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LE OPINIONI

IL COMMENTO Le virtù creative

Davanti a una pandemia virale che ci sta smantellando il sistema psico-fisico, a guerre interminabili tipo l’Afghanistan dove si assiste alla strage degli innocenti, a scene di permanente crudeltà che investono donne, bambini, anziani, alle tragedie sui posti di lavoro, sempre più fragili e precari, e a tanto altro, l’unica risorsa che resta per non soccombere è quella di imparare a sperare. Il grande divulgatore tedesco del pensiero filosofico e scientifico Erich Fromm dice che la natura della speranza è paradossale perché non è né una passiva attesa né un’ipotesi irrealistica da forzare accadimenti inverosimili. E la presenta con la suggestiva raffigurazione di una tigre rannicchiata che salta soltanto quando si presenta il momento opportuno. Cosa vuol dire? Essere pronti e vigili al sorgere del nuovo non ancora visibile e parimenti non disperarsi se non viene alla luce. In tal senso la speranza costituisce una parte fondante, strutturale della vita del divenire dello spirito umano insieme alla fede e alla fortezza. La fede non intesa come forma appassita e rozza di una credenza bigotta ma come determinata consapevolezza in ciò che non è stato ancora sperimentato, con un approccio razionale verso la conoscenza di una realtà che deve ancora emergere. Essa, in armonia con la speranza, non si aliena riversandosi sulla sola previsione ma vive e palpita dentro la visione del presente che si evolve. E qui assume il paradosso di essere la certezza dell’incertezza. Infatti, è una solida certezza dentro la visione e la comprensione umana ma diventa incerta davanti al risultato finale della realtà perché poggia sulla nostra tensione all’infinito di trasformarsi in una dimensione sempre più elevata. Una fede razionale che esplica un’attività interiore riflessiva e creativa in antinomia a quella irrazionale, intesa come sottomissione a qualcosa che si ritiene certo senza preoccuparsi se lo sia davvero. Alle due virtù si unisce la fortezza, come la definisce l’immenso pensatore Spinoza, per indicare il coraggio che placa la paura e la trova chi ha fiducia in sé stesso e ama la vita, ha diminuito la tossicità dell’avidità, ha abbandonato gli “idola fori”, si è liberato di desideri e fantasie pericolosamente irrazionali ed è riuscito a costruire un’armonia tra interiorità e esteriorità. Così queste virtù possono essere il traino, il motore per spingere il “modus vivendi” ad uscire dall’acqua stagnante del percorso esistenziale. E di entrare nell’intensità dinamica in cui si lotta per essere più forti o più deboli, più saggi o più stupidi, più coraggiosi o più vili. In altri termini affrontare una sfida in cui ogni secondo è un momento decisivo che conduce o all’evoluzione o all’involuzione. Come per esempio alimentare o spegnere il devastante incendio dell’odio, dell’accumulazione, dell’indolenza, elementi che rischiano di condurre la società a rannicchiarsi nei propri loculi fermi ed inerti con la tragica illusione di attendere la nottata che deve passare come quella espressa dal grande Eduardo De Filippo. Può essere un ottimo viatico assumere tale virtù come propedeutiche alla rinascita della politica, intesa come alta forma e sostanza di organizzare la vita delle polis tendente allo sviluppo del bene comune, che attualmente è sprofondata negli abissi. E qui concordiamo con Platone quando dice che il governo della ragione, il cui luogo si trova nell’anima, prevalga ed armonizza in sé quello delle passioni, che in libera uscita è letale per la convivenza. La ragione, in simbiosi con una giusta temperanza, offre un pregnante significato e una lucente coerenza all’agire politico. E qui emerge un inconfutabile e perentorio messaggio: il buon governo non è sottoposto al divenire delle specifiche e, spesso, turbolente circostanze storiche ma, fondamentalmente, sulla straordinaria rettitudine dell’animo, l’unica fonte in grado di rendere sereno e pacifico lo stare insieme comunitario.

Postilla finale

Ecco un’altra irripetibile opportunità si presenta per il respiro universale che palpita dentro l’essenza della nostra mirabile polis micaelica, capitale della cultura 2022. Farsi messaggera e portatrice del valore che fare politica significa agire ponendo come punti centrali la ragione, la misericordia, la legge, non come i cattivi governanti che si limitano alla gestione degli interessi e che conducono alla feroce ed esiziale guerra tra egoismi esasperati, tanto da spingere verso un Disumanesimo crudele di cui, nella quotidianità contemporanea, se ne vedono già le tracce.

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