LE OPINIONI

IL COMMENTO nAlla ricerca di capitali e imprenditori esogeni (leciti)

Il giornalista RAI e candidato PD al Parlamento europeo, Sandro Ruotolo, nella sua presenza a Ischia per la campagna elettorale, ha lanciato l’allarme “lavatrice” per possibili infiltrazioni sull’isola di capitali illeciti. Certo, ha ragione, il rischio c’è. Pandemia, terremoto, alluvione sono tutti fattori che hanno indebolito la struttura finanziaria e imprenditoriale isolana, esponendola ad acquisizioni (al ribasso) di strutture che sono diventate marginali nel mercato oppure obsolete. Uno studio di Demoskopika piazza la Campania al primo posto per infiltrazioni mafiose nell’industria turistica (con oltre 100 alberghi e ristoranti confiscati negli ultimi anni. Ultimo episodio la Pizzeria napoletana “Dal Presidente”). A Ischia si sono avuti già importanti passaggi di proprietà (in qualche caso positivi, in altri negativi). Se, però, il problema fosse solo di evitare infiltrazioni camorristiche, tutto sommato, con un’adeguata sorveglianza delle Forze dell’Ordine, che stanno già impegnandosi al massimo (servirebbe,però, come dice Ruotolo, un incrocio interforze di dati digitali sugli imprenditori che si propongono ) si potrebbe far fronte efficacemente. Le cose si complicano quando ci rendiamo conto che da un lato temiamo brutti arrivi e da un altro abbiamo maledettamente bisogno di nuovi capitali e di imprenditori con idee moderne sul tipo e qualità di investimenti da fare a Ischia. La dimostrazione che l’impalcatura finanziaria e imprenditoriale locale non regge le sfide moderne che la situazione richiede è che quando si è trattato o si tratta di rilevare importanti strutture isolane, marginali o decotte, non sono arrivate offerte locali degne di nota ( caso Bar Calise, caso Hotel Solemar, caso Punta Molino). Casi in cui sono dovuti intervenire capitali extraisolani, a volte con connotazioni dubbie, altre con connotazioni che lasciano ben sperare (caso Punta Molino).

Altra dimostrazione dell’insufficienza della consistenza imprenditoriale e finanziaria l’abbiamo nel settore dei trasporti marittimi. Molti si lamentano del livello dei servizi marittimi offerti ma, al momento opportuno, non ci sono serie candidature alternative locali agli attuali armatori. Da ultimo, per ben due volte, è andata deserta la gara per l’assegnazione delle “vie del mare”, trasporto marittimo per il collegamento costiero campano. Quante volte, inutilmente, si sono tentate cordate di albergatori e commercianti isolani per l’acquisto di una nave che dovesse rappresentare l’alternativa all’oligopolio dei trasporti marittimi nel golfo? L’alibi del fallimento è sempre stato quello di affermare che un presunto “cartello italiano” dei trasporti marittimi boicottasse di fatto il sorgere di alternative. La verità è che gli imprenditori locali fanno fatica ad agire in gruppo o in società e che i migliori imprenditori, anagraficamente in età avanzata, non hanno più né la forza né la voglia di rischiare. Un po’ di tempo fa Augusto Cosulich, Presidente dei Fratelli Cosulich, armatori genovesi, a un Convegno su Shipping 4.0, ebbe a dichiarare che da un lato si avverte l’assenza dei Fondi di investimento, disattenti verso il settore e, da un altro, che i più grandi armatori stanno spostando la loro attenzione dal mare a terra: portualità, logistica, ferrovia, spedizioni. Ecco perché la piccola isola di Ischia e Procida o Pozzuoli interessano poco, perché il solo trasporto marittimo non basta più, rende poco. Detto questo, abbiamo a Ischia una sola strada da percorrere: la ricerca di nuovi capitali e imprenditori esogeni che credono nelle potenzialità dell’isola, che capiscano che quella che oggi appare una situazione turistico economica in surplace, può ancora essere ribaltata e avere un’improvvisa accelerazione, ma con un modello di sviluppo (con progresso effettivo) diverso.

