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“L’amica geniale” saluta Ischia Ponte, a luglio le riprese a Barano

Gianluca Castagna | Ischia – Gli occhi di Elena, dal vaporetto in mezzo al mare, vedono il quadro della maestra Oliviero diventare realtà. L’isola. Per la prima volta è via da casa. Stanca, disorientata, terrorizzata e insieme felice. Non sa nemmeno come scendere dalla passerella, quando il “Capabianca” attracca al piccolo molo del porticciolo. Tra villeggianti in surplus di allegria e giovani scugnizzi che si tuffano in acqua, un avventore la individua: «E’ la prima volta che viene a Ischia?». Elena risponde di sì. «Le porto la valigia, è troppo pesante per lei. Dove va?» «A Barano». «Allora la corriera è quella blu, in piazza». La ragazza sale sul mezzo che parte imboccando il Lungomare Aragonese, una delle tante strade immaginarie del cinema che portano dritto dove lo spettatore si illude di arrivare.

Siamo sul set ischitano de “L’amica geniale”, serial tv prodotto da Rai e Hbo (con Wildside e Fandango), tratto dai best seller di Elena Ferrante. Sullo sfondo del Castello Aragonese, che continua a imprimere la sua sagoma maestosa come in tanti film del passato, il borgo di Ischia Ponte offre una secolare galleria di ritratti, tipi e ambientazioni che ci riportano alle atmosfere degli anni Cinquanta, l’epoca che segna la fine della civiltà contadina e l’ingresso nell’era del turismo di massa.  Ecco quindi asinelli e corriere old style, banchetti di frutta o di pesce fresco, reti da pesca stese al sole e carrozzelle per turisti trainati da cavalli. Forestieri che sbarcano dai piroscafi e lambrette che sfrecciano lungo il pontile. Ischia è il sole, il caldo, gli scogli, il mare, i bagni, le passeggiate serali e le dichiarazioni d’amore degli innamorati. Ci sono molti giovani tra le comparse ischitane, diligentemente prussiani – sin dalle prime luci dell’alba – nel reggere pettinature, fogge e scomodissime calzature d’antan (antiquate ma determinanti come un feticcio), così come le pause estenuanti tra un ciak e l’altro. Sono pescatori e donne di casa, marinai e contadini, piccoli venditori e locandieri alle prime armi. Che ripercorrono, forse troppo pedissequamente, stereotipi, simboli e convenzioni rappresentative di quel che fu e che molti, soprattutto l’audience americana, amano vedere raffigurati sullo schermo.

Si muovono tra scenografie che, come spesso accade, non hanno molto a che vedere con l’illusione realistica della realtà. All’interno di questo ‘mondo’ sarà la densità del linguaggio scelto, in fondo, a parlare di un’amicizia stramba, ferita da una conflittualità continua, eppure indissolubile. Quella tra Elena detta Lenù e Raffaella detta Lila.
Due donne nate e cresciute in una città come Napoli dominata dai sensi e dalla sopraffazione, madre generosa e ovviamente brutale, teatro infinito di passioni umane fin troppo umane. Due bambine, poi ragazze, poi donne, terremotate nei sentimenti, violentate da un ineluttabile senso di appartenenza, ognuna risplendente di solitudine in una città, com’è noto, popolatissima di vivi e di morti.
Ora antagoniste, ora complici. Amiche vere, forse, solo all’ultima curva del destino.
Lenù arriva a Ischia proprio per sfuggire, almeno un po’, al quartiere dove è cresciuta. Alle epifanie di rabbia, umori, pulsioni che la circondano. Al sapore nauseante del furore plebeo. Alla sfrontatezza di Lila, la sua amica geniale. E’ convinta, arrivata nella casa di Nella Incardo a Barano, di aver amputato dal corpo e dalla mente gli odori, i sudori, le insidie e perfino le cadenze verbali delle proprie radici. Impara a nuotare, guarisce dall’acne, si esercita a parlare un po’ di inglese con la famiglia di villeggianti ospite in casa. Arrivano i Sarratore, una famiglia che abitava nel quartiere. Cominciano le innocenti sarabande serali a Ischia Ponte con Marisa e Nino (il ragazzo di cui è invaghita), si addensano all’orizzonte le nubi minacciose di una molestia sessuale ad opera del Sarratore padre. Il rione, malgrado la distanza, è dunque una voragine dalla quale è illusorio uscire.

L’esordiente Margherita Mazzucco, formatasi alla scuola di cinema e teatro “La ribalta”, ha gli occhi febbricitanti color del cielo, i capelli chiari e l’aria un po’ smarrita. Più la fatina ingenua di una favola postmoderna che l’adolescente costretta a guadagnarsi quel che la vita può darle faticando il doppio della sua talentuosa, selvaggia e imprevedibile amica geniale. La linea si affina e l’incarnato diventa bruno dopo giornate di sole e bagni ai Maronti. Questo nel romanzo e nella serie tv. Sul set la trasformazione avviene nel giro di 24 ore, come testimoniano le riprese notturne di mercoledì scorso durate fino alle 4 del mