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CRONACA

La Processione del Venerdì Santo non deve morire!

La preoccupazione, a partire dal dott. Giacomo Retaggio, è che il perdurare della sospensione, causa covid, possa affievolire quello che per molti rappresenta “l’anima di Procida”

La “Processione del Venerdì santo”, da porsi nelle origini fra la fine del sec. XVI e il sec. XVII, inizialmente nasce come corteo penitenziale, ristretto all’antico borgo medievale di Terra Murata, è oggi costituita principalmente dai “misteri”, che seguono “la tromba ed il tamburo” e precedono le statue a soggetto religioso fisso e infine il Cristo Morto, un’opera lignea scolpita nel 1728 da Carmine Lantriceni.

I “misteri” sono tavole rappresentative delle parole scritte nel Vecchio Testamento e nel Vangelo realizzate con vari materiali: cartapesta, legno, plastica, polistirolo e altri materiali poveri e di riciclo. Tutti sanno quanto questo evento, organizzato dalla Congrega dei Turchini, sia particolarmente sentito da procidani e non e come, causa pandemia da covid-19, che ne ha impedito il normale svolgimento negli ultimi anni, sia forte il timore che il perdurare di questo blocco possa affievolirne il senso partecipativo sia negli adulti sia nelle giovani generazioni.

Da questo punto di vista raccogliamo la riflessione del dott. Giacomo Retaggio, medico e scrittore, profondo conoscitore della “procidanità”, che in un suo recente post sui social, ritornando sull’argomento, scrive: “Ho visto proprio in questi ultimi minuti una fotografia in bianco e nero postata da Matteo Germinario, il priore dei Turchini, relativa all’ultima processione del Venerdì Santo, quella del 2019. Il buon Matteo ha scritto sotto che i confratelli che seguono il Cristo morto hanno i segni della malinconia sul volto come se sapessero che è l’ultima processione. Ho provato una sorta di contrazione dolorosa allo stomaco nel leggere queste parole. Purtroppo è vero: da allora non c’è stata più la processione e chissà se quest’anno si fa. Ne sono profondamente cosciente e l’ho anche scritto una decina di giorni fa perché, per lo meno per ora, non ci sono le condizioni di assoluta sicurezza. Ma, non mi vergogno a dirlo, provo un dolore intenso nell’intimo. Forse, anzi senza forse, chi non è procidano non mi può capire, ma per me essa fa parte della mia vita, del mio essere, del mio tutto. Badate, amici, non esagero se affermo certe cose. Come volete che accolga la notizia della mancanza della processione uno come me che indossa il saio dei Turchini da quando aveva cinque anni? Male, molto male! E come tanti altri procidani, purtroppo per loro. Temo, ma non voglio assolutamente accettarlo, che la sospensione per alcuni anni della processione, possa portare ad una sua scomparsa definitiva. Non sia mai! Eppure è possibile, purtroppo. E poi mi dico: la processione è l’anima di Procida, i Procidani ce l’hanno nel sangue. da sempre. Ditemi, vi prego, che non è vero che può scomparire; ditemi che i ragazzi stanno ancora preparando i Misteri; ditemi che le nonne stanno ancora preparando i vestiti da Angioletto; che c’è ancora la fila dei giovani per portare il Cristo morto. Ditemi ancora queste cose perché la processione….non può e non deve morire!”.

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