LE OPINIONI

IL COMMENTO La Storia di Elsa Morante, un libro da leggere sotto l’ombrellone

Non so quanti di voi che mi leggete sappiano cosa significhi sottoporsi a emodialisi. Presto detto: vuol dire stare per tre giorni la settimana. Tre, quattro ore, stesi su un lettino, legati alla “macchina depuratrice” che ti purifica. Questa continua liturgia di assistenza viene officiata da quattro magnifiche giovani, Monica, Atria,Dina e Martina, sotto la supervisione del dottore Luigi Ciaccia, coadiuvato dal dottore Michele Cardito.  Ciascuno dei dializzati, compreso il sottoscritto, non finirà mai di ringraziare queste persone per l’impegno e la competenza che mettono nel loro operare. Col tempo siamo diventati quasi di famiglia. Stare tre, quattro ore stesi su quel lettino significa o dormire (e allora si è fortunati!) o pensare. Già pensare! Hic est busillis! Le cose più brutte ti attraversano la mente. Come ovviare a questa situazione dannosa? Io l’ho risolta leggendo. E leggo, per problemi di vista, in audiolibro. E’ bellissimo! In genere questi libri sono letti da attori famosi e in effetti vengono quasi recitati. In circa quattro anni con questo sistema ho letto molta parte della letteratura mondiale. Ho ripercorso i classici come “I promessi sposi”, le tre cantiche dantesche, la grande letteratura russa, quella francese, quella tedesca ed altro. E poi ho sentito le musiche che mi piacciono tanto: da dalla “Nona” di Beethoven alla “Passione secondo San Matteo di Bach, ai “Reqiem” di Mozart e di Verdi e a tanti altri brani. Voi vi chiederete perchè vi stia raccontando queste cose. Perché in questi giorni ho finito di leggere (sempre in audiolibro) “La storia” di Elsa Morante. L’avevo già letto una quarantina di anni fa, ma un conto è leggere un libro a vent’anni ed un altro leggerlo a ottanta. Cambia tutto, le premesse, la prospettiva, il modo di intendere. 

Dico subito che questo romanzo è bellissimo. Mi piace molto di più dell'”Isola di Arturo” della stessa autrice. Non mi accusate di eresia letteraria, ma a me quest’ultimo libro non piace molto. E perché? direte voi. perché non tratta bene le donne di Procida. Ne parla come se fossero delle selvagge, con le calze doppie e nere, i movimenti sfuggenti come quelli delle gatte. Ma quando mai! Le donne di Procida sono state sempre bellissime ed affascinanti. Sono state sempre donne all’avanguardia. Basti pensare che proprio negli anni in cui veniva scritto il romanzo a Procida, prime donne in Italia, si diplomavano al Nostro Nautico ben tre ragazze con quel diploma. Anche come nel romanzo viene descritta la Marina di Sèny’Cò non mi piace: piuttosto primitiva, con personaggi dalle movenze animalesche. Già lo so che adesso mi attirerò le ire dei cosiddetti benpensanti, dei “patiti” della Morante, di quelli che hanno costituito la loro fortuna letteraria e non sulla scrittrice, ma non ci posso fare niente: la penso così! In ogni caso “La storia” mi piace moltissimo. E la mia non è “Captatio benevolentiae” per farmi perdonare quanto detto poco fa. In quest’ultimo libro la Morante con una prosa piana, limpida e scorrevole, descrive una Roma (e non solo) del tempo di guerra; ne dipinge (e proprio il caso di dire) i disagi, le paure, le soverchierie, le truffe, tutto il corredo di una città ridotta alla fame ed alla miseria. Viene descritto con molto tatto e quasi con una sorta di timore reverenziale il dramma degli Ebrei romani. Anche la protagonista, Ida Ramunno, ha sangue ebraico. E questa donna, dal momento che è venuto a saperlo, vive in una sorta di paura costante, teme che chiunque la guardi lo faccia per rinfacciarle il suo segreto. Questo libro è un affresco su un mondo che è stato, che sembra avere ogni tanto qualche rigurgito, che si spera non verrà più. Il libro più bello, molto bello.

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