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«La pandemia vi ha privato di tanto: studenti, sentitevi più forti»

Nel giorno in cui iniziano gli esami di maturità, è la riflessione più significativa della dirigente del Liceo Ischia, Assunta Barbieri: «L’ultimo anno di scuola è quello delle gite, delle feste dei diciotto anni, della spensieratezza: il covid ha messo un freno ma non bisogna abbattersi»

DI MARIA ELETTRA IRACE

È stato un altro anno scolastico trascorso in modo surreale, tra attività in presenza, poi a distanza, poi in presenza a metà. Qual è il bilancio di un periodo vissuto in maniera così altalenante?

«Nonostante non sia stato semplice svolgere tutte le attività a distanza c’è stato da parte nostra il massimo impegno per tenere viva la relazione educativa con gli studenti e raggiungere gli obiettivi prefissati. Abbiamo dovuto cambiare le metodologie didattiche e i criteri di valutazione: tutto si è dovuto adattare ad un anno molto particolare e sotto molti aspetti più difficile del precedente. L’anno scorso infatti i problemi sono iniziati da marzo, ad anno scolastico inoltrato; quest’anno invece le aperture e chiusure continue non hanno giovato. Abbiamo dovuto fare buon viso a cattivo gioco e speriamo di essere riusciti a ridurre al minimo i danni! Dal momento che a distanza non si riesce chiaramente a fare quello che abitualmente si fa in presenza, un’idea sarebbe proporre ai ragazzi, soprattutto a quelli del primo anno che hanno affrontato nuove materie, un periodo di approfondimento e recupero delle competenze che vada dalla fine delle attività didattiche ai primi di luglio».

L’esame di maturità si svolgerà da oggi ovviamente con modalità anomale rispetto a quelle abituali. La soluzione adottata a suo avviso è oggettivamente la migliore e nel caso perché?

«In effetti l’esame di Stato si svolgerà nelle stesse modalità dell’anno scorso, che come abbiamo detto è stato un anno scolastico svolto in presenza fino a marzo: a maggior ragione quest’anno si è scelto di adottare la stessa soluzione avendo svolto gran parte delle attività in DAD. Non ci saranno prove scritte ma un unico maxi orale: si partirà da un elaborato assegnato dal consiglio di classe ad ogni candidato che verte sulle discipline d’indirizzo, permettendo un colloquio interdisciplinare. Poi la discussione di un testo d’italiano e del materiale sempre assegnato dalla commissione e l’esposizione delle esperienze svolte nell’ambito del PCTO (alternanza scuola lavoro). Non sta a me dire se sia stata la soluzione migliore ma vista la situazione era impossibile fare un esame canonico. Bisogna anche considerare che durante l’anno gli studenti hanno svolto pochissime prove scritte quindi in questo senso ben venga una prova solo orale».

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Come hanno vissuto i docenti l’esperienza della DAD?

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«All’inizio nessuno si aspettava un anno del genere e speravamo di svolgere gran parte delle attività in presenza. Così non è stato ma questa volta i docenti erano preparati, durante l’anno hanno affinato ancor di più le competenze digitali per svolgere la didattica a distanza, seguito corsi di aggiornamento e si sono specializzati in questo tipo di metodologia impegnandosi al massimo. Chiaramente la didattica vera è quella in presenza, non si può pensare di fare solo didattica a distanza».

La Dad? E’ stato un “freno” ma anche un’opportunità: «Sicuramente aver imparato ad utilizzare le piattaforme digitali è stato importante: ci ha permesso di accorciare le distanze non solo per quanto riguarda la didattica con gli studenti ma anche in altre occasioni

Nessun dubbio che la scuola in presenza sia tutta un’altra cosa, ma cosa si può cogliere di positivo dalla didattica a distanza anche in prospettiva futura?

«Sicuramente aver imparato ad utilizzare le piattaforme digitali è stato importante: ci ha permesso di accorciare le distanze non solo per quanto riguarda la didattica con gli studenti ma anche in altre occasioni. Giorni fa ad esempio abbiamo concluso un bellissimo percorso svolto assieme a un liceo di Torino sul linguaggio dell’odio e l’utilizzo delle parole, gli studenti di Torino e quelli di Ischia si sono potuti confrontare periodicamente sul progetto, tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessimo imparato ad utilizzare questi nuovi strumenti. Attività come quelle di orientamento universitario, convegni e incontri hanno dato agli studenti la possibilità di confrontarsi con personalità di spicco che non avrebbero potuto incontrare altrimenti: di queste esperienze bisogna fare tesoro e pensare di portarle avanti anche in futuro. Per molti insegnanti avere inoltre la possibilità di svolgere i consigli di classe a distanza è stato importante e positivo, parlo di chi ad esempio abitualmente si sposta dalla terraferma. Si potrebbe pensare di svolgere alcune attività a distanza anche nella normalità. Paradossalmente grazie alla pandemia la scuola ha fatto finalmente quel salto verso il digitale che non era ancora riuscita a fare nonostante i tanti soldi spesi dall’Unione Europea in questi anni, questo è stato sicuramente molto positivo e ha permesso un confronto continuo e più costante».

Crede che il prossimo anno scolastico, da settembre, sarà quello del ritorno alla normalità?

«Confidiamo nei vaccini e ci auguriamo che avendo vaccinato buona parte della popolazione italiana e in particolare quella scolastica si possa a settembre tornare in presenza. Restano poi i problemi di fondo che attanagliano il mondo scuola da sempre (soprattutto quella del centro e del sud) come l’edilizia scolastica che è insufficiente e non adeguata alle normative vigenti. Considerando che al momento la capacità è ridotta al 50% se si tornasse al 100% gli spazi risulterebbero insufficienti. C’è poi il problema dei trasporti. La pandemia ha solo accentuato i problemi che già c’erano, si dovrebbe cogliere l’occasione di investire i fondi europei per potenziare l’edilizia scolastica, le attrezzature e dare finalmente una scuola adeguata agli studenti italiani».

Il suo messaggio agli studenti che si accingono a vivere l’esperienza da maturandi…

«L’ultimo anno è quello delle feste dei diciotto anni, delle gite e di tutte quelle esperienze che si ricordano per sempre, anche perché dopo la maturità inizia la vita adulta e difficilmente si vive con quella spensieratezza. Gli studenti sono stati privati di tutto questo e non devono sentirsi più fragili, forse sono anzi più forti poiché hanno affrontato qualcosa che nessuno di noi aveva mai affrontato. Per loro con l’avvento dello smart-working si aprono possibilità future nuove, spesso i giovani lasciano a malincuore l’isola per esigenze lavorative ma forse con le nuove tecnologie molte professioni anche ad alti livelli si potranno svolgere a distanza, permettendo a chi lo vuole di restare. Per questo devono essere fiduciosi, guardare a questo esame di Stato con serenità: la preoccupazione c’è sempre ma si stanno preparando bene e sono certa che saranno all’altezza del proprio compito».

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