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CULTURA & SOCIETA'

Grazia veniva ai Cenacoli Mariani e al saluto rispondeva:“Tesoro!”

Da Taranto a Barano tollerò la distanza tra la città e il paese

Dopo le nozze nel 1947 (anno di nascita dello scrivente) presso la Chiesa di San Giuseppe vicino la sua casa in Via Di Mezzo 302, nel centro antico di Taranto e il ponte girevole, Grazia Boccuni accompagnò il marito Antonio Lombardi nella sua casa di Via San Liguori n. 7, posta alle spalle della Chiesa di San Rocco a Barano centro, minuscolo paese collinare dell’isola d’Ischia.

Antonio lasciava a Taranto un’avviata attività di barbiere per raggiungere la vecchia madre Filomena Balestrieri (nata il 20 marzo 1895 e poi deceduta il 21 settembre 1975) e il fratello Vincenzo, single piuttosto infermo; mentre lei Grazia lasciava nel centro di Taranto tutte le semplici comodità dei servizi esistenti nella città, come acqua corrente, luce elettrica, gas, che a Barano le vennero inizialmente a mancare e comunque a provocarle fatica, come l’attingere acqua dalla cisterna; le provocò, altresì, naturale patimento doversi separare dal caro padre pescatore Raffaele Boccuni, dalla diletta madre Rosa Tursi, e dalle sorelle Coletta, Rita, Concettina, Melina col ricordo doloroso di due fratelli morti di tifo all’età di due e tre anni. Donna religiosa, infaticabile si pose così a servizio della famiglia e delle sopraggiunte necessità sempre con grande amore, puntualità. Anzi, la sua precisione era esemplare e, probabilmente, siccome il mondo creato da Dio spesso non appare così preciso nei rapporti umani, ciò provoca negli spiriti sensibili angustia, malincuore, e il ricorrente effetto dello stress e depressione.

Le parlavamo di Medjugorje e lei ascoltava con attenzione, accettando sempre di rivolgere alla Regina della Pace la bella preghiera di Consacrazione. Frequentava abitualmente i Cenacoli mensili mariani assieme ai tanti bravi allievi dello scrivente e volle sempre assistere col ginecologo dr. Attilio Conte alle dodici gravidanze di sua figlia Raffaela Patrizia, la più piccola delle sue tre figlie (Filomena, Rosa) e del figlio Rocco, presso il reparto dell’ospedale Rizzoli: sempre felice, soprattutto quando ci nacque la figlia (3) Grazia Maria, perché portava il suo nome e la copriva di predilette attenzioni, come quando alla vigilia di un intervento chirurgico ci raccomandò, allora con quattro bambini (Teresa Jolanda, Giuseppe, Grazia Maria, Antonio Maria), di fare attenzione a Grazia!…Fu, tuttavia, assente giustificata alla nascita dell’ultimo figlio (10) Francesco Maria nato il 21 giugno 2005: infatti, Grazia, la mia amatissima suocera, era purtroppo deceduta l’anno prima il 31 agosto 2004, senza aver compiuto il 77° compleanno. Durante il ricovero per esiti del diabete, durante la S. Messa pregava Gesù Eucaristico di non farla soffrire molto. Il dono per me più bello fu di chiamarle il Sacerdote (Don Angelo Iacono) per il Sacramento dell’Estrema Unzione e Comunione! Quando mi recavo da lei e la salutavo, mi rispondeva affettuosamente: “Tesoro!”. Grazie, suocera Grazia! Il caro Sacerdote Padre carismatico Don Pietro Zorza da Medjugorje, osservando anni fa la foto dei suoceri sul muro, ospite in casa, sussurrò: “Sono in Paradiso!”. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile promotore diocesano Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

GRAZIA

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Venivo limpido a te,

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buona e precisa,

dal mondo di scalini ripidi:

esclamavi “tesoro!”.

Ancor ti cerca invano,

Parusìa Mia “bella,

bella della nonna!”

nella casa vuota,

e ti chiama nell’inerte

terra del riposo,

disegno non cancellato

del sole calante.

Breve è il cammino

nel sogno d’amore

dalla Puglia assetata,

umile rollìo di pescatori.

Vorrei ridarti vita,

nel ricordo ingiallito,

strapparti al sonno

del mesto oblìo.

Sogno notturno

svanito col giorno

di quelle spine di rose,

alla festa della mamma,

acùlei di stelle,

sotto le punte del campanile,

per sussurrarti ancora: grazie!

E aspettami tra le rose:

or annuso quei calici,

in fiamme,

profumo di baci,

nei campi dell’Eterno.

PB

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