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Il grande vescovo Pietro scrive ai fratelli terremotati

Quest’anno il tradizionale Messaggio di Natale del nostro grande Vescovo d’Ischia mons. Pietro Lagnese è dedicato ai fratelli terremotati della diocesi colpita dal disastroso sisma la sera del 21 agosto scorso. Esso si intitola “Fuori casa”(l’anno scorso si titolava “Non temere!”, dedicato a San Giuseppe), un abbraccio morale per vedere nel grande Vescovo Pietro l’abbraccio stesso di Dio e sentire il sussurro evangelico: -“Natale è qui ! Sì, ciò che vivi è Natale. Se ci rifletti, Natale è infatti la festa di un Dio che è senza Casa. E ti dico questo -scrive il grande Vescovo Pietro- non soltanto perché anche Lui quando venne tra noi visse il dramma di non trovare casa, e non essendoci posto per Lui, nacque in un alloggio di fortuna; e neppure perché appena nato fu costretto con i suoi a fuggire in Egitto, profugo proprio allo stesso modo, come quelli di oggi. Il motivo è prima di tutto un altro. Natale è la festa di Dio che lascia la sua Casa. Natale è la festa di un Dio sfollato che ha perso la sua abitazione per venire a stare con noi. E sai perché lascia la sua Casa? Per venirci a cercare. Il suo desiderio di cercarci e di visitarci -prosegue il grande Vescovo- attraversa l’intera storia della salvezza e ha inizio già all’alba della creazione, dopo il peccato dell’uomo, quando Dio si mise sulle sue tracce: “Dove sei?”(Gn 3,9): domandò Dio ad Adamo”-.

Una ricerca che continua in ogni tempo, soprattutto in questo attraverso sua Madre Maria, che dal 24 giugno 1981 è la Protagonista di Inviti e Apparizioni quotidiane le più straordinarie della Storia Mariana: non ci accada, però, che questo lungo tempo di grazia passi senza che la nostra povera vita entri nella luce di grazia e rifugio del Cuore Immacolato di Maria ! L’eminente Vescovo Pietro ha, pertanto, consacrato la diocesi d’Ischia al Cuore Immacolato di Maria NS di Fatima il 13 ottobre scorso nel tempio di S. Maria di Portosalvo ! In uno dei suoi Messaggi la Regina della Pace da Medjugorje ha detto che queste straordinarie e ultime (dopo non ce ne sarà più bisogno) Apparizioni sono la realizzazione di Fatima, circostanza confermata da uno scritto del Papa San Giovanni Paolo II. Il Dio Bambino Gesù Cristo di Maria e dello Spirito Santo Dio “è l’abbraccio compassionevole del Padre -conclude il grande Vescovo- che sulla Croce non solo ci trova, ma ci riacquista come figli, costretto dall’Amore a lasciare il Cielo, si fa Uomo nel grembo di Maria”. Proprio a don Stefano Gobbi la Madonna ha detto: “Figlio mio, hai visto dove Io ripongo sempre le mie predilezioni: nei piccoli, nei poveri, nei sofferenti, nei peccatori. Ovunque c’è una sofferenza, lì è anche la mia predilezione”(Dal Libro Azzurro “Ai Sacerdoti figli prediletti della Madonna”, pag. 157, con imprimatur).

 

DIES  DOMINICA – SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)

-“Porrò inimicizia fra te e la Donna; fra la tua e sua discendenza. Essa ti schiaccerà il capo”. La mia discendenza è il divino Bambino che nasce da Me in questa notte santa. E’ Lui il vincitore di Satana, perché è il Verbo incarnato del Padre, l’unico Mediatore fra Dio e l’umanità, il solo Salvatore e Redentore. Per mezzo di Lui il disegno del Padre viene reintegrato come è stato all’origine; l’uomo ritorna a riflettere la gloria del Dio vivente e tutto l’universo è mirabilmente ordinato a proclamare la gloria perfetta del suo Signore. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio”(Gal. 4,4) -.

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La Chiesa cattolica considera insieme oggi la Famiglia di Nazaret e la famiglia cristiana, come suo riflesso. Pur nella sua singolarità, la famiglia di Gesù ci si presenta come “un vero modello di vita”, con le sue virtù e con il suo amore. Nella prima lettura dal libro della Genesi (15, 1-6; 21, 1-3) Dio risponde alla fede di Abramo, a cui è promessa una discendenza innumerevole, con la fecondità di Sara. Il patriarca è il modello di chi crede e quindi viene giustificato: “Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia”. Nella seconda lettura dalla Lettera agli Ebrei (11, 8-12. 17-19) la storia della salvezza è una storia di fede, che è obbedienza e adesione perfetta alla volontà di Dio, che opera anche là dove c’è il segno dell’impossibilità e della morte. Nel Vangelo secondo san Luca (2, 22-40) Gesù Bambino, vero Dio e vero Uomo, è consacrato a Dio. Sulla Croce lui stesso si offrirà e si dedicherà al Padre, dopo tutta una vita di appartenenza a lui. Questa appartenenza totale, con cui compirà il disegno divino, sarà motivo di condanna o di salvezza: a seconda della fede o del rigetto. Lo Spirito Santo Dio si era manifestato agli umili pastori di Betlemme; qui si manifesta a Simeone e Anna, due umili anziani, perché Dio si rivela sempre ai piccoli. Intanto Gesù Dio Bambino, alla Scuola di Maria sua Madre,  “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui”.

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       CHAT 

Nuova dimensione sociale

diviene la socializzazione virtuale,

nuove opportunità d’umana relazione,

la telematica viviamo “scaricando” notizie,

con persone vicine lontane sconosciute

chattando ad esaltare rapporti di valori.

Immagine sapienza o sorgente menzogna?

I caratteri del domani dipenderanno

dell’uso che faremo della cresciuta capacità:

occasione di interazione e collegamento

o nuovo processo di colonizzazione,

sfruttamento di lobby opulente.

Essere o avere? Sì, basta un clic.

Non tacere l’offerta e il vero!

 

A cura del professor Pasquale Baldino, responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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