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LE OPINIONI

IL COMMENTO Quello che resta delle elezioni

Non so cosa sia successo e soprattutto non so come sia potuto succedere. O almeno, non ci arrivo nella sua completezza, ma magari questo è un limite ascrivibile esclusivamente a chi scrive. La marcia di avvicinamento alle elezioni amministrative di Ischia è un qualcosa di sconosciuto nella storia del Comune capofila dell’isola verde, almeno a memoria d’uomo. Non è nemmeno il caso di star qui a interrogarsi se Gino Di Meglio, Luciano Venia, Gennaro Savio o chi per loro riuscirà a mettere insieme una lista di sedici (sempre che non si fermino a qualche unità in meno) “avventurieri” che decideranno di sacrificarsi per la causa. Il fatto è che Enzo Ferrandino in buona sostanza correrà da solo e soprattutto amministrerà in solitaria per il prossimo quinquennio.

Uno scenario apocalittico nel suo essere desolante, se si pensa a quello che succedeva appena cinque anni fa di questi tempi. Enzo Ferrandino veniva designato suo successore (forse più per forza che per reale convinzione) da Giosi Ferrandino, dall’altra parte Gianluca Trani coronava un percorso in minoranza dopo aver staccato il cordone ombelicale dall’amministrazione che lo vedeva brillante protagonista nei panni di presidente del civico consesso. Poi incontri notturni, intrecci, alleanze, due convention all’Hotel Continental con la sala convegni gremita in entrambi i casi come lo stadio San Paolo nel giorno del primo scudetto vinto dal Napoli. E poi comizi, incontri con i cittadini in varie fazioni, frecciate ed accuse reciproche tra i contendenti ed anche alcuni momenti di tragicomico marketing pubblicitario, veramente una nota stonata che immaginiamo gli stessi interessati abbiano rimosso dalla loro memoria: Enzo Ferrandino col completo nero stile divo hollywoodiano e la batteria dell’auto (simbolo di un paese che doveva… ripartire) esibita fieramente da Gianluca Trani il giorno della presentazione delle sue liste al Bar Calise, rimangono un obbrobrio appena lontanamente avvicinato dalle chiacchierate social dinanzi ad un caffè che stanno prendendo piede negli ultimi tempi.

Sono passati cinque anni, ma pare trascorso un secolo. Eppure quello che si è consumato in un intero lustro è davvero tanta roba. E, soprattutto, ruota a un uomo solo, che poi è un uomo solo al comando per voler fare il verso alla frase con cui il telecronista Mario Ferretti esaltava le imprese di Fausto Coppi. Quell’uomo è proprio Enzo Ferrandino che un po’ come un tale di certo più celebre di lui è passato dalla polvere agli altari: da sindaco incapace di riuscire a trovare il bandolo della matassa e dover così ricorrere a una giunta tecnica, passando per la “minaccia” delle dimissioni, fino a diventare dominus assoluto e incontrastato dalle parti di Piazza Antica Reggia. Ha iniziato da sindaco e ha finito da monarca, probabilmente mettendo insieme un disegno in parte strategicamente voluto, in parte favorito anche da una serie di congiunture favorevoli e verosimilmente figlio anche della sottovalutazione che il prossimo gli ha incautamente riservato. Enzo ha tessuto una vera e propria tela ma attenzione, è proprio su questo che vorremmo soffermare l’attenzione del lettore: siamo sicuri che sia valsa la pena spingersi fino a tal punto? Ci spieghiamo meglio: l’ultimo accordo, quello che ha travasato in una maggioranza già stracolma come la metropolitana all’ora di punta Gianluca Trani, Giustina Mattera e Ciro Cenatiempo (per decisione forse calata dall’alto, leggasi in quel di Barano) ha di fatto cancellato ogni traccia di alternativa – peraltro già flebile – in quel di Ischia. Contribuendo anche a rilassare il primo cittadino, che aveva iniziato a manifestare un po’ di ansia e malessere anche quando si era palesata la candidatura di Maria Grazia Di Scala, con tutto il rispetto non proprio un avversario in grado di impensierirlo o di mettere su un’armata Brancaleone. La pace siglata segretamente (ma nemmeno tanto) con Giosi Ferrandino ha consentito ad Enzo di riposare ancor più tranquillo su due guanciali, essendosi assicurato anche il supporto (o quantomeno il “cessate il fuoco”) con l’europarlamentare del Pd, maestro del “dividi et impera” e dunque elemento al quale guardare sempre con una certa attenzione e soprattutto senza mai abbassare la guardia.

Insomma, tra questo e quello Enzo è riuscito a garantirsi una campagna elettorale serena e rilassata senza lo stress di una cruenta competizione, però… Sì, c’è un però, perché se la marcia di avvicinamento alle urne si snoda praticamente in poco più di un mese, la gestione del potere e soprattutto di una maggioranza più numerosa e variegata della rosa del Manchester City ha durata quinquennale. Insomma, il noto commercialista ha dimostrato di essere molto più “scafato” di quanto pensassero i suoi detrattori (e molti dei suoi stessi alleati, se proprio vogliamo dirla tutta) e certamente avrà fatto bene i suoi conti. Ma è ovvio che in amministrazione non mancheranno spallate e colpi bassi non soltanto per conquistare un posto al sole nell’immediato, ma anche per guadagnare spazio e visibilità in vista del 2029, quando Ferrandino dovrà passare la mano al prossimo. E le prime schermaglie, considerato che non sono state ancora presentate le liste, a onor del vero non promettono nulla di buono: tra l’assessore che impone a una candidata di non scendere in campo in una lista alleata, passando alla bagarre per il ruolo da vicesindaco, proseguendo con appoggi garantiti a questo piuttosto che a quell’altro e compagni di avventura che dire che si guardino in cagnesco è come usare un eufemismo. Insomma, amministrare da soli potrebbe rivelarsi un boomerang controproducente piuttosto che una fortuna ma questo probabilmente lo sa anche Enzo Ferrandino. E se il sindaco uscente ha studiato la sua strategia non spalmata su cinque anni ma su un decennio, allora non resta che azzardare una previsione che appare fin troppo scontata (i bookmakers più generosi la quoterebbero a 1.20): non c’è bisogno di lavorare per la costituzione di una minoranza, tanto a stretto giro la stessa uscirà dalla nuova amministrazione che si andrà a comporre. Qualcuno tirerà calci che saranno assorbibili, qualcun altro li sferrerà in maniera violenta e reiterata. Questi ultimi, inutile girarci intorno, saranno messi alla porta alla prima occasione buona. Così lo status quo sarà ripristinato e Enzo proseguirà – almeno nelle sue intenzioni – col vento in poppa. Certo, poi arriverà il momento di trovare l’erede, ma quel momento è ancora molto lontano. E con un Ferrandino che più volte ha dato dimostrazione di essere un vero e proprio mago, quella potrebbe davvero essere la sua ultima “mandrakata” con la fascia tricolore. Adesso vi salutiamo, non senza un pizzico di nostalgia: una campagna elettorale così moscia, o meglio inesistente, fa davvero male al cuore.

gaetanoferrandino@gmail.com

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