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I fabbri ischitani e l’arte del ferro battuto

Di Antonio Lubrano

Negli anni precedenti al boom dell’edilizia privata sull’intero territorio dell’isola d’Ischia, i nostri fabbri ferrai nelle loro oscure e malandate botteghe, avevano come “ferri” del mestiere solo un’incudine, il martello, medio e pesante detto mazzola e mazzolone con cui battere, una forgia a carbone ardente chiamata  fucina per rendere rovente un pezzo metallico prima e durante la lavorazione, un soffiatore a mantice ed infine un flex e una saldatrice però solo dopo l’avvento dell’energia elettrica, oltre naturalmente ad altri piccoli arnesi del mestiere quali tenaglia, tronchese e lente protettiva contro le scintille delle saldature e del taglio del ferro. . Per non andare troppo indietro nel tempo, partiamo dal primo novecento per identificare, almeno sull’isola, una categoria che a quel tempo, si faceva  seguire per un tipo limitato di produzione che era utile per altri mestieri. Nascevano così dalle varie fucine sparse sul territorio fra Ischia e Forio, attrezzi tipo scalpelli, piedi di porco, pali di ferro acuminati, utensili per camini, palette per fornaci e mezzelune di ferro per ferrare muli e cavalli  e attrezzi vari per l’agricoltura. Negli anni ’20  e ’30 molti  dei nostri fabbro ferrai, pur rimanendo fabbri a tutti gli effetti, si videro costretti a  fare i maniscalchi per la continua richiesta di cambio dei ferri sotto i piedi di muli e cavalli la cui presenza ed il loro utilizzo sull’isola  erano notevoli. Storicamente, l’arte del maniscalco si sovrapponeva in parte a quella del fabbro; i ferri venivano infatti forgiati al momento, e su misura, secondo le necessità dei cavalli. Attualmente l’ampia disponibilità commerciale di ferri di cavallo già pronti, rende inutile il loro confezionamento, ma è comunque richiesta una certa competenza nella lavorazione del ferro per i necessari adattamenti che vengono attuati a freddo o a caldo con i tradizionali attrezzi del fabbro, ossia, fucina, incudine, mazza. Dagli anni ’60 in poi, qui ad Ischia è cambiato tutto. Alla progressiva ed incessante richiesta del ferro lavorato è seguita l’immediata evoluzione del mestiere di fabbro ferraio. Tutti quelli che operavano nel settore, hanno avvertito la necessita di migliorarsi. Cosicchè da semplici  fabbri, seguendo un percorso di conoscenza e di acquisita   esperienza, sono diventati esteti del ferro, artisti della tornitura, fantasisti del disegno, maghi del ferro battuto. A proposito del ferro battuto, i nostri fabbri ferrai, hanno incominciato a farne uso, fin dagli anni ’60 , allorquando sull’isola nascevano ville, alberghi e locali alla moda. Un processo di arricchimento e di trasformazione inarrestabile in cui il ruolo del fabbro, era visto come determinante per la realizzazione di lavori sofisticati a balconi, cancelli, porte, letti, sedie e tavoli da giadino, scale interne ed esterne, lampadari e quant’altro potesse servire da decoro in ambienti vissuti e curati di un a Ischia che cresceva a vista d’occhio continuamente incline a completarsi e migliorarsi sempre con le novità di mercato nel settore fra le più sofisticate . Sull’isola i fabbri ferrai sono espressioni di realtà

 

 

 

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lavorative di mestiere ereditarie, di generazione in generazione. Sono oggi la continuazione del passato fabbri ferrai divenuti aziende come quella degli Aloi,  di Aversano, Rotolo, Ferandino, Mazzella, Sasa, Mancusi,Trani, D’Abundo. Buonomano, Iacono, Cigliano. Costoro oltre ad essere fabbri all’origine, sono leader a modo loro anche nella produzione di infissi in alluminio, Pvc e taglio termico per un diverso tipo di produzione  sempre più al passo con i tempi. Maal riguardo,  la storia nemmeno  va dimentica. Infatti fin dall’antichità, la lavorazione del ferro veniva creduta opera diabolica. Il ferro e la figura del fabbro venivano quindi visti con non poche perplessità. L’idea del contributo del diavolo, veniva dalla proprietà particolare del ferro che richiedeva grossi sforzi fisici e capacità particolari, ai tempi definiti da “extraumani”. Tra il 1200 ed il 1300, vengono realizzati ferri battuti di grandissimo pregio artistico in tutti i paesi europei. Artisti ed architetti, collaborano in fase di progetto con i fabbri con spirito di reciproco
rispetto artistico, e nascono opere in ferro battuto che ancor oggi ammiriamo. Tra i più famosi artisti del ferro, si ricorda Nicolò Grosso, detto il Caparra vissuto sul finire del 400, che realizzò i ferri per palazzo Strozzi a Firenze. Ed è proprio in toscana che il ferro battuto ebbe una fioritura assai ricca e varia.
Grazie alla sua versatilità artistica, il ferro fa la sua comparsa in ogni epoca, ed è nel 1600 che grazie allo stile Barocco compaiono, gli ornamenti più elaborati, con volute, foglie e ramificazioni imprevedibili e fantastiche. Nel 1700 si raggiunge l’apice dell’arte fabbrìle ed i disegni si arricchiscono di dorature ed i colori fanno la loro comparsa. Il neoclassicismo apparso nella seconda metà del 1700, fa contenere le opere in ferro,in schemi più convenzionali e la comparsa della ghisa alimenta il malcontento dei fabbri che si sentono meno realizzati. Ma già verso la fine del ‘800, tale arte si rivaluta con l’avvento di nuovi stili quali “Art Nouveau” e “Liberty” e l’arte fabbrile. E sarà  proprio  il periodo dell’arte fabbrile con lo stile  “Liberty”  che  offrirà la possibilità a vari  artisti del ferro, qui sull’isola d’Ischia, di eseguire, con le innovazioni tecnologiche a disposizione, lavori di straordinaria bellezza.

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