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LE OPINIONI

IL COMMENTO Via la rassegnazione da Ischia

DI LUIGI DELLA MONICA

Il nostro decano editorialista Franco Borgogna ha citato domenica scorsa il principio della insularità, come specifica caratteristica geomorfolgica del territorio naturale che consente al suo residente di godere di alcune “amenità”, agevolazioni a cura del legislatore. Questa notizia, invero, circolava anche sulla chat dell’Assoforense Isola d’Ischia, per mano dell’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro. Sin qui gli entusiasmi sembrano concorrere tutti al fine comune del compiacimento e delle congratulazioni per quanti hanno contribuito alle commissioni di studi giuridici preliminari a questo ottimo disegno di legge costituzionale e per coloro che abitanti stanziali sulle piccole isole, nel momento in cui verrà alla luce questa modifica all’architrave costituzionale, potranno avvertire sensibilmente il cambiamento. Nel frattempo vanno analizzati i fenomeni socio-produttivi che, per così dire, asfissiano la qualità della vita degli abitanti delle piccole isole, che nel caso di Ischia sembrano da decenni rassegnati e soggiogati da queste specificità negative.

La nota dolente del carburante a prezzi altissimi e persino descritto come il più alto di Italia non è mai stata affrontata seriamente e drasticamente da amministratori locali, regionali e\o da comitati civici. Per decenni è durata e si manifesta a tutt’oggi questa anomalia, ma nessuna levata di scudi, se non formale ed ipocrita, è mai avvenuta. Il prezzo finale al consumatore per litro di benzina\gasolio, ad esempio, per un Paese importatore per il 90% del suo fabbisogno, dipende dalla distanza geografica del pozzo di prelievo, che determina il valore del barile, dalla raffinazione, dal trasporto e dallo stoccaggio in depositi intermedi e dall’ulteriore distribuzione alla pompa; sulle imposte e sulle accise credo che i lettori siano opportunamente informati. Ebbene, pur volendo ipotizzare un ricalcolo del trasporto marittimo della autocisterna dalla terraferma verso l’isola, che viene raggiunta da appena 16 miglia e\o 10 miglia marine (Napoli Porta di Massa e\o Pozzuoli) la media di circa 20 centesimi maggiorati rispetto alla costa continentale non trova fondamento. Su questo elementare ragionamento non si trova uno straccio di lotta sociale ed ideologica: hanno da sempre dominato rassegnazione e silenzio da parte dell’opinione pubblica; una sorta di convincimento che se è così, così deve essere.

E cosa dire della installazione degli “autovelox”. Sono state registrate morti violente e devastanti per la coscienza collettiva, tali da indurre un ripensamento, in appena un paio d’anni, su tutte le politiche di sicurezza stradale isolane. Quando asserivo in un mio precedente articolo che la velocità su strada è figlia del bullismo, alludevo alle decine di episodi a cui ho assistito alla guida, soprattutto sulla Via Fasolara e sulla “Mezzocammino” da Ischia per Casamicciola, quando procedendo entro i limiti dei 30, 40, 50 km orari, a seconda dei tratti, ricevevo manovre brusche ed azzardate di sorpasso da parte di veicoli sopraggiungenti da dietro. I conducenti, talvolta, mi indirizzavano anche epiteti del tipo: deficiente, “insallanuto”, lumaca…sto adoperando eufemismi. In questi giorni si è discusso del caro tariffe navi, che è stato evitato nelle stanze dei bottoni in Regione, ma gli isolani come hanno protestato legalmente, al tempo in cui gli armatori chiedevano circa 7\8 anni fa ad un ritocco dei prezzi di trasporto? Ve lo ricordo, con il “caccavella day”. Mi astengo da commenti, ma cosa credete che potesse valere un fenomeno dimostrativo, anche se pacifico, per così dire pittoresco e folkloristico. Nessun comitato, a parte l’alacre attività del Prof. Lamonica con l’Autmare, sollecita la coscienza civile ad intervenire incisivamente con istanze, comitati di studio, seminari, conferenze, simposi, tavoli istituzionali. Vi è una rassegnazione di fondo: così accade e così deve andare.

Le offerte “low cost” di soggiorno a 10 euro per persona, non riescono da sole a provocare indignazione e sgomento. Voglio solo ricordare agli operatori turistici che nella vicina Procida e nella più lontana Capri vi è una fascia di prezzo minima, per così dire una “no fly zone”, delle strutture ricettive che rappresenta anche un indicatore di qualità dell’ospite. Ve lo spiego io, ma non sono certo il mago di Napoli, né il cieco di Sorrento. Un forestiero che sa di poter pernottare per 10 euro al giorno, viene sull’isola con il preconcetto che tutto debba avere uno standard di prezzo basso; non trovando riscontro nella realtà commerciale questa fascia economica, egli si adopera con mille stratagemmi per “risparmiare”. In questo modo, lo si ritrova al mattino, oppure nelle ore notturne a piantare abusivamente la sdraio e l’ombrellone sulla spiaggia libera; si astiene dal frequentare i ristoranti e le pizzerie, ma predilige il cibo da asporto che è altamente inquinante per gli involucri di confezionamento.

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Non dimentichiamo che sull’isola il conferimento dei rifiuti secondo il ciclo differenziato è disciplinato rigorosamente da fasce orarie e giorni predeterminati, ma il turista del week-end a 20 euro (10+10) sicuramente si adopera clandestinamente per gettarli alla rinfusa e scappare via sul primo traghetto\aliscafo utile. In ultimo, ma non per ultimo, il rincaro dell’energia elettrica, che certamente riguarda l’intera Italia, ma che sull’isola manifesta il suo carattere più beffardo: 37 crateri attivi che possono produrre energia geotermica perpetua e gratuita; irradiazioni solari per circa 9\10 mesi all’anno catturabili dai pannelli di terza generazione tecnica; moti ondosi persistenti per circa due o tre mesi all’anno potrebbero consentire la autonomina energetica ecologica e gratuita con il posizionamento di turbine a mare (vedasi progetti a Messina). Se Ischia rivendica incisivamente un suo ruolo di insularità, per ricevere una protezione istituzionale e legislativa, allo stesso tempo la sua cittadinanza deve battere i pugni con garbo e nel segno della legalità per dare vita a moti rivoluzionari endogeni. Ischia da sola deve autorigenerarsi a tutti i livelli, ma non attendendo che la sua identità sociale, culturale, produttiva, ecologica sia protetta e tutelata dalla terraferma, dalle fredde stanze del potere romano. I progetti innovativi devono provenire da ischitani e per gli ischitani, che devono per primi indignarsi rispetto alle anomalie della vita isolana e suggerire alle sfere istituzionali costiere i rimedi correttivi. Non che questo non accada, ci mancherebbero le dovute eccezioni, ma quanto al caso della paventata soppressione della sede distaccata del Tribunale di Napoli, da avvocato e uomo che vive nella realtà concreta, odo spesso chiacchere da bar che lo ritengono solo un problema degli avvocati e per gli avvocati. Per questo, credo fermamente che Ischia debba far emettere un unico irrevocabile foglio di via dal sig. Questore redatto per la “rassegnazione”.

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* AVVOCATO

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