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CULTURA & SOCIETA'

La promessa di Assunta Barbieri: «Al Liceo porterò entusiasmo e idee»

Passato, presente e un futuro che significa una nuova esperienza professionale: a tu per tu con la neo dirigente del glorioso istituto ischitano che si racconta in questa lunga intervista a Il Golfo

DI MYREA FERRANDINO

Il nuovo incarico al Liceo Ischia ha rappresentato una sorpresa o se lo aspettava?

«Il nuovo incarico è stata una sorpresa, anche perché avevo chiesto di essere assegnata al Mattei. La stessa richiesta però era stata formulata anche da Calise che aveva maggiore anzianità e dunque eccomi qui. Ma sono davvero felice…»

«Inizialmente non me lo aspettavo assolutamente, per me è stata davvero una sorpresa. La mia richiesta era volta alla presidenza dell’istituto Mattei, la cui sede sarebbe rimasta vacante andando in pensione il preside Siciliano, ed io ero in scadenza di contratto, motivo per cui avevo chiesto il trasferimento . Tuttavia poiché, come sapete, il preside del liceo Calise ha chiesto di trasferirsi al Mattei e lui aveva maggior diritto al trasferimento perché è rimasto a lungo nella stessa sede e ha più anzianità di servizio, sono stata assegnata al Liceo Ischia».

Che cosa le lascia l’esperienza al Mennella dal punto personale ed umano?

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«Tantissimo, perché è stata la mia prima dirigenza e ho trovato una scuola che aveva tanta voglia di fare e infatti siamo stati realmente in grado di costruire in questi anni insieme dei percorsi molto interessanti ed una apprezzata didattica. È una scuola piena di professionisti in tutti e tre i settori, sia nella scuola dell’infanzia che primaria che secondaria, e con uno staff della segreteria ben organizzato, stabile e presente da molto tempo e quindi con una buona conoscenza storica della scuola. È stata una fortuna, soprattutto dato che sono arrivata al Mennella in un momento difficilissimo dal momento che tutti i plessi erano stati resi inagibili dal terremoto del 21 agosto 2017: eppure tutti si sono rimboccati le maniche ed insieme siamo stati in grado di andare avanti molto bene. La scuola infatti non ha perso alunni, anzi, ho assunto l’incarico con un numero di studenti e la lascio adesso con un trend in costante crescita. Siamo dunque riusciti a fronteggiare tutte le emergenze, prima il terremoto e poi il covid. E non credo sia poco…»

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Arriva in una scuola prestigiosa ma con molti problemi irrisolti, in cosa vorrebbe incidere da subito?

«Arrivo al Liceo con entusiasmo, chi mi conosce sa che sono una grande lavoratrice. Ho già delle idee, ma bisogna prima conoscere la nuova realtà. La scuola la fanno sicuramente i docenti, ma i dirigenti possono incidere, lasciare il segno»

«Sicuramente sul problema della sede. Prima di tutto riunire tutti i licei in un solo plesso, com’è giusto che sia, perché trovo veramente assurdo e vergognoso che in una paese l’ultima ruota del carro sia sempre e solo la scuola. Io dico sempre, da 30 anni che ho vissuto l’ambiente scolastico, prima da docente e poi da dirigente, all’uomo comune o a un genitore che per farsi un’idea sulla scuola basta rifletterci quando vi si recano per votare. Guardatevi intorno e rendetevi conto di dove entrate. Certo, ci sono alcune scuole all’avanguardia, ben messe e ristrutturate, ma la maggior parte degli edifici scolastici sono antichi, risalenti addirittura agli anni ’30, che hanno necessità di essere messi in sicurezza, soprattutto in un luogo ad alto rischio sismico come la nostra isola. In un qualsiasi paese bisogna pensare soprattutto al futuro, ed il futuro sono i ragazzi, i giovani che frequentano la scuola. Dunque bisogna investire nella scuola stessa mentre nel nostro paese negli ultimi anni, molto tristemente, sono stati fatti solo tagli in ambito scolastico. Tornando all’unione dei licei nella sede unica del polifunzionale penso e spero che si farà in quanto ci sono sia la volontà da tutte le parti sia le risorse, anche quelle più recentemente stanziate a seguito del covid. Penso sia finalmente arrivato il momento di pensare alle scuole, soprattutto perché questa battaglia si combatte da anni, se n’è occupato anche Calise ed io stessa quando ero presidente del consiglio d’istituto».

