CRONACA

«Giusto non ritirare il Premio Ischia a Capuozzo»

Il comitato territoriale di Ischia di “Liberiamo l’Italia” commenta favorevolmente la decisione della Fondazione di non revocare il riconoscimento attribuito nel 2011 al noto giornalista

Accogliamo con soddisfazione il rifiuto della fondazione Premio Ischia della richiesta giunta da un’Associazione di revocare il prestigioso Premio Ischia già assegnato al giornalista Toni Capuozzo ( cui va la nostra stima e solidarietà riconoscendolo quale onesto ed apprezzato oltre che obbiettivo Professionista dell’Informazione ), reo di aver servito la verità ponendo dei seri dubbi sulla narrazione del presunto eccidio che sarebbe avvenuto nella cittadina di Bucha da parte dei soldati russi al loro ritiro.

Le dichiarazioni di Capuozzo sono coerenti sul piano logico e storico di quegli eventi e per amore di verità e giustizia andrebbe ascoltato da una corte di giudici. Senza contestualizzare gli eventi che si stanno verificando si fa una narrativa orfana dei motivi per cui questo disastro è iniziato e per come si sta evolvendo. Invitiamo a riflettere sul fatto che il Mondo non vive più l’equilibrio bipolare Usa – Urss sorto alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi l’Unione Sovietica non esiste più, al suo posto si è formata una Federazione Russa rimasta potenza nucleare ma senza egemonia sui paesi satelliti che   negli anni hanno aderito alla Nato e ospitato basi militari con un progressivo accerchiamento della Russia. Mancava solo il tassello Ucraina e tutto ciò che sta accadendo in quel Paese è la conseguenza della politica estera imposta dagli USA per contrastare l’espansione della Cina in Europa, la Via della seta è un tassello fondamentale. 

In questo contesto, tracciato in estrema sintesi, assistiamo al grottesco tentativo di chiudere la bocca a chiunque tenti di insinuare dei dubbi legittimi sulla narrazione a senso unico. Il nostro popolo dovrà subire ulteriori sacrifici economici per assecondare la politica estera americana che ha deciso che la Russia deve soccombere e sta usando l’Ucraina come pedina di questa strategia, inviando armi e specialisti militari, fomentando odio. Quelli che oggi parlano dei diritti degli ucraini non hanno mai difeso i diritti degli stessi ucraini del Donbass che dal 2014 sono stati uccisi dall’esercito ucraino e dalle milizie ucraine naziste, parliamo di 14mila vittime; quelli che oggi presentano la Nato come organizzazione difensiva dimenticano che ha scaricato per 75 giorni sulla Serbia una quantità di bombe superiore a quelle usate nella seconda guerra mondiale, ha invaso, bombardato e distrutto gli equilibri sociali dell’Iraq falsificando le prove davanti all’ONU.

Il governo Draghi sta costringendo gli italiani a nuovi e più pesanti sacrifici pur di restare in questa alleanza politico militare che non è difensiva ma aggressiva, come dimostrano le informazioni che la propaganda fa sui canali mainstream, tutti votati alla guerra disinteressandosi di ciò che la popolazione italiana dovrà sopportare senza neanche essere informata né tantomeno chiamata ad esprimersi. Ne abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di aumentare le spese militari ed inviare armi? Noi respingiamo fermamente la linea politica del governo. Diciamo NO alle spese militari! Diciamo SI alle spese per aiutare famiglie e imprese in difficoltà, SI alle spese per la sanità pubblica, SI alle spese per mettere in sicurezza i territori devastati dal dissesto idro geologico, SI alle spese per avviare un grande programma nazionale per il recupero dei quartieri, degli ospedali, delle scuole. Ma soprattutto diciamo NO a questo clima di militarismo crescente che si accompagna alla perdita delle libertà civili.

Liberiamo l’Italia

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