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«La disinformazione favorisce future epidemie»

«La tendenza che porta sempre più genitori a evitare le vaccinazioni per i loro bambini potrebbe presto portare alla ricomparsa di varie epidemie. Non soltanto la pertosse, ma anche la poliomielite e il morbillo. Al contrario di quanto si pensa, benché arginata, la poliomielite non è stata definitivamente sconfitta. Se il tasso complessivo di vaccinazione scende sotto l’85% aumenteranno paurosamente le probabilità di nuovi contagi. Anche per il morbillo vi sono analoghe preoccupazioni: se il trend non cambia verso, per i prossimi anni diverrà quasi certo l’insorgere di un’epidemia di morbillo. A Napoli si sono già registrati quasi cinquanta casi di morbillo nell’ultimo anno, un numero altissimo che non si vedeva da decenni e che ha messo in allarme i medici. L’ultima esplose tra la fine degli anni ’90 e il 2000, cioè quasi vent’anni fa. Per frenare e anzi invertire questa tendenza deleteria, a livello legislativo occorre una normativa più stringente, che renda obbligatorie alcune vaccinazioni che per ora sono soltanto “consigliate”. È una questione di salute pubblica. Al di là dei diritti individuali, stiamo parlando di una problematica che coinvolge la sicurezza dell’intera collettività: lasciare alle singole persone la decisione di non vaccinarsi, espone la comunità a maggiori rischi. Esistono persone che soffrono di particolari patologie pregresse e che non possono vaccinarsi, ma se il resto della popolazione è già vaccinata, i rischi sono contenuti. Al contrario, se dovesse prevalere la tendenza a lasciare completa discrezionalità, tali rischi si moltiplicherebbero. So che sul web e sui social network spesso vengono messe in correlazione alcuni vaccini con l’insorgere di determinate patologie, ma si tratta di una deriva allarmistica che non ha nessun fondamento scientifico. Ad esempio, l’autismo con il vaccino del morbillo non c’entra nulla. Sono state già da tempo ampiamente sconfessate quelle isolate pubblicazioni che sostenevano tale legame. Eppure, come vedo anche nel quotidiano della mia professione di medico, talvolta ho difficoltà a convincere le persone dell’opportunità  della vaccinazione. Bisogna aumentare la corretta informazione, sia da parte dei medici che da parte della scuola, ponendo un solido argine contro le false propagande».

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