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CRONACA

IL CASO Ischitano morì a Grosseto, chiuse le indagini

A dicembre 2020 morì a Grosseto a distanza di quasi cinque mesi dall’incidente in cui rimase coinvolto sulla rotatoria di viale Mascagni a Grosseto. Si tratta di Giuseppe Monti, il 66enne ischitano di nascita e di Marina di Grosseto d’adozione. A quasi due anni di distanza dall’indicente sono state chiuse le indagini affidate al sostituto procuratore Giampaolo Melchionna che ha chiesto il processo per Fabrizio Billi, 57 anni, conducente del Fiat Doblò di Sistema srl che il 28 luglio 2020 era in transito lungo via Giordano, nel momento di immettersi su via Mascagni, all’altezza della rotatoria.

A darne notizia l’edizione di Grosseto de ‘Il Tirreno’. L’ipotesi di accusa è che ci sia stato un urto tra il furgone e lo scooter e che l’incidente stradale abbia comportato lesioni tali da causare, cinque mesi dopo, il decesso del conducente del Malaguti Phantom. Come racconta il giornalista Pierluigi Sposato, Giuseppe Monti, soccorso senza conoscenza dal 118, fu prima trasportato all’ospedale Misericordia in ambulanza e poi fatto salire sull’elicottero Pegaso per essere ricoverato in condizioni gravissime al Policlinico delle Scotte di Siena, a causa delle profonde lesioni alla testa e le fratture riportate nella caduta; nel settembre successivo era stato trasferito al centro di riabilitazione di Terranuova Bracciolini, qui successivamente erano insorte delle complicazioni che avevano reso necessario il ricovero in Rianimazione all’ospedale di Montevarchi. Le condizioni del paziente non erano purtroppo mai migliorate e il 24 dicembre di quell’anno era sopraggiunto il decesso di Giuseppe Monti. Una consulenza medico legale, del professor Mario Gabbrielli, e una sulla dinamica, affidata all’ingegner Andrea Guidetti, hanno affiancato i rilievi della polizia municipale, i cui agenti avevano raccolto anche le testimonianze di chi aveva assistito. Secondo l’imputazione, Billi – assistito dall’avvocato Romano Lombardi –non avrebbe rispettato l’obbligo di dare la precedenza e avrebbe urtato Monti, che con il suo Phantom avrebbe già impegnato la rotatoria. Ma il pm nota che anche Monti avrebbe tenuto una condotta negligente e imprudente, perché avrebbe circolato con un mezzo in pessimo stato di uso e manutenzione: gli pneumatici sarebbero stati deformati e usurati, il freno anteriore non avrebbe funzionato a dovere, Monti non avrebbe indossato il casco o comunque lo avrebbe messo senza averlo allacciato. Nell’imputazione non si fa cenno diretto a quello specchietto retrovisore del furgone che avrebbe potuto interferire con la traiettoria di Monti.

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