Quest’anno il covid ha introdotto la didattica a distanza: lei cosa pensa di questa metodologia di studio sicuramente inusuale?

«Penso che forse questa potrebbe essere un’opportunità e non una debolezza. Dopo tanti anni di investimenti nella scuola italiana attraverso i fondi europei per la digitalizzazione, per attrezzare le scuole con strumenti informatici e sistemi all’avanguardia, siamo stati costretti in un momento di emergenza a fare il salto di qualità e improvvisarci “digitali”. Penso che la scuola italiana lo diventerà digitale, ma non basta, è necessaria la formazione dei docenti. La loro reazione è stata una bella sorpresa. Non hanno neanche aspettato che questa didattica a distanza diventasse con i decreti sempre più reale e stringente, hanno capito subito che era l’unica possibilità di mantenere un legame con gli studenti e pur non essendo esperti, nei loro limiti e facendo grandi sforzi, sono stati all’altezza della situazione. Chiaramente anche la didattica a distanza ha le sue luci ed ombre… in un paese dove la connessione non è sempre eccellente, soprattutto nelle nostre zone dove non arriva a tutti e dove non tutti sono muniti di dispositivi. Noi abbiamo cercato di arrivare a tutti e di garantire connessione e strumenti a tutti, ma è stato impossibileraggiungere proprio ognuno. E la scuola, in particolare quella pubblica, ha il dovere di raggiungere tutti, soprattutto gli studenti più in difficoltà. La didattica a distanza non deve mai lasciare indietro nessuno e dato che il ricorso a questa metodologia è una prospettiva ancora presente, soprattutto nel caso l’epidemia torni ad essere più aggressiva, dobbiamo essere preparati. Il mio giudizio dunque è che la didattica a distanza debba essere vista come un’opportunità e non come uno svantaggio… ma è necessario che ognuno faccia la propria parte perché funzioni».

Restiamo in tema: come ha funzionato la didattica a distanza a Lacco Ameno?

«Amo il mio lavoro, sono un’amante della conoscenza e della cultura, perché il sapere rende libere le persone. Ecco, questo è il messaggio che mi piace trasmettere soprattutto alle nuove generazioni»

«Posso dire che sono stata veramente contenta di com’è andata a Lacco Ameno. Siamo partiti immediatamente, con un’unica piattaforma che abbiamo richiesto subito, dal primo momento in cui ho temuto che la situazione fosse più grave di quanto sembrasse. Questo ci ha dato un vantaggio di circa venti giorni sulle altre scuole, infatti ai primi di marzo avevamo già iniziato anche le video lezioni in tempo reale alle quali tutti gli studenti hanno partecipato, dai bambini di tre anni ai ragazzi della terza media. Alcune scene erano davvero commoventi, penso ai bambini della scuola dell’infanzia che avevano tanta voglia di vedersi e si presentavano in video lezione con il grembiulino e chiedevano alla maestra il permesso di andare in bagno come fossero a scuola, nonostante si trovassero a casa. È stato veramente bellissimo. La didattica a distanza ha consentito di non interrompere la crescita formativa degli studenti ed il legame con la scuola e tra i bambini, che a volte si connettevano prima per chiacchierare, proprio come in classe. La scuola è stata dunque anche un momento molto importante soprattutto nella fase più stretto del lockdown, in cui non potevamo uscire. Ovviamente la presenza dei genitori è stata fondamentale nella didattica a distanza. È stata, ripeto, una strada intrapresa all’improvviso, poiché non eravamo preparati, ma non improvvisata, poiché tutti abbiamo collaborato nel vero spirito del patto educativo di corresponsabilità. Questo ha permesso, almeno a Lacco Ameno, il buon funzionamento di questa didattica. La scuola non si è fermata mai, neanche un momento».

