LE OPINIONI

IL COMMENTO Storie dentro antiche mura

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Mi capita sempre più spesso (forse è colpa dell’età!) la notte di svegliarmi verso le due e di rimanere sveglio per lo meno qualche ora prima di riaddormentarmi. In questo tempo si presentano alla mente tante cose. Mai che fosse una cosa bella! Che so? una visione di qualcosa di bello e da ricordare con gioia, ma sempre cose piuttosto brutte che facevano parte del mio vivere quotidiano. Di recente, senza che io lo volessi, ho preso a pensare alla mia permanenza nel carcere di Procida. Vedevo il mio studio nell’istituto, la sedia, il cuscino sulla base per rendermi più alto e meno duro il legno della base. Ad un tratto entra dalla porta (era l’orario dell’ambulatorio) un detenuto. Si chiamava Azzi Agostino, ma nelcarcere tutti lo chiamavano “Zi’ Austino”. Era un contadino dell’Avellinese, bruttissimo. Era piccolo, gambe fortemente arcuate, sopracciglia foltissime, che coprivano quasi del tutto gli occhi,pieno di peli ovunque, sulle braccia, sulle mani, sul dorso del naso. Sembrava un essere che non aveva ancora superato tutta la scala evolutiva dell’uomo. Stava in carcere (mi sembra all’ergastolo) perché aveva ammazzato la moglie, il figlio e la moglie di questi. Li aveva chiamato nei campi dove lavorava e li aveva ammazzati separatamente. Poi li aveva sotterrati nella campagna. Aveva anche ucciso due maiali ed aveva cosparso con il loro sangue l’aia davanti casa per confondere gli eventuali cani poliziotto. Aveva fatto trascorrere un paio di giorni e poi era andato a denunciare la scomparsa dei suoi familiari ai Carabinieri, dicendo; “Mi hanno lasciato solo!”.

Quella sera venne da me per chiedermi di poter avere due limoni. Perché no? dissi io e gli concessi i limoni. Mentre lui usciva dalla mia stanza, io, che per costituzione non mi faccio mai i fatti miei, lo chiamai: “Zio, Austino, ma poi perché facesti chillu maciello ‘a casa toia?” L’uomo si fermò sulla soglia, mi guardò serio e rispose con tono deciso: “Lo dovevo fare per forza!” E perché? replicai io sorpreso. Lui continuò: “Lo dovevo fare perché non mi portavano rispetto!” Rimasi allibito. Pensate voi se ognuno di noi, quando c’è una minima questione in famiglia, dovesse agire allo stesso modo. Sarebbe un’ecatombe. Rimasi parecchio tempo a pensare: forse era pazzo e per sbaglio si trovava in questo carcere. Forse doveva essere rinchiuso in manicomio e non in un istituto normale. Andai a spulciare nella sua cartella sanitaria; dopo una perizia psichiatrica era stato dichiarati “semiinfermo di mente”. E che significa? Questo soggetto è pazzo o no? Non l’ho mai capito, mi sono sempre battuto contro questa dicitura, ma non ho mai ottenuto nulla. Dopo un po’ entrò un altro detenuto. Questo era tutto il contrario del precedente: molto fine ed educato, ben vestito, barba rasata, mani curate, parlare corretto ed appropriato. Era un medico del beneventano. Era convinto che la fidanzata gli facesse le corna con un giovane di sua conoscenza. Gli tese un tranello, lo ammazzò, lo decapitò e gettò la testa nel Volturno. Lessi la sua storia trattenendo il fiato per la meraviglia. E’ mai possibile che una persona per bene, istruita ed educata possa giungere a tanto? Non è che anche questi fosse pazzo? No! Dalla cartella si evinceva che era sano di mente.Il carcere per me è stato una scuola formidabile. Ti fa prendere visione di fatti che non avresti mai immaginato potessero verificarsi. Io, quando penso alla gente che oggi sciama nel carcere mi domando sempre se qualcuno di loro si rende conto perfettamente della valenza del posto dove si trova. Non credo sia tanto facile. Forse solo a me rimangono questi ricordi. Sono quasi degli incubi. Mai una volta che alla mente si fosse presentata l’immagine Belen Rodriguez! Peccato……

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