LE OPINIONI

IL COMMENTO Il piano Mattei nel Mezzogiorno, Ischia è pronta?

DI LUIGI DELLA MONICA

La usuale predisposizione a bofonchiare e borbottare, talvolta imprecare, di noi isolani per auspicare il tutto esaurito delle attività recettive turistiche e dell’indotto dei servizi terziari, ha dimenticato di fare attenzione a tale opportunità storica. L’occhio benevolo, si far per dire, del Nord sfruttatore delle nostre risorse, ma nessuno ipotizzi che si tratti di discorso filoborbonico, perché l’Italia è una e deve essere indivisibile, ha da tempo intuito che la rivoluzione energetica verde deve partire da noi, quelli del Sud. Mi sovviene una diatriba culturale e satirica di Luciano De Crescenzo, quando negli anni ottanta urlava a Bossi che durante la Magna Grecia i longobardi, i sanniti ed i galli cispadani vivevano sugli alberi, per significare che di quel passato glorioso della Venere effigiata sulla coppa di Nestore o della ninfa Partenope morta di dolore per il rifiuto dell’amore di Ulisse, non è più, ma deve ritornare. Quali sono i rimedi in un contesto devastato dalla malavita organizzata in terraferma e da un generalizzato immobilismo come abito mentale, una sorta di idiosincrasia per l’innovazione sull’isola? Abbiamo espulso, sull’onda della propaganda “radical chic” che anche la Chiesa cattolica ha consacrato ideologicamente nella icona di “Greta Tumberg”, l’innovazione come alternativa alla crisi economica.

L’isola che insieme a Ponza paga il carburante più caro d’Europa, che ha avuto come tutta Italia del resto, la stangata del caro assicurazioni sulle piccole utilitarie senza che nessuno possa fiatare, non si mobilita per ripensare un concetto quasi surreale: l’indipendenza energetica e la produzione endogena di fonti pulite. L’unico combustibile deve essere quello fossile, proveniente dalle autobotti trasportate dai traghetti, ma non si pensa al termovalorizzatore perché una becera propaganda oscurantista lo ha propinato come foriero di micro polveri sottili cancerogene, mentre gli ingegneri italiani vanno a Copenaghen a progettare le piste da sci sintetiche su questi manufatti tecnologici. Trentasette crateri attivi che compongono l’isola, non vi è una sola centrale geotermica per la produzione di energia; i pannelli solari sono in diffusione per alcuni solo da poco più di tre o quatto anni, mentre nessuno ha mai pensato alla dinamica del moto ondoso. Ne parlai già un anno fa in un mio articolo, ma come sempre da giornalista amo parlare per non avere lo scrupolo dell’omertà, purtroppo registrando soltanto un interesse delle aziende del Nord per innovare sull’isola, come se gli ischitani per assurdo pensassero di investire in centrali idroelettriche sul lago di Garda.

Una cosa terrificante che noto sulla nostra isola, ma come in tutto il Sud, che le idee geniali ci sono, ma non vengono attuate o nemmeno presentate, perché esiste una rassegnata diffidenza di fondo verso qualsiasi interlocutore privato o pubblico. Spesso gli ideatori di un progetto emigrano in Costa Azzurra, oppure in dall’Argentario in su, perché presentano un core business strutturato e lungimirante, ma il politico di turno, oppure il suo portavoti di supporto gli sbattono la porta in faccia, perché se si viene a sapere in giro che questa novità proviene da un forestiero e non dalle eccellenze indigene sono guai a giustificarsi con gli elettori. Come diceva l’amico e doppio collega Graziano Petrucci (avvocato e giornalista) il politico eletto matura una sorta di autoproclamazione di divinità, che a stento ascolta un fesso che dice però una cosa sensata e ragionata per la crescita apicale del territorio. Non conta cosa dici, ma chi sia tu per dirlo. Con questa filosofia la nostra comunità, Ischia come altre aree del Sud, baciate dalla fortuna del turismo, via, via stanno precipitando nell’abisso profondo della crisi economica del caroprezzi. Gli stranieri non sono avari, ma benchè carichi di soldi vogliono, pretendono qualità di servizi.

