzazione” degli uffici.

ARMANDO ROSSI: «IL MAGGIORE RESPONSABILE E’ IL MINISTRO»

Più preciso nell’individuare le responsabilità al più alto livello è stato l’avvocato Armando Rossi, componente dell’Organismo Congressuale Forense, che ha dichiarato senza esitazioni: «Il vero colpevole è il Ministro, che in piena emergenza ha delegato le responsabilità ai capi degli uffici giudiziari, non preparati a gestire una situazione del genere». Il risultato, secondo Rossi, è stato l’innesco di una “guerra tra poveri”, coi funzionari lasciati a casa impossibilitati a consultare i fascicoli. Una situazione assurda nella quale parlare di “ripresa delle attività” secondo Rossi è un vero e proprio “bluff”. L’avvocato Francesco Caia, componente del Consiglio Nazionale Forense, ha criticato il “navigare a vista” degli uffici ministeriali, per poi ricordare quando mesi fa si arrivò a concordare col Ministro Bonafede l’emendamento per la stabilizzazione delle sedi distaccate di Ischia, Lipari e Elba. Poi la cosa si arenò. «Ora abbiamo appuntamenti istituzionali per riprendere quel percorso – ha spiegato Caia – perché o risolviamo il problema della carenza di personale entro l’autunno, oppure la strada è chiusa». Secondo Caia, gli appuntamenti elettorali di settembre potrebbero essere una finestra da sfruttare: «Prometto il massimo impegno e dedizione. I colleghi sono motivati, e l’obiettivo può essere conseguito in modo da rappresentare un segnale di ripresa per l’intero Paese».

I SINDACI: «COMPATTI A FIANCO DELL’AVVOCATURA»

Anche gli esponenti delle amministrazioni isolane presenti in aula sono brevemente intervenuti, a partire dal “padrone di casa” Enzo Ferrandino, il quale ha ricordato l’importanza degli sforzi per ottenere il riconoscimento legislativo dell’isola come zona disagiata. Una situazione di fatto a cui si è poi unita l’emergenza sanitaria. «Le amministrazioni – ha detto il sindaco di Ischia sono al fianco degli avvocati. Restiamo uniti per intraprendere un viaggio comune per ottenere i frutti desiderati». Il sindaco di Forio Francesco Del Deo, presidente dell’Ancim, ha ricordato la battaglia per il mantenimento del tribunale che è stata combattuta costantemente nei sette anni della sua sindacatura: «Va bene aver ottenuto le proroghe, ma ora puntiamo decisamente alla stabilizzazione. Dobbiamo organizzare nei prossimi giorni un incontro con la presidente del Tribunale di Napoli, dottoressa Garzo.

Il covid-19 ci ha fatto capire che avere un Tribunale a Ischia non è un capriccio, ma una necessità. Un tempo la sede funzionava,  ora dobbiamo riportarlo a quello stato di funzionalità. Stavolta abbiamo l’imperativo di centrare il risultato». L’avvocato Nunzia Piro, presidente del Consiglio comunale di Casamicciola, dopo aver ringraziato i relatori per la loro azione a difesa del presidio giudiziario, ha dichiarato di vedere il bicchiere mezzo pieno: esiste un edificio decoroso, manca il personale. E ha lanciato una proposta a tutti i Comuni isolani affinché prevedano in bilancio una voce per raccogliere risorse da destinare all’assunzione a tempo determinato di qualche funzionario, anche perché l’avvocato Piro ha messo in guardia i colleghi da prolungare le norme covid oltre l’emergenza: il pericolo sarebbe quello di allontanare ancora di più il cittadino dalla Giustizia, con una grave lesione dei diritti. Anche il sindaco di Serrara Fontana Rosario Caruso è stato perentorio: «Siamo di fronte a un bivio. Stabilizzazione o chiusura. Bisogna andare oltre il punto di rottura, ad esempio con un’azione presso la Corte di giustizia europea. È ora di dire basta coi pannicelli caldi». I toni, fino ad allora piuttosto tranquilli, hanno cominciato a salire di intensità con l’intervento dell’avvocato Vincenzo Acunto, che ha esordito dicendo che l’unico intervento degno di nota era stato quello di Armando Rossi, circa le responsabilità del Ministero, prima di criticare ferocemente la categoria dei magistrati, definita come una corporazione che ha continuato a percepire lo stipendio durante l’emergenza, a differenza degli avvocati. Secondo l’avvocato Acunto, non è credibile che la presidente Garzo non possa spostare due unità di personale a Ischia. Il professionista ha infine incitato i colleghi a una mobilitazione di massa per poter essere ascoltati. L’avvocato Giuseppe Di Meglio ha ribadito che l’obiettivo deve essere la stabilizzazione, in quanto il tribunale è un servizio essenziale della Comunità in un momento in cui la continuità territoriale viene spesso meno. Senza la stabilizzazione il personale non arriverà mai. Il professionista ha biasimato la discesa ai minimi storici del prestigio dell’avvocatura, ricordando le tante criticità del processo penale e del settore civile, oltre che del giudice di pace, e ha invocato l’adozione di accorgimenti di facile applicazione che potrebbero comunque migliorare il funzionamento della giustizia, in particolare le comunicazioni via Pec.

SCONTRO” PASSARO-PUCA

A questo punto l’avvocato Carmine Passaro ha chiesto nuovamente la parola, ma l’avvocato Puca ha inizialmente negato un secondo intervento. Apriti cielo: l’avvocato Passaro si è scagliato anche senza l’ausilio del microfono contro le modalità di svolgimento dell’assemblea: «È stata solo una passerella, non si è parlato di diversi problemi seri, delle modalità di ripresa, della sanificazione e della sicurezza», ha tuonato Passaro tra diversi applausi, prima che il presidente Gianpaolo Buono riportasse la calma illustrando la proposta di delibera, che leggete a parte, e che è stata approvata all’unanimità in chiusura d’assemblea. Secondo l’avvocato Buono, il problema va ricondotto a livello centrale, dunque governativo e legislativo. Per perorare la causa della giustizia isolana non resta che unire i nostri rappresentanti politici e associativi. A settembre il redde rationem: sperando che qualcosa sia cambiato.


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