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LE OPINIONI

IL COMMENTO Diamo alla Benini quel è che della Benini

DI BENEDETTO VALENTINO

Dopo gli interventi degli amici Antonio Lubrano e Franco Borgogna, pubblicati nei giorni scorsi su “Il Golfo”, mi permetto di esprimere un giudizio sulla vicenda della villa romana al porto d’Ischia, che si annuncia come la più straordinaria scoperta archeologica dell’isola, dopo gli scavi di Giorgio Buchner. Premetto che i giovani della cooperativa della Mandra, coordinati da Giulio Lauro e dall’archeologa Alessandra Benini stanno scrivendo una delle più belle pagine di passione e amore per la nostra isola degli ultimi anni.

Lo fanno con soldi e sacrifici propri, senza finanziamenti, animati solo da quella meravigliosa fiamma della passione per la ricerca. Va anche premesso, per far comprendere bene questa vicenda, che tutte le ricerche archeologiche condotte finora hanno regolare permesso del Ministero e della Soprintendenza. Ragion per cui non solo abbiamo la certezza che tutto si svolge nella piena regolarità, ma l’ampio curriculum vitae della Benini è inoltre una garanzia di affidabilità e serietà.

Va inoltre premesso che dal 1950 ad oggi nessuno si era interessato a queste ricerche iniziate ben 70 anni fa sia da don Pietro Monti e sia dallo stesso Buchner, i quali per primi avevano individuato nello specchio d’acqua di Cartaromana i resti di una antica città sommersa. Il tutto era caduto per decenni nel più completo dimenticatoio fino a quando con pochi mezzi e con tanta passione Alessandra Benini e i ragazzi di Giulio Lauro si sono “tuffati” in questa avventura senza chiedere niente a nessuno. Dopo aver disseppellito migliaia di piccoli reperti dalle acque di Ischia Ponte solo per un caso fortuito hanno scoperto i resti, nel porto d’Ischia, di una struttura, che a prima vista, sembra essere  la prova storica della lettera del giovane Marco Aurelio al suo maestro Frontone. Potrebbe trattarsi, come scrive bene Borgogna, di una scoperta sensazionale, ma va chiarito che anche a detta degli stessi ricercatori siamo ancora nella fase iniziale della ricerca. I reperti potrebbero appartenere alla Villa romana che ospitò il futuro imperatore di Roma, così come potrebbe appartenere ad una altra struttura. 

Fatto sta, che i reperti vanno analizzati ed esaminati con la massima cura e ritengo che come è giusto che sia, saranno la Soprintendenza e il Ministero a dettare la linea e gli scenari futuri. Ministero e Soprintendenza che hanno dato licenza alla società Medusa per gli scavi di Aenaria. Capisco quindi e comprendo bene l’entusiasmo dell’amico Franco Borgogna che vorrebbe istituire fin da subito un tavolo internazionale di esperti per approfondire questa eccezionale scoperta, ma mi sembra una soluzione affrettata e anche un po’ ingiusta. Affrettata perché un tavolo di “grandi esperti” in questa fase non porterebbe maggiori benefici di quelli della ricerca condotta della Benini. Ingiusta perche alla nostra archeologa vanno dapprima tributati tutti gli onori e la riconoscenza della nostra comunità.  Unico scopo e unica finalità della nostra studiosa è quello di legare il suo nome alla scoperta, dopo aver fatto un lavoro enorme.

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Prima di esporre ad un tavolo di “massimi esperti” la ricerca andrebbe finanziata la ricerca della Benini e a lei va data priorità assoluta. La ricerca necessita infatti di un ampio spazio temporale per completare lo scavo. A mio modesto avviso a  lei va sicuramente affiancato un gruppo di giovani ricercatori, magari con il supporto delle Università, in modo da catalogare nel miglior modo possibile tutta la gran mole di materiale finora rinvenuto. Giovani ricercatori che possibilmente dovranno retribuiti con una borsa di studio. Sono pienamente d’accordo infine con Borgogna quando afferma che le istituzioni locali sono latitanti, e su questo c’è la prova scientifica certa e indiscutibile.

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Per riassumere , ritengo che fino a quando non avremo certezze scientifiche su quello che nasconde il porto di Ischia è giusto lasciar lavorare in santa pace la Benini e i ragazzi della cooperativa della Mandra. Credo che lo meritano così come meritano tutto il plauso della nostra comunità per il lavoro svolto fino ad ora nell’indifferenza generale.

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antonio

I presunti e insignificanti ritrovamenti archeologici a Cartaromana o nel Porto, una bella mucca da mungere, a Giulio Lauro e l’archeologa Alessandra Benini il merito di averla creata dal nulla, ed è giusto che ne traggano i proventi, altro che “Lo fanno con soldi e sacrifici propri, senza finanziamenti” hanno chiuso l’area della zona a Cartaromana che è diventata una proprietà privata e si fanno pagare per poterla visitare anche dai bambini delle scuole, inoltre hanno ricevuto vari finanziamenti per gli scavi, prima di scrivere informatevi bene non è tutto oro quel che luccica.

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