LE OPINIONI

Il nuovo governo, i ministri e l’unità nazionale

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La prima cosa che colpisce del Governo Meloni – almeno un cronista politico ed economico di lungo corso come chi scrive – è il lessico. È il Governo n. 78 della Repubblica ed è di “coalizione” come la gran parte dei Governi della prima e della cosiddetta seconda Repubblica. È il primo Governo diretto da una donna. È il primo Governo di “destra” o delle “destre” nella storia della Repubblica ed è cioè costituito da forze politiche che non hanno partecipato alla stesura della Carta Costituzionale nel 1948 ma – per usare un eufemismo – ne “hanno preso atto”. Per dire al mondo, nella “società dell’informazione” dove la notizia viaggia nella Rete, che è un Governo di “destra” – come nella seconda metà circa del secolo XXI si deve intendere la destra – la Presidente Meloni annuncia, con i nomi dei 24 Ministri, il cambiamento della denominazione di alcuni fondamentali Ministeri con o senza “portafoglio”. Il cambiamento più rilevante è quello del Ministero dell’Istruzione al quale si aggiunge il termine “Merito” ed al quale già anni fa, al tempo dell’ondata liberista, è stato cancellato l’aggettivo “pubblico” al femminile. A quello dell’Agricoltura viene aggiunta la “Sovranità alimentare” ed alle “Pari Opportunità” viene aggiunta “Natalità”. Otto Ministeri su 24 cambiano denominazione formale e burocratica.

Giorgia Meloni e Mario Draghi

Questi cambi di denominazione – così apertamente reazionari – vogliono rappresentare il Manifesto Politico delle destre e sono finora la cosa più eclatante della svolta politica in atto in Italia. Una svolta che la Presidente Meloni ha ben tenuto in serbo perché nessuna informazione è trapelata nei circa trenta giorni di formulazione del Governo. I media – carta stampata, Tv e web – sono andati alla rincorsa dei nuovi candidati alla composizione del Governo Meloni ma nessuno si è informato sulle nuove “denominazioni” usate come il cambiamento toponomastico che una Giunta Comunale di un piccolo paese effettua per il cambio di amministrazione. È probabile che la Presidente Meloni abbia voluto consacrare il cambiamento di denominazione degli otto Ministeri per inchiodare i tre partiti della coalizione di destra sulla impostazione programmatica perché i tre partiti – Fratelli d’ItaliaLega e Forza Italia – hanno obiettivi di programma diversi nella loro essenza e nella stessa concezione del Paese, ora detto “Nazione”.
Fratelli d’Italia è “nazionalistico, patriottico” e come tale fedele all’Unità Nazionale, tanto che il neo-eletto Presidente del Senato, Ignazio Maria Benito La Russa, 75 anni, ex-Msi, ha proposto di istituire la Festa Nazionale dell’Unità d’Italia nel 1861 tanto per accettare quel 25 aprile che è la festa fondamentale della Liberazione dal nazifascismo. La Lega invece è “federalista” e tenta di attuare ora l’autonomia differenziata” fra le venti Regioni ma solo ieri con Bossi voleva chiaramente la secessione del Nord dal Sud d’ Italia. Forza Italia è interessata soprattutto alla difesa dell’impresa privata ed alla produzione del “Made in Italy”, per non dire altro. Questi cambiamenti lessicali avranno effetti sulle politiche economiche e finanziarie dello Stato, sull’espansione o riduzione dei diritti civili, sulle riforme strutturali della Pubblica Amministrazione e forse sulla stessa forma istituzionale della Repubblica.

Ignazio La Russa

Colpisce particolarmente un vecchio e convinto meridionalista, lo spezzettamento in due Ministeri per il Sud le cui competenze sono state divise tra un “Ministero del Sud e delle politiche del Mare” ed un “Ministero degli affari europei e Coesione territoriale e Pnrr”.
È una spartizione da Manuale Cencelli o da Gattopardo affinché tutto cambi nel Sud perché tutto resti lo stesso. Lo spezzettamento non favorisce l’efficienza e l’efficacia degli interventi; è una scatola vuota il Ministero del Sud senza i fondi del Pnrr. Si distrugge la “continuità amministrativa” che è elemento costitutivo di una elementare buona conduzione della macchina pubblica. Ancora la commossa memoria – dell’ormai vecchio meridionalista di sinistra laica e socialista – va alla vita ed all’opera di grandi figure come Giulio Pastore, Francesco Compagna, Ugo La Malfa, Antonio Giolitti, e Luigi Einaudi il quale fu negli anni ’50 fra i fondatori della Cassa per il Mezzogiorno pur essendo profondamente ed autenticamente “liberale”. Il Ministero si chiamava “Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle aree depresse del Centro-Nord”.

I ministri del Governo Meloni

Dal 1964 il Ministero del Bilancio si chiamò “del Bilancio e della Programmazione Economica”  e la Programmazione Economica doveva rappresentare l’azione politica fondamentale per la “Questione Meridionale” perché  doveva essere congiunta alla Pianificazione Territoriale con l’obbligo per tutti gli 8mila Comuni italiani di approvare il Piano Regolatore Generale. C’era – nel ventennio che va dal 1960 al 1980 – una straordinaria passione civile per la svolta di centro-sinistra, anche con il massiccio intervento dello Stato nell’economia con il Ministero delle Partecipazioni Statali e quello fondamentale del Lavoro e della Sicurezza Sociale. Sul Lavoro resta storica l’opera di Giacomo Brodolini, Ministro del Lavoro, autore  dello Statuto dei Lavoratori  che dichiarò di essere il “Ministro dei lavoratori”.
Ci sono differenze fondamentali tra un’epoca di grandi speranze e di riforme di struttura e questa epoca di reazione scomposta e contraddittoria di politiche liberiste. Per il Mezzogiorno – preferisco la dizione Ministero per il Mezzogiorno – ripartiamo ancora una volta da zero. Ripenso all’ultima ammirevole azione dell’ultima Ministra, Mara Carfagna, ed al suo prezioso lavoro di organizzazione dei progetti del PNRR. È già accaduto con i Ministri Fabrizio Barca e Carlo Trigilia che avevano tracciato una via maestra anche con gli strumenti di INVITALIA e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale che doveva essere recepitati dagli Enti Locali impreparati con le loro macchine amministrative e le loro classi politiche.

Condivido infine la forte preoccupazione del giornalista Aldo Avallone “per l’ ignoranza e l’ incompetenza della compagine governativa inadatta a risolvere i tanti problemi attuali”. – Sono ancora più preoccupato – ha aggiunto Avallone – per la assoluta inconsistenza di quella che dovrebbe essere la mia parte politica: la sinistra.

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L’appello è quindi alle classi politiche locali del Mezzogiorno e specificamente delle nostre isole, da Ponza a Capri – della sinistra riformista in cui mi sono sempre riconosciuto  – affinché rilancino una mobilitazione civile tale da porre i Comuni al centro del protagonismo politico.

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* DIRETTORE DE “IL CONTINENTE”

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