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“Insieme” per attirare l’elettorato di sinistra antirenziano nella nuova trappola elettorale riformista

Il 1° luglio in piazza Santi Apostoli a Roma, sede storica dell’Ulivo prodiano, si è svolta la manifestazione per il lancio di “Insieme”, una costituenda lista elettorale di “centro-sinistra” a cui hanno deciso di dare vita il Campo progressista dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e i fuoriusciti dal PD renziano di Articolo 1-MDP guidati da Bersani e D’Alema. Fondendosi “non a freddo ma a caldo, gradualmente”, come ha voluto puntualizzare il suo leader di fatto, Pisapia.

Una piazza non grande riempita da alcune migliaia di persone, prevalentemente di aperti sentimenti antirenziani, dominata dall’arancione di centinaia di palloncini (colore simbolo dell’ex sindaco di Milano), e dal rosso stinto con ampie zone di bianco e di verde delle bandiere di Art.1- MDP, più qualche bandiera dei Verdi. Erano presenti a titolo personale la presidente della Camera Laura Boldrini e il senatore Luigi Manconi, ma anche diversi esponenti del PD cosiddetti “pontieri” (perché si assumono il ruolo di fare da ponte tra il PD e “Insieme”), come Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Cesare Damiano, Nicola Zingaretti e Davide Sassoli (in veste di osservatore per conto di Franceschini, che dopo la batosta elettorale alle amministrative sta cercando di smarcarsi da Renzi).

C’erano in piazza anche i lavoratori de “l’Unità”, che mostravano la prima pagina del giornale con scritto “rottamati dal PD” e la prima pagina del nuovo organo personale online, “Democratica”, che Renzi si è fatto al suo posto. Presenti anche delegazioni di Possibile di Pippo Civati e di Sinistra italiana, con Stefano Fassina ma senza il coordinatore Nicola Fratoianni, come a marcare la distanza tra il progetto di “nuovo centro-sinistra” di Bersani e Pisapia e il progetto di “nuova sinistra” di SI, ma anche di Anna Falcone e Tomaso Montanari, che difatti non sono stati invitati e nemmeno hanno voluto partecipare sapendo che non li avrebbero fatti parlare dal palco.

Recuperare i voti degli astensionisti antirenziani

Quanto a Renzi, col quale Pisapia aveva cercato fino all’ultimo di mantenere aperto un dialogo per una possibile alleanza elettorale tra “Insieme” e il PD, nel quadro di una futura riedizione di una coalizione di “centro-sinistra” caldeggiata anche da Prodi, ha fatto invece terra bruciata intorno all’iniziativa dell’ex sindaco di Milano e dei fuoriusciti del suo partito, arrivando a convocare nello stesso giorno della manifestazione di Roma un’adunata generale delle sue truppe cammellate in maglietta gialla a Milano, spacciata per “Forum nazionale dei circoli del PD”. Intervenendo nella quale ha sparato a zero e non ha risparmiato pesanti sarcasmi contro la manifestazione di Santi Apostoli. Non per nulla lo slogan dell’adunata era “Italia 2020”, come a sottolineare che il suo PD guarda al futuro, mentre il progetto di “nuovo centro-sinistra” di “Insieme” guarda al passato.

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Lo scopo dichiarato della nuova lista di Pisapia, Bersani e D’Alema è quello di riportare alle urne gli astensionisti di sinistra che hanno lasciato progressivamente il PD di Renzi, facendo balenare davanti ai loro occhi lo specchietto per le allodole di un progetto politico che riporti indietro le lancette dell’orologio a prima dell’era renziana, rispolverando a questo scopo la stagione dell’Ulivo e dei governi di “centro-sinistra” prodiani: “Per una sinistra di governo che prenda la forma di un centrosinistra plurale”, in viaggio verso una “nuova soggettività politica in radicale discontinuità con questi anni”, come lo ha definito Bersani. “Una casa comune per una nuova sinistra, per un nuovo centrosinistra, per un progressismo moderno e rivoluzionario”, come l’ha chiamata Pisapia.

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E non a caso l’astensionismo di sinistra, mai emerso in modo così clamoroso come in queste ultime amministrative, è stato il tema centrale che ha dominato volente o nolente la manifestazione: a cominciare dal discorso di presentazione del prodiano ed ex membro di Lotta continua Gad Lerner, che ha evocato lo “sciopero del voto” di tanti elettori del PD nel quale “si trovano ragioni molto serie”. Continuando con Bersani, che ha cominciato il suo discorso dichiarando che “vogliamo rivolgerci a tutto quel popolo di centrosinistra che se ne sta a casa sfiduciato”, e che già prima di noi “aveva fatto la stessa scelta come migliaia di militanti usciti silenziosamente dal PD”. E finendo con Pisapia, che nel suo intervento conclusivo ha detto che “la sconfitta elettorale del centrosinistra ci chiede una casa comune e di saper riconoscere le ragioni dello sciopero del voto”.