Quando arrivò Rizzoli a Ischia, arrivò con idee rivoluzionarie, non perché attratto da un terreno già fertile imprenditorialmente. Anche se poi, involontariamente, diede inizio a un turismo di massa (soprattutto con la forza comunicativa della cinematografia) che è successivamente degenerato in turismo di “rapina” del territorio. Come si fa a sollecitare l’avvento di imprenditori extraisolani? Si fa aumentando e migliorando la capacità di interlocuzione nazionale e internazionale dei nostri amministratori locali (magari con l’ausilio di Agenzie per lo sviluppo come Invimit, quella che ha favorito l’incontro della Campania con gli Arabi). A questo proposito ho segnalato una possibilità al Sindaco d’Ischia, Enzo Ferrandino, che mi ha gratificato della sua attenzione. Ho proposto (non so con quale effetto) di prendere contatto col Sindaco di Napoli Manfredi, con Jannotti Pecci dell’Unone Industriali di Napoli ,con la società Invimit che ha organizzato un workshop a Palazzo Partanna a Piazza dei Martiri con una delegazione araba, che ha visitato Napoli e interloquito con Enti e imprenditori campani al fine di valutare importanti occasioni di investimento infrastrutturali e turistici. Ho altresì lanciato il suggerimento, nel caso si fosse riusciti a stabilire un contatto con la delegazione saudita (ma lo si può fare anche dopo che la delegazione è ripartita per Riad, infatti a settembre ottobre ci sarà un nuovo incontro a Riad) di far conoscere la magnifica realtà del Castello Aragonese. Se pensiamo che ci sono seri problemi sul Maschio (confermati dall’ordinanza comunale che intima la messa in sicurezza del maniero) l’ipotesi che il Maschio possa attrarre l’attenzione dei sauditi e del principe Mohammad bin Salman,titolare di un Fondo sovrano di 700 miliardi di euro, mi sembra particolarmente interessante. La proprietà del bene è dell’armatore Nicola D’Abundo (col quale ho avuto il piacere di collaborare, in altri settori, per 35 anni, tra Napoli e Bologna). si sono avviluppati sul Maschio una serie di problemi giudiziari, originatisi nel 2019, per un’inchiesta della Procura della Repubblica Napoli nord per fatti risalenti al 2014.. L’intenzione dell’imprenditore era quella di lasciare intatta la configurazione esterna del Maschio e ricavare all’interno alloggi extralusso che avrebbero dovuto attirare acquirenti di grande qualità. Ma, allo stato, è tutto fermo. C’è in discussione una complicata vicenda di società, trasferimenti societari, bilanci che la Procura ha considerato un labirinto del Minotauro di cui, a parere della Magistratura, il Dedalo che architettava era il commercialista Alessandro Gelormini.E’ intervenuta, ad un certo punto (febbraio) una denuncia di persona a me non nota per innescare l’intervento dell’Ufficio tecnico Comunale, con il sopralluogo congiunto con la proprietà e il successivo ordine di messa in sicurezza del Maschio.

Ma non è solo questione di sicurezza, il Castello Aragonese, nella sua totalità, anche se di privati proprietari, merita tutta l’attenzione dei pubblici poteri e dell’opinione pubblica. Considerate che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo Urbani del 22 gennaio 2004 n.42) prevede all’art.30 “Obblighi conservativi”, comma 3: “I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione”. I lavori imposti al privato devono comunque essere autorizzati dalla Soprintendenza e, in sede di autorizzazione, la Soprintendenza si deve pronunciare su eventuali contributi che il privato intenda chiedere ai sensi degli artt. 35 e 37 del Codice, per potere seguire i lavori di messa in sicurezza. In ultima analisi, mi sono permesso di suggerire al Sindaco d’Ischia che, nel caso malaugurato che il privato non riesca a sbrogliare l’intrigo giudiziario, verifichi non l’esproprio per un’ipotetica e (a mio avviso) complicata gestione diretta, bensì l’ipotesi, d’accordo col Ministero, di affidare la gestione al FAI (Fondo Ambiente Italiano), sulla quale proposta il Sindaco si è riservato un approfondimento. Dunque, ci sono molti indizi per ritenere che l’isola d’Ischia non ce la fa con i soli imprenditori locali. C’è bisogno di impegno e creatività istituzionale per sollecitare e attrarre imprenditori e capitali da fuori dell’isola e anche della massima collaborazione degli Enti Statali o europei per difendere e far risplendere di nuova luce beni che, anche se formalmente mai proposti all’attenzione dell’Unesco, costituiscono comunque Patrimonio dell’Umanità.

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