CRONACAPRIMO PIANO

Lacco Ameno e l’ultimo saluto a Francesco: «Ciao Enk, resterai per sempre con noi»

Ieri mattina si sono svolte nella chiesa di Santa Restituta le esequie di Francesco Taliercio, il diciassettenne morto lo scorso nove maggio a seguito di un incidente stradale

Bandiere a mezz’asta, serrande abbassate, un cielo grigio e nuvoloso quasi a rispecchiare l’animo dei presenti. Un enorme striscione con la scritta a caratteri cubitali “Per sempre con noi, ciao Enk”, si erge prepotentemente sui cancelli esterni della chiesa dove un silenzio surreale la fa da padrone. Pochi metri più in là un drappello di ragazzi con gli occhi lucidi osserva uno striscione dall’emblematica frase “Quando la vita ci rende ciechi, l’amore ci apre gli occhi”, e sotto cui fanno capolino una lunga serie di fotografie. Racchiudono i momenti più belli della vita di Francesco: un ragazzo come tanti che una sera come tante è uscito di casa in sella al suo scooter, senza, però, farvi più ritorno.

Sono stati in tanti, ieri mattina, a radunarsi nella Chiesa di Santa Restituta a Lacco Ameno, per rendere l’ultimo saluto a Francesco Taliercio, il giovane di diciassette anni, deceduto lo scorso 9 maggio dopo essere stato travolto, in località Sant’ Alessandro, mentre era alla guida del suo motorino, da un’auto che proveniva dalla corsia opposta. Una vita spezzata nel fiori dei suoi anni migliori e che ha lasciato incredula e sconvolta tutta la comunità isolana ed in particolar modo quella di Lacco Ameno, territorio dove il giovane risiedeva  con papà Leonardo, mamma Sonia, e il fratello Emanuele e dove, proprio ieri, in occasione delle esequie è stato proclamato lutto cittadino.  L’intera comunità si è stretta intorno al dolore della famiglia del giovane chiamata a dover affrontare una delle prove più difficili:  l’addio al  proprio  figlio, al proprio nipote, al proprio cugino, al proprio fratello. 

Tanti i presenti alla cerimonia. Non solo i parenti più stretti, i  compagni di scuola di Francesco e gli amici più cari, ma anche l’intera popolazione scolastica del Mattei  – istituto che il diciassettenne  frequentava-  e  i rappresentati istituzionali dei vari Comuni dell’isola, in primis il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, il vicesindaco, Luigi di Vaia e il primo cittadino di Lacco Ameno, Giacomo Pascale.  Ad officiare le esequie il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese che ha rimarcato la pericolosità delle strade isolane, troppe volte protagoniste di incidenti mortali. Non in ultimo quello di  Francesco, ma anche  quello Mikaela, la ventiduenne morta appena un anno fa dopo uno schianto in auto in località Castiglione, Marianna iI Meglio, Vincenzo Mazzella e i numerosi altri ragazzi che hanno perso la vita nel corso degli anni sul ciglio della strada a causa di fatalità che non hanno lasciato loro scampo. «Troppi gli incidenti stradali sulla nostra isola- ha detto, infatti, il Vescovo nella sua omelia – troppi  morti.  Chiediamo a coloro che hanno responsabilità della sicurezza delle nostre strade, che si faccia tutto il possibile affinchè non ci siano più altre vite spezzate come quella di Francesco».  

«Evidentemente- ha detto ancora Lagnese – per la famiglia di Francesco c’è una missione. Una missione che inizia oggi. Questa famiglia è stata chiamata a vivere un dolore così grande che solo chi lo ha già vissuto può sapere davvero cosa si celi nel cuore di una mamma e di un papà che vivono la perdita di un figlio. Che mai più accada tutto questo: ci sia più sicurezza sulle strade per tutti».  A prendere poi la parola, anche il sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, apparso molto addolorato e che ha dedicato alla famiglia Taliercio e alla memoria del giovane un lungo e sentito discorso. «Mi sono chiesto – ha detto il primo cittadino con voce rotta dall’emozione-  se di fronte a questa immane tragedia che ha sconvolto l’intera isola avesse senso dare voce ai sentimenti per dire qualcosa oggi dinanzi a questa bara. Come padre di un ragazzo adolescente e amico di Francesco, sento solo di stringermi in silenzio di fronte al dolore di una mamma e di un papà, di una famiglia per la quale nulla sarà più come prima. Come sindaco di questa comunità sento, però, anche il dovere di dare voce ai sentimenti di affetto e vicinanza di tanti di voi che ancora increduli si sono stretti intorno alla famiglia nel ricordo di Francesco. Un ragazzo buono, sorridente, leale, sportivo, amante della musica e strappato ai suoi  cari e alla vita da una morte tragica ed ingiusta. Cosa può fare un genitore se non desiderare che il proprio figlio adolescente torni a casa la sera quando è uscito. Cosa possono volere gli amici più cari se non che un ragazzo torni a giocare, a divertirsi con loro, come è naturale che sia alla sua età. Morire a 17 anni, il tempo dei sogni, dell’apertura alla vita, della ricerca dell’amore, non sembra vero. In un momento tragico come questo è difficile tenere a freno il rancore e l’amarezza per come Francesco sia stato sottratto alla sua tenera età.  Muore, oggi, una parte della nostra vita. Ogni genitore si aspetta che i figli ci siano ancora quando loro non ci saranno più. É una legge di natura ed è crudele sovvertirla».

«La morte di Francesco- ha detto ancora il sindaco- è un monito a porci interrogativi che non possiamo più mettere sotto silenzio.  Ciò che è accaduto a lui e alla sua famiglia potrebbe accadere a chiunque di noi. La sicurezza sulle strade sta diventando un’emergenza sulla nostra isola:la sottovalutazione di un pericolo, un momento di distrazione, di riflessi appannati, un atto di irresponsabilità senza considerare le conseguenze, possono distruggere una vita. Un accorato appello lancio qui, quindi, oggi, agli amici di Francesco, a tutti voi ragazzi, a partire da mio figlio: siate prudenti, responsabili, vigili. Non mettete in pericolo la vostra vita e quella degli altri. Non sfidate mai la sorte. Ve lo chiede un padre, un amico, uno di voi, non il sindaco e nemmeno un superiore». Il feretro di Francesco è stato, poi, accompagnato fuori dalla parrocchia per il suo ultimo viaggio verso il cimitero di Lacco Ameno, ma non prima che in cielo venisse libero un drappello di palloncini bianchi, sulle note di un pezzo di musica tecno che Francesco tanto amava: un pezzo composto da lui stesso e che resterà insieme al suo sorriso e al suo ricordo, impresso per sempre nel cuore dei tanti che lo hanno amato nella sua breve esistenza. « A’ Papà – hanno riecheggiato nella piazzetta le parole di una lettera scritta in napoletano dai suoi amici, mentre la salma di Francesco si allontanava – e nove e maggio di diciott’anni fa mi dicesti che aviv’ nasce’ e mo’ e nove e Magg me itt che m’ aveva lascià. Che me vuo ricer’ e chiu’ e stu nove e maggi? Papà te ric sul chest’: Quando nu cor e’ chin e dulur nun’ ce sta post pe’ l’araggi ma sul pe’ l’amore».

Annuncio
Tags

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close