I fondi del PNRR per la transizione energetica del Sud e delle Zone Economiche Speciali entro il 2026, pena la restituzione a carico del debito pubblico italiano, devono essere spesi bene e presto per rivoluzionare l’approvvigionamento delle fonti di energia, in un Paese che non è produttore di combustibili fossili. L’energia del Sud, come quella producibile ad Ischia, dovrà essere l’imperativo per l’abbassamento dei prezzi dei prodotti e dei servizi, indispensabile a ricreare ricchezza reale e materiale. Pertanto, l’isola, anziché fregarsi le mani per la mancanza di limiti di mandato nei comuni inferiori ai 5 mila abitanti per le amministrazioni degli Enti locali, deve fare squadra, sistema per sfruttare ogni singola fonte geotermica ed ogni lato sud-est\ovest per orientare i pannelli solari di nuova generazione, che ora sono anche verticali, installabili in linea parallela alle balconate. A Casamicciola, se esiste qualche albergo chiuso o abbandonato per l’alluvione o per la crisi economica, ove non sia possibile riaprirlo per carenze finanziarie della proprietà o del gestore, si può pensare di riconvertirlo in sito energetico geotermico. Se ho detto una bufala, me ne assumo la paternità, ma intendo esprimere tutto il mio disappunto e rincrescimento per un immobilismo che vedo imperare negli ultimi mesi nelle mentalità degli isolani: la novità, il fatto che una cosa non sia mai stata fatta o pensata prima ingenerano angoscia, perplessità, diffidenza ed anche critica distruttiva dell’ideatore.

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Rileggo quest’ultima caratteristica per lo più negli ultrasettantenni, ma i giovani dal canto loro sono schiacciati dal dualismo o forse dovrei dire nel bipolarismo, in cui li ha relegati il mondo virtuale, in netta contrapposizione alla realtà concreta circostante isolana, che si presenta caotica e convulsa in primavera-estate, estremamente piatta e noiosa in autunno-inverno. L’unico rimedio salvifico è sicuramente la cultura, che non deve essere propagata solo dalla scuola, ma dai servizi complementari, come teatri, cinema, centri sociali, associativi e forme di aggregazione collettiva. Vedo sui social proclami di gioia per gli eventi musicali di spessore organizzati sull’isola e ne sono contento. Ma per ritenerli non un semplice appannaggio destinato agli isolani, non bisogna parlare soltanto: è necessario fare sistema. In che modo? Sfido i lettori a rappresentarmi quanti di loro sanno che Pozzuoli, che è un porto più regolare durante il periodo autunno-invernale, dispone di un servizio di parcheggio a lungo termine, che può agevolare il turismo giornaliero, idoneo a godere di tutti gli eventi diurni, organizzati nelle festività natalizie. Una famiglia per bene, i cosiddetti turisti di qualità, composta da quattro persone con auto al seguito, con tariffa non residente spende da Molo Beverello 100 euro solo andata, ma se adotta il meccanismo biglietto traghetto e sosta auto arriva a circa 50 euro: questo calcolo è mai interessato a qualcuno? Se una stessa famiglia volesse andare a Sorrento con la Circunvesuviana ne spenderebbe circa 30 euro andata e ritorno, magari con 20 euro in più dallo scalo di Pozzuoli ci possono fare un pensierino.

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Questo significherebbe fare sistema, per non blaterare che gli eventi di spessore artistico sono comunque destinati alla popolazione residente. Naturalmente questo non si dice perché si fa offesa all’armatore, senza considerare che il pieno passeggeri in inverno giova anche loro, a differenza delle poche teste dei residenti e dei pendolari che popolano le unità navali in autunno-inverno. Questo è un piccolo esempio di fare sistema, che sarà la pietra filosofale basilare, per trasformare il pessimismo e la diffidenza ischitana nella transizione al futuro verde energetico, all’innovazione 2.0 senza emissioni di anidride carbonica.

* AVVOCATO

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