Qual è il messaggio che si sente di rivolgere alla comunità studentesca e di genitori?

«Di stare tranquilli. Arrivo al Liceo con entusiasmo, chi mi conosce sa che sono una grande lavoratrice. Ho già delle idee, ma bisognerà prima conoscere questa nuova comunità che troverò. La scuola la fanno sicuramente i docenti, ma i dirigenti possono incidere, lasciare il segno. Il messaggio che mi sento di rivolgere è di avere fiducia e di essere sereni, vengo per gestire il liceo al meglio».

Il terremoto ha lasciato ferite ancora non sanate per le scuole a Casamicciola e Lacco Ameno, qual è il suo pensiero a riguardo?

«La didattica a distanza? E’ stata un’esperienza positiva, a Lacco Ameno siamo partiti in anticipo rispetto ad altri. Tutti hanno fatto la loro parte pur trovandosi dinanzi ad una nuova metodologia, ma è chiaro che la scuola deve lavorare per diventare “digitale” »

«Come ho detto prima, penso che bisogna assolutamente mettere al primo posto la scuola. La scuola deve essere di tutti, nel cuore di tutti, non solo del dirigente, dei docenti e degli studenti, ma in tutte le amministrazioni, poiché non è frequentata solo dai miei studenti ma anche dai loro figli e nipoti. Mi riferisco a tutti i cittadini, non solo agli ambiti politici ed amministrativi, perché nella scuola c’è il futuro del paese. E poi vorrei aggiungere una cosa…».

Prego.

«Preferisco non parlare di futuro, gli studenti sono già cittadini e quindi vanno rispettati e la scuola deve vedersi riconosciuta la giusta dignità, partendo dall’edilizia scolastica. Rendiamo i plessi luoghi sicuri, perché gli studenti trascorrono al loro interno passano la maggior parte del tempo. E se vogliamo immaginare, come a me piace, una scuola che funzioni sempre, sia di mattina che di pomeriggio, che diventi un centro culturale ed un vero presidio sociale per ogni paese, la stessa deve essere aperta, non solo nelle ore antimeridiana, ed essere sicura e costituire nel contempo un punto di riferimento».

Concludo con questa domanda:mi riassume in un concetto perché ama il suo lavoro?

«Bella domanda! Io non riesco ad immaginarmi a fare altro. Amo il mio lavoro e penso di essere fortunata nel fare un lavoro che mi piace. La formazione è un campo che mi ha sempre appassionata, sono e resto un’amante della conoscenza, mi sono diplomata al classico con il massimo dei voti.Sono stata studentessa tra gli anni ’70 e ’80 e sono stata alunna della professoressa Franca Di Meglio e sono molto contenta oggi di poter occupare il ruolo della presidenza che anche lei ha ricoperto. Mi inorgoglisce molto e volevo ricordare di essere stata sua alunna come di altri grandi insegnanti e spero di incontrarla, mi piace ricordare il liceo di un tempo… Alla fine di quel percorso ero magari destinata a fare degli studi classici, invece a 19 anni ho scelto di stravolgere completamente i miei piani e mi sono iscritta ad Economia e Commercio. Sono passata da una formazione classica ad una tecnica e sono riuscita a laurearmi con il massimo grazie all’ottima preparazione di base che avevo. Poi…».

Poi?

«Il Liceo Classico è un’ottima scuola e mi dispiace che stia perdendo colpi negli ultimi tempi. Come altri indirizzi ovviamente, ti prepara a tutti gli studi. Io sono sempre stata un’amante della conoscenza e credo che la conoscenza e la cultura rendano libere le persone. Questo è un messaggio che mi piace mandare, soprattutto alle nuove generazioni, ed è per questo più di ogni altra cosa che amo il mio lavoro».

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