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«La fragilità di Ischia? E’ conosciuta, l’isola è zeppa di zone rosse»

ISCHIA. L’ondata di maltempo dell’ultima settimana ha mostrato la fragilità del territorio dell’isola di Ischia. Chiediamo al presidente dell’ordine dei geologi della Campania, Egidio Grasso di spiegarci qual è la conformazione dell’isola e che tipo di terreno calpestiamo.

Presidente che cosa succede? Il maltempo sembra aver messo l’isola in ginocchio…

«Ischia mostra una fragilità che non è sconosciuta. Basta guardare le carte del rischio idrogeologico dell’isola di Ischia ed immediatamente saltano agli occhi tante zone ‘rosse’. Le mappe sono solcate da numerosi valloni e zone critiche. Il rischio idrogeologico sull’isola è noto, e non certo da oggi. Anzi la carta che attualmente è consultabile, andrebbe aggiornata con nuovi dati ed adeguata con nuovi studi».

Ma che cosa c’è sotto i nostri piedi? Qual è la conformazione morfologica dell’isola? 

«L’isola di Ischia è costituita da terreno tufaceo, quindi tufo consolidato. Accanto ad esso c’è una gran parte di terreni sciolti seppur di radice vulcanica e quindi molto sensibili all’erosione. A ciò va aggiunta la morfologia dell’isola. Bisogna considerare, infatti, che Ischia non è pianeggiante, anzi è piuttosto articolata. E tutto ciò detta le premesse perché ci siano dei fenomeni erosivi evidenti. Accanto a ciò, inoltre, dobbiamo considerare la mano dell’uomo. Negli anni l’isola ha subito una forte urbanizzazione e non sempre è stata ascoltata la terra».

Che cosa vuol dire? Che dobbiamo aspettarci qualche fenomeno franoso? 

«Queste domande in parte mi sorprendono. Se dovesse avvenire una frana sull’isola non ci si può meravigliare: le carte e gli studi ce lo dicono chiaramente: Ischia è a rischio idrogeologico. Così come quando è successo il terremoto. Sapevano che sarebbe potuto capitare in quanto Ischia è una zona sismica. Ovviamente l’area è piccola e la densità delle costruzioni è elevata, per questo i danni che vengono causati da questi fenomeni sono maggiori rispetto a quando avvengono in altre aree. Un fenomeno franoso o in generale di dissesto idrogeologico sull’isola di Ischia rispetto ad altre zone potrebbe creare danni più evidenti perché coinvolgerebbe immediatamente le abitazioni e la popolazione».

Che cosa si può e si deve fare per evitare ciò? 

«In primis è necessario adeguare la cartografia con l’aggiornamento delle carte relative al rischio idrogeologico. In questo modo si potrebbero individuare le zone a rischio più elevato per avere delle ‘priorità’. Pensare, infatti, di stabilizzare l’intera isola, come l’intera Italia è difficile. Bisogna cominciare con uno studio di dettaglio».

Chi deve aggiornare le carte? 

«I piani sull’assetto idrogeologico sono a cura delle Autorità di bacino che periodicamente fa questi interventi di aggiornamento. Recentemente le varie autorità di Bacino sono state accorpate in un’unica autorità dell’Italia Meridionale. In questo modo avremo un’unica cartografia relativa all’Italia Meridionale con studi conformi su tutto il territorio».

E dopo l’aggiornamento delle carte? 

«Dopo l’individuazione delle aree a rischio si può procedere con la programmazione di interventi. È necessario, però, coinvolgere anche i cittadini che molto spesso non sanno di abitare in un’area a rischio. Più volte mi è capitato di dire a qualcuno che la sua abitazione sorge su un’area ‘rossa’. Tale affermazione spesso viene fraintesa e considerata come uno ‘sfizio’ del professionista. Le cose invece stanno diversamente. Se c’è realmente una macchia rossa su una carta, è perché c’è un reale rischio. Non ci interessa enfatizzare le nostre previsioni. Ma quando delimitiamo un’area individuandola per il proprio rischio significa che ci sono dei reali problemi. Per questo ci aspetteremmo un minimo di partecipazione e condivisione. la verità è che spesso il nostro lavoro viene visto come un’imposizione. Il nostro lavoro, ed in generale quello del mondo scientifico, negli ultimi tempi è stato spesso trattato come materia di bar. Prima avveniva solo per il calcio, oggi, invece, accade anche per argomenti scientifici. Ma come ha detto Piero Angela: “La velocità della luce non si può decidere a maggioranza dei votanti”. La scienza bisogna accettarla e studiarla non solo criticarla».

Giovanna Ferrara

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