Ritorno al “centro-sinistra” modello Prodi

E che cosa offrono questi vecchi imbroglioni politici – gli ex sedicenti comunisti Bersani e D’Alema e l’ex “sessantottino” legato ad “Autonomia operaia” e a “Prima linea” che propagandavano la rivoluzione prima di riciclarsi in DP e nel PRC bertinottiano e poi proporsi come leader liberale e riformista “arancione”, Pisapia – agli antirenziani astensionisti in cambio del loro voto? Parlano di “radicale discontinuità” con la politica renziana, ma con questo intendono semplicemente un suo riaggiustamento riformista di vaga impronta socialdemocratica. E senza neanche escludere in maniera chiara e netta una possibile estensione della loro futura coalizione di “centro-sinistra” ad un PD senza Renzi (Bersani e D’Alema), se non addirittura in coabitazione con lo stesso nuovo duce, se cambiasse idea rispetto al suo veto attuale (Pisapia).

Bersani, infatti, ha premuto sì il tasto dell’antirenzismo per ingraziarsi la piazza, suscitando ovazioni ogni volta che attaccava il PD e le “camarille” e i “gigli magici” che lo governano, ma solo per portarla accortamente verso l’idea che creare una “alternativa al renzismo” e rifare il “centro-sinistra” significa né più né meno che tornare a quello degli anni ’90, quando – ha detto – “noi abbiamo vinto ovunque, in Europa come negli Usa, perché noi proponevamo una globalizzazione dal volto umano”. E che bisogna restare rigorosamente “dentro il progetto europeo”.

D’Alema è stato ancora più chiaro, rivelando che per lui si tratta solo di far fuori Renzi e riprendersi il PD così come lui e gli altri rinnegati lo avevano ridotto prima che il nuovo duce finisse di completare l’opera: “Andremo alle elezioni – ha dichiarato ai giornalisti in piazza – ognuno con la sua piattaforma. Se noi avremo un grande successo, come io spero, sarà possibile riaprire un discorso col Partito democratico per spingerlo a tornare ad essere una forza che vuole fare il centrosinistra”.

Le ambiguità di Pisapia verso Renzi e il PD

Quanto a Pisapia – e questo la dice lunga sul personaggio e il suo disegno, che non coincide del tutto con quello di MDP e spera ancora in un accordo col PD, quantomeno con le correnti di Orlando, Cuperlo e ora anche Franceschini, che aprono ad un discorso di coalizione di “centro-sinistra” – lui Renzi e il renzismo non li ha nemmeno mai nominati. Anzi, ha evitato perfino di nominare il PD, tanto da spazientire la piazza che si è accorta della sua ambiguità e in qualche passaggio glielo ha pure fatto rumorosamente notare. Come quando l’ex sindaco ha evocato le “differenze tra noi e la destra, ma purtroppo non solo tra noi e la destra”: “E dilla la parola PD!”, qualcuno ha sbottato dalla piazza. Non a caso i “pontieri” del PD venuti alla manifestazione – Orlando, Cuperlo e Zingaretti in particolare – hanno tutti cercato di sottolineare alla fine che il progetto di “Insieme” non è alternativo ma complementare a quello del PD, e che l’unità tra i due soggetti politici è possibile.

E non a caso Falcone e Montanari, nel motivare le ragioni del loro rifiuto di partecipare senza diritto di parola alla manifestazione concorrente a quella da loro convocata al Brancaccio, in quanto chiamati solo ad “interpretare il ruolo del popolo che legittima, con la sua plaudente presenza, la consacrazione di un leader (Pisapia, ndr) e di un percorso (il ritorno alla politica di “centro-sinistra”, ndr) già decisi, e decisi dall’alto”, così mettono in evidenza le contraddizioni e l’opportunismo del progetto di “Insieme”: “Si ripete che non si vuol fare una sinistra, ma un centro-sinistra. Se si tratta di costruire politiche di compromesso, di fatto in continuità con le scelte degli ultimi vent’anni, non siamo d’accordo. Si ripete che si vuol costruire un centro-sinistra ‘di governo’, ma si dice anche di voler essere ‘alternativi’ al PD. Vorremmo capire come si scioglie questo nodo. E crediamo che lo si debba capire prima, e non dopo, il voto”.

Dunque, come abbiamo già detto per il progetto di Falcone e Montanari, e a maggior ragione di questo, col progetto “Insieme” degli ex sedicenti comunisti Pisapia, Bersani e D’Alema siamo di fronte solo a un nuovo imbroglio politico- elettorale per attirare l’elettorato di sinistra antirenziano in una nuova trappola elettorale riformista. In questo caso una trappola smaccatamente a destra di quella del Brancaccio, perché ripropone la stessa politica di “centro-sinistra” che ha aperto la strada al liberismo economico, al precariato, alla cancellazione dei diritti dei lavoratori e dello Stato sociale, alle privatizzazioni, alle controriforme neofasciste, all’interventismo in politica estera, al berlusconismo e al renzismo. Non bisogna dare alcuna fiducia a chi ha già fatto tutto questo, e comunque a chi non mette in discussione il capitalismo e non lotta per il socialismo.

DA “IL BOLSCEVICO”, ORGANO DEL PMLI, N. 27/2017

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