LE OPINIONI

IL COMMENTO Abbiamo paura perché siamo diventati egoisti

«Venuta la sera» (Mc 4,35). …. “Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.

Perché avete paura? …”

Perché sulla nostra Isola siamo da sempre sulla stessa barca, ma abbiamo sempre fatto finta che non fosse così, e quando eravamo costretti a prendere coscienza della ineluttabile circostanza abbiamo sempre pensato di remare ognuno nella direzione che riteneva quella più comoda, quella più funzionale ai propri interessi, alle proprie egoistiche ambizioni. Non quella più giusta! E comunque sempre ognuno da un lato diverso dall’altro.

Perché avete paura? …”

Abbiamo paura, perché abbiamo sempre provato solo a metterci tutti al comando della stessa barca a volte con violenza, con prevaricazione, egoismo, anche con mezzi poco leciti. E, quando non ci siamo riusciti, ci siamo costruiti le nostre piccole barche. Ma “con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”, come Comunità.

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Perché avete paura? …”

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Noi cattolici perché abbiamo perduto la fede, smarrito la rotta, e ci siamo dispersi in sterili ritualità e contrapposizioni, ed insieme alla comunità in cui viviamo “non ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”. Certo è difficile senza un Capitano che “sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo”, senza un Capitano che ci rassicuri e dia una risposta alle nostre paure, alle nostre preoccupazioni, alle nostre incertezze. E questo perché “La tempesta ha smascherato la nostra (e la sua) vulnerabilità”, una vulnerabilità che questa volta ha messo a rischio tutti, poveri e ricchi, senza distinzione di ceto e di classe, “e lasciato scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità”.”

Perché avete paura? …”

Abbiamo paura perché “siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, ….., non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e della nostra terra gravemente malata. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. “Abbiamo proseguito imperterriti” quando la terra tremava e cadevano case e morivano persone e tanti nostri concittadini restavano senza casa, senza lavoro, senza nulla, quando le montagne crollavano perché lasciate nell’abbandono e nel degrado mietendo vittime, anche giovani vittime, impoverendo il nostro territorio, rendendo la nostra terra meno bella e meno sicura. Quando tanti nostri figli morivano sulle strade o di tanti, troppi eccessi pensando così di vincere il proprio insopportabile disagio. Quando siamo stati sordi al loro grido di dolore, al loro grido di aiuto, quando non li abbiamo ascoltati perché presi e distratti da una vuota quotidianità. Quando abbiamo lasciato i nostri disabili ed i nostri anziani soli senza offrire un’adeguata assistenza. Quando abbiamo chiuso la porta agli immigrati che chiedevano accoglienza e lavoro. Quando non ci siamo presi cura di tanti nostri concittadini ed ospiti lasciati soli nella povertà e nel bisogno, senza un alloggio fino a morire al freddo nella indifferenza più assoluta. Quando a tanta della nostra gente è stato negato il diritto alla salute ed alla vita perché non abbiamo saputo lottare con loro e per loro. Quando non abbiamo provato vergogna per tutto questo.

Si, “incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, – (oggi rilegati a dei numeri da contare come sacrifico sull’altare dei nostri errori) – privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità”, rinunciando al “timone” che loro stessi ci avevano affidato e grazie al quale hanno costruito la loro vita ed il nostro futuro, che abbiamo divorato perché indegni eredi di un patrimonio di valori e di principi.

Che questo tempo di prova” sia “un tempo di scelta”. Il tempo “del nostro giudizio” nella verità, senza avere paura di fare i conti con le nostre storie personali, con i nostri errori, i nostri complici silenzi, la nostra indifferenza, le tante bugie. Sia “il tempo di reimpostare la rotta … verso gli altri”. Siamo sulla stessa barca, chiamati a remare tutti insieme nella giusta direzione, chiamati, tutti insieme, a non lasciare la barca per raggiungere una scialuppa di salvataggio comprata con il vile denaro, il potere, l’egoismo, la sopraffazione al caro prezzo della vita dell’altro. L’unica scialuppa di salvataggio è la sola e stessa barca. L’unica salvezza è nella consapevolezza dell’essere tutti sulla stessa barca.

Ed in mezzo alla nostra tempesta”, siamo chiamati a “risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare”. Siamo chiamati a dare un senso alle migliaia di morti, al sacrifico di migliaia di medici, infermieri, operatori sanitari, volontari, forze dell’ordine, donne e uomini dello Stato che rischiano quotidianamente, ed a mani nude, anche nelle mansioni più umili, la propria vita. Siamo chiamati a dare un senso al loro eroismo facendoci noi stessi operatori di solidarietà e portatori di speranza.

“Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati”.

Per noi cattolici quella croce e quel sacrifico è segno e simbolo di riscatto. Lo sia per tutti! Insieme a questo tempo di dura prova, lo sia per tutti insieme a questo tempo di paura quando “…fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante”.

Ed insieme non lasciamo che si spegnila fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza. … Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).”

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