LE OPINIONI

IL COMMENTO Sostiene Lagnese: capitale e fede

Ricordate “Sostiene Pereira”, il romanzo di Antonio Tabucchi? Nel quale Pereira è l’eroe che si batte per la libertà del suo popolo? Ebbene, su Il Golfo e su Il Corriere della Sera, Gaetano Ferrandino ha giustamente evidenziato una lettera del Vescovo Lagnese (il Pereira della Chiesa ischitana) rivolta agli imprenditori locali, in difesa dei lavoratori, L’accorato ma fermo appello del Vescovo Pietro occupava due pagine del nostro quotidiano. L’eccezionalità dell’intervento non può essere passata inosservata, anche se fino a questo momento non si registrano reazioni.

Quello di cui non sono sicuro è che i lettori in genere e gli imprenditori in particolare abbiano colto tutte le sfumature di un intervento che segna una svolta nella comunità cristiana isolana. L’incipit della lettera è di chiaro stampo francescano: “Fratello imprenditore”, “Sorella imprenditrice”, che ricorda tanto il film “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli incentrato su Francesco d’Assisi e Chiara, così come ricorda la canzone, con lo stesso titolo, di Claudio Baglioni. Tutto il resto dell’intervento segue le orme dell’altro Francesco, il Papa. Nel rivolgersi agli imprenditori che hanno valutato o stanno valutando di non aprire le proprie strutture ricettive, commerciali o comunque produttive, non commette l’errore ideologico di non farsi carico delle valutazioni di bilancio ed equilibrio gestionale delle aziende: ”Se questa è la tua decisione, la rispetto; comprendo le tue difficoltà e immagino le tue preoccupazioni”. Tuttavia richiama gli imprenditori al senso di responsabilità per non appesantire una situazione di grave disagio economico, di cui la Caritas ben conosce ogni piega. Lagnese sa che è “innanzi tutto la politica che deve fare la sua parte… Per questo è senza dubbio importante che tutti ci diamo da fare per stimolare e pungolare quanti hanno responsabilità politiche” ma, con lucidità, il Vescovo aggiunge “a incominciare dagli amministratori locali, perché si adoperino fattivamente in favore del Bene Comune”.

E’ questo il passaggio fondamentale che segna una discontinuità con l’atteggiamento storico della Chiesa ischitana, verso il potere amministrativo locale. “Non possiamo limitarci a spronare la classe politica, dobbiamo anche chiederci: e noi, per parte nostra, cosa possiamo fare? Non se queste parole abbiano fatto fischiare le orecchie ai Sindaci che, all’esterno dei Palazzi municipali, si sono limitati a raccogliere passivamente le chiavi di commercianti, taxisti ed altre categorie a rischio, o si accodano ai cortei di protesta sotto le finestre della Regione, come se essi non facessero parte della catena di governo. Non so se queste parole abbiano fatto fischiare le orecchie agli amministratori che, in luogo dell’educazione al Bene comune, hanno sempre coltivato e sollecitato la “cura del proprio orticello”, in modo da tenere elettoralmente e clientelarmente separato cittadino da cittadino, gruppo di pressione da gruppo di pressione.

