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I Giovani girano le spalle alla politica: «tanto a Ischia non cambia mai nulla»

DI MARCO GAUDINI
ISCHIA – «Non mi interessa la politica, tanto non cambia mai nulla!» – questo il commento di un giovane isolano, circa il suo rapporto con la politica, quella locale, soprattutto, ma anche quella nazionale. Ma quanto questa posizione, rispecchia la situazione “nostrana”, quanto i giovani sono vicini al mondo delle istituzioni, dei suoi rappresentanti, e quindi alla vita della polis dell’isola d’Ischia? La risposta, sentendo i commenti dei giovani e dei giovanissimi, è una: molto poco, se non zero! Oggi la politica è vista distante anni luce dai giovani isolani, un mondo completamente a parte, che non interessa le giovani generazioni, né come vedremo, cerca di attivarsi o cambiare, per generare un maggiore “appeal”.

I “ragazzi” isolani spesso nemmeno sanno chi li rappresenta o le varie connotazioni politiche. È come se la scelta non li riguardasse o li investisse solo da lontano. Non si sentono parte della discussione, semmai la evitano. Ascoltano discorsi che non capiscono e di cui quasi mai sono l’oggetto vero, al di là della retorica giovanilistica. La “narrazione della politica” è un problema davvero serio e urgente. Investe in primo luogo gli addetti ai lavori, parlamentari, sindaci, consiglieri comunali, i partiti o quel che resta di essi. Non di rado usano una lingua che non comunica. Ma anche chi fa informazione rischia di cadere nello stesso errore. Può trasmettere un messaggio indecifrabile. Un puro suono che non arriva a destinazione. Senza un linguaggio nuovo, diretto, chiaro, aperto; senza un confronto legato alla sostanza dei problemi, alle competenze, ai progetti concreti e realizzabili nell’interesse generale; ebbene, così la discussione e le scelte finiscono per riguardare sempre gli stessi, negli stessi ambienti, tagliando fuori tutti gli altri. Convegnistica. Circoli chiusi che si parlano addosso. La politica deve certamente ascoltare una parte essenziale della società. Ben sapendo, tuttavia, che questa ha già robusta una voce in capitolo. E gli altri? I giovani? I precari? I meno garantiti? Chi parla con loro? Come? Per dire cosa?

L’abbiamo chiesto ad un po’ di giovani isolani, le risposte, alcuni prevedibili, hanno confermato ciò che i dati su questo tema affermano: gli adolescenti e i giovani-più-giovani (così definiamo quelli di età compresa fra 15 e 24 anni), ma anche i giovani-adulti (fra 25 e 34 anni), esprimono un livello di fiducia davvero basso, anzi, minimo nei confronti dei principali attori e della più importante istituzione della “democrazia rappresentativa”. Cioè, i partiti: poco sopra al 4%. La sfiducia si estende anche allo Stato. In misura maggiore rispetto alla popolazione nell’insieme. Un disincanto acuto, che si è accentuato negli ultimi anni. Mario, 25 anni di Forio sentito sul suo rapporto con la politica ha risposto: «non voto, e non mi interessa farlo, tanto alla fine non cambia nulla, ci sono sempre gli stessi da anni. I miei genitori vanno a votare, ma perché conoscono il politico di turno, che qualche settimana prima delle elezioni viene a casa, e fa le solite promesse. E’ sempre così, quindi non mi interessa. Nutrivo qualche speranza sul Movimento 5 Stelle, sembrava che veramente volessero cambiare le cose, ma poi anche loro si sono persi secondo me e anche quella luce si è spenta».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Francesca, ischitana:«non mi sono mai avvicinata alla politica, perché non ci capisco molto, e poi vedo quel mondo troppo adulto per me. Non mi sembra che sull’isola ci sia attenzione per noi giovani, né che i politici cerano di creare le condizioni per un ingresso dei giovani nel vita sociale e politica dei nostri territori».

Insomma, disaffezione, a volte anche disprezzo, ma tutto ciò fino a che punto serve? I giovani sono e saranno la generazione del domani, la nostra classe dirigente; quanto, quindi, questa lontananza dalla vita “pubblica” e politica di una comunità, peserà in questi giovani, e nella nostra società? Appare evidente che la disaffezione non serve, ma occorre l’impegno!

