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La famiglia in balia del vento

Affermava il noto filosofo Hegel che “La famiglia è il primo momento dell’eticità, cioè della condivisione oggettiva di valori morali.L’eticità viene intesa dal dotto nel suo momento “immediato” e “naturale” come il superamento dell’individualità sebbene poi  ciò che era “due” diventa oggettivamente “uno”; l’uomo e la donna in un legame indiviso e indivisibile si trasformano in “un’unica persona”.  La famiglia può essere definita come un’organizzazione di membri connessi tra loro da legami biologici affettivi, sociali ed economici. Un concetto che esprime bene i processi evolutivi all’interno del “sistema famiglia” è quello dell’omeostasi, ossia quei movimenti di ristrutturazione che la famiglia mette in atto per adeguare la propria organizzazione ai cambiamenti che incontra nel corso dello sviluppo, e allo stesso tempo, la tendenza a conservare la propria identità. Parlare di famiglia è indubbiamente complesso. Innanzitutto c’è da dire che sarebbe più lecito parlare di “famiglie”, al plurale, perché molteplici sono le tipologie di questi microstati. Lo stesso concetto di famiglia è al centro di accesi dibattiti che  segnalano come gli individui oggi ritengano che a determinare la nascita e lo sviluppo di una famiglia siano il legame e il vincolo affettivo con un’altra persona, e non per forza la celebrazione di un matrimonio.

Uno degli autori che si interessò allo studio della famiglia fu Minuchin secondo il quale la struttura familiare rappresenta un insieme di richieste funzionali che determina il modo in cui i componenti della famiglia interagiscono tra loro. Tra i membri vengono a stabilirsi dei modelli di interazione reciproca, che determinano la relazione e ne regolano i comportamenti, al fine di mantenere la propria identità ed opporsi al cambiamento. Tra i tanti che se ne sono occupati, Minuchin descrive la famiglia come una struttura nella quale sono rintracciabili sottosistemi demarcati da confini generazionali e gerarchici. Tra i vari sottosistemi, quelli specifici della famiglia sono: il sottosistema coppia, che ha la funzione di stabilire un rapporto complementare tra i partner, il sottosistema genitoriale, che ha il compito di guidare ed allevare i figli; il sottosistema dei fratelli, costituito dai figli legati orizzontalmente da rapporti di fratellanza. Ogni sottosistema è delimitato da confini, ossia regole che definiscono chi e come partecipa ad un determinato sottosistema. Secondo l’autore, sulla base dell’analisi dei confini, è possibile distinguere 3 tipologie di famiglia: le famiglie funzionali, con confini chiari e definiti tali da garantire una differenziazione tra funzioni e ruoli, e sufficientemente aperti in modo da consentire la comunicazione; le famiglie invischiate, con confini diffusi, nelle quali c’è un forte coinvolgimento tra i vari componenti della famiglia, c’è indifferenziazione dei sottosistemi e la tensione esperita da un singolo si riflette sui vari sottosistemi; e le famiglie disimpegnate, con confini rigidi, in queste famiglie manca il senso di appartenenza e di interdipendenza, non c’è capacità di dar sostegno o fornire aiuto agli altri, non viene sentita la genitorialità, a volte sono famiglie multiproblematiche. Minuchin ha notato che le pazienti anoressiche appartenevano tutte a famiglie invischiate. Gli studi sulla famiglia hanno fatto ricorso sia ad una metodologia di tipo sperimentale che di tipo clinico, mediante l’utilizzo di test psicometrici.

Tralasciando un attimo l’ambito prettamente psicologico, c’è da dire che le famiglie di un tempo sono difficili da trovare ormai. Perché se in passato come ora collante della famiglia è il sentimento, l’amore, oggi questo non basta, e la “colpa” è del progresso. In passato in ogni famiglia c’erano ruoli stabiliti e ognuno recitava la sua parte al meglio, poco importava se c’erano problemi, incomprensioni, tutto doveva essere risolto, e lo spettacolo proseguire. Oggi invece ognuno esige la propria indipendenza, la propria libertà, donne e uomini hanno pari dignità, entrambi in casa portano i pantaloni, ed entrambi portano il pane in tavola. Ambizioni lavorative, problemi personali, possono diventare ostacolo della relazione e questa può essere a sua volta ostacolo per il proprio successo. Ebbene si dovrebbe comprendere che inevitabilmente affiancarsi ad una persona, amarla, può implicare il dover rinunciare a qualcosa, ma allo stesso tempo bisognerebbe capire che è necessario trovare un giusto equilibrio affinchè la “rinuncia” sia minima e “l’arricchimento” elevatissimo. Arrendersi alla prima difficoltà è da codardi, amare significa anche tollerare, capirsi, e se da soli non ci riusciamo possiamo rivolgerci ad un esperto in materia. Gli psicologi sistemico-relazionali sono i più adatti in quest’ambito.

Le così dette famiglie della mulino bianco non esistono, però possiamo costruire famiglie che siano forti come mulini e che resistano a tutti i venti, ma soprattutto a quello del cambiamento.

 

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“Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

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Tel: 3456260689

 Email: castagna.ilaria@yahoo.com

 

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