Chiara Lubich

Perché “divide et impera” con soddisfacimento di tornaconti personali, familiari, di casta, contribuisce a perpetuare una classe amministrativa inadeguata e disinteressata al futuro e al destino dei nostri giovani e della nostra splendida isola. Pietro condanna apertamente chi, con egoismo, agisce con l’obiettivo del “si salvi chi può”. Richiama apertamente Papa Francesco che, in un’intervista alla TV spagnola aveva appunto detto: “Si salvi chi può non è la soluzione”. E “in nome del Vangelo il Vescovo Pietro invita gli imprenditori, timorosi e riottosi, a “riconsiderare la decisione e verificare se sia possibile riavviare l’attività”, Ecco la “responsabilità sociale”. Ecco la “giustizia sociale”: Tanto ti è stato dato e tanto hai ricevuto, dice Pietro agli imprenditori. Ora si tratta di restituire quanto hai preso, dagli altri, dalla Terra, da Dio!… Riaprire è un atto di riparazione e un atto di fiducia, di saggezza e, infine, di misericordia. Questo intervento segna un solco indelebile nella storia della Chiesa cattolica dell’isola. Ed è tutta da dimostrare l’adesione dell’intera comunità ecclesiastica isolana a questa linea. Immagino che l’intervento abbia provocato parecchi mal di pancia e mugugni all’interno dell’organizzazione. A questi (per ora taciti) dissidenti interni alla Chiesa locale, da laico non credente, mi permetto di segnalare che si va diffondendo, nel mondo cristiano-cattolico il perseguimento di un’economia alternativa che va sotto il nome di EDC (Economia di Comunione). Tale economia di solidarietà nasce da Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. La riflessione di Lubich fu sollecitata durante un viaggio che Chiara fece, nel 1991, in Brasile. Il forte contrasto tra opulenti palazzi e le favelas poverissime brasiliane, fece riflettere la fondatrice dei Focolari e la spinse ad auspicare e spingere affinché un nuovo tipo di industria, di capitale, producesse sì degli utili per l’azienda stessa e per i necessari reinvestimenti, ma venissero anche distribuiti ai lavoratori. Da allora, in Brasile esistono migliaia di aziende che si ispirano a questi valori.

Ma non basta. L’economia di Comunione, oltre che mirare ad una distribuzione degli utili, è attenta a creare – in azienda – uno spirito nuovo, uno spirito di collaborazione e solidarietà. Ed anche nell’attuale distorto sistema produttivo del mondo occidentale e nella nostra Italia, qui e là si affacciano barlumi di solidarietà. Ultima è quella della “Banca delle ferie”. Soprattutto a seguito della Pandemia, si è creato uno sbilanciamento tra chi ha usufruito di tutte le ferie, perché usurato dall’impegno “in presenza” al lavoro e chi, lavorando in smart working, ha potuto accumulare e accantonare più ferie. Ebbene, in molte aziende, si sta verificando una volontaria “cessione di ferie” a chi ne ha più bisogno. Il mondo cambia e molto ancora deve cambiare. Non a caso, Solferino Editore, in questi giorni, sta pubblicizzando l’uscita del libro “Cambiamo!” di Papa Francesco, in cui il Pontefice rilancia l’importanza dell’utopia intesa non come astrazione ma come forza vitale e di apertura al futuro. L’economia di Comunione è solo una piccola componente di questo auspicabile cambiamento, ma che ha già coinvolto illustri economisti come Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Leonardo Becchetti, fin dal 2011, dando anche luogo alla istituzione dell’AIPEC (Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione). A scanso di equivoci, preciso che tale Economia si muove nell’ambito dell’economia di mercato, ma rispettando al massimo il capitale umano, la dignità delle persone, la qualità della vita di tutti, dall’imprenditore all’ultimo dipendente. Ho voluto citare, tra tutte le iniziative che mirano ad un’economia solidale, a quella di origine cattolica, perché il vescovo d’Ischia ha aperto un varco importante, in un’isola come Ischia, storicamente molto legata alla Chiesa Cattolica. Per cui sarebbe inimmaginabile una svolta economico-sociale, nel nostro contesto locale, senza un radicale cambiamento della visione imprenditoriale e cattolica. Solo quando Fede, Economia, Capitale, Informazione si muoveranno di concerto per dare una svolta solidaristica alla nostra vita di comunità; solo allora ognuno, giovane o adulto, uomo o donna, ricco o povero che siano, saranno messi in condizione di essere uomini liberi, concorrenti, dinamici della comunità di cui facciamo parte. Abbiamo detto all’inizio della canzone di Claudio Baglioni “Fratello Sole, Sorella Luna”. Chiudo con alcune delle parole di questa canzone: “Dolce è capire che non sono più solo. Ma che son parte di un’immensa vita”. Ma lo capiremo? E quando?

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