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Toni Buono2
Ma sull’isola ci sono le condizioni per “facilitare” l’impegno politico di un giovane? Lo abbiamo chiesto a chi (più o meno) giovane è oggi artefice della politica isolana. Tony Buono, 35 anni, consigliere comunale di Barano, ci ha raccontato la sua esperienza e come è iniziato il suo impegno in politica: «mi sono avvicinato alla politica a circa trent’anni, seguendo alcuni ideali in passato, che mi ispiravano a voler stare vicino alla cittadinanza in maniera attiva. E quindi in questo modo, mi sono avvicinato all’attuale amministrazione, cercando di promuovere una serie di iniziative sul territorio. Poi è nata la mia candidatura alle ultime elezioni, dove sono rimasto molto soddisfatto del risultato, considerato il breve tempo di “preparazione” della candidatura. Ho raggiunto infatti le stesse preferenze di politici di vecchio stampo. Circa l’approccio con i giovani, con me si “sfonda una porta aperta”:quest’estate abbiamo creato un’associazione di giovani, “Amici di Barano”, proprio per avvicinare i ragazzi alla politica, alle tematiche del territorio. Adesso siamo qui in piazza San Rocco, in una sala e stiamo facendo il presepe, cercando di inaugurarlo per l’otto dicembre. C’è da dire – aggiunge Tony Buono -, che l’ormai diffuso clima di anti-politica, ha allontanato e distratto i giovani da questi temi. Io credo, che i ragazzi, invece, dovrebbero “frequentare” ad esempio le amministrazioni e rendersi conto di ciò che accade».

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Michele Regine, invece, 40 anni, Presidente del Consiglio Comunale di Forio, sollecita cautela, nell’approccio dei giovani alla politica: «io non credo che oggi, almeno dal mio punto di vista, ci siano sull’isola le prospettive per facilitare l’ingresso dei giovani nella politica. – ha dichiarato Regine – Oggi un giovane che si appresta a questo tipo d’esperienza, inevitabilmente si trova difronte delle situazioni talmente strette ed ingolfate, da procedure lunghissime e farraginose, che sono difficilmente superabili, nonostante la buona volontà. Infatti un giovane, che decide di impegnarsi in politica, sarebbe criticato dai suoi stessi coetanei, che non essendo avvezzi al mondo della rappresentanza e alle difficoltà amministrative e burocratiche che si incontrano ad esempio nelle amministrazioni, direbbero che, il giovane politico di turno, è una persona che non si attiva e non risolve i problemi, creando così ulteriore discredito sulla classe politica, anche quella anagraficamente più recente. Dico, – aggiunge Michele Regine – ben venga se giovani decidono di approcciare alla politica, ma che facciano attenzione, e che vi sia molta cautela, in quanto il terreno, quello politico, è molto insidioso».

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L’impegno politico, quello vero, quello che tende sostanzialmente alla partecipazione alla vita sociale di una comunità, si può sostanziare con molteplici forme. Un giovane che sicuramente ha dato prova di ciò è Andrea D’Ambra, – Giornalista accreditato presso le Istituzioni Europee, Interprete e Blogger de “Il Fatto Quotidiano”. D’Ambra è da sempre molto vicino al Movimento Cinque Stelle, ed è proprio in questo “nuovo” modello politico, che vede una possibilità di riscatto dei giovani nella politica: «un po’ di anni fa, con l’attività fatta nel Movimento, siamo stati un esempio, dimostrando che se si vuole ci si può muovere ed attivare. Il problema è che sembra che l’isola, non voglia andare verso questo cambiamento. La soluzione ai problemi, il cambio di rotta, a mio avviso, non può che venire da chi non ha mai avuto le mani in pasta con questo sistema» – ha concluso D’Ambra.

Certamente il Movimento “pesca” molto tra i giovani, anche perché tra tutte le realtà politiche quella dei pentastellati è certamente quella più “social”, ed oggi che, in modo distorto, il luogo del confronto si è spostato dalla vita reale ai social network, chi sa stare in questi posti riesce a trarne maggiori benefici. Ma alla fine sembra però che neanche il Movimento, riesca ad attrarre le giovani generazioni, ancora troppo spesso volutamente distratte. Ed anche il concetto che portano avanti i grillini, con intenti meritori, di partecipazione politica, non garantisce l’impegno nella sua più alta accezione del termine. Non basta infatti prendere persone e giovani e “buttarli” senza formazione nell’agone politico. Sembra quindi, che l’unica strada sia una vera e propria “rivoluzione generazionale”. I giovani, infatti, dovrebbero ri-appropriarsi del loro futuro, per evitare di andare altrove, lontano dalla loro terra, per cercare quel domani, lasciando tutti qui: gli adulti, gli anziani – il Paese. Fermi. A invecchiare. Prigionieri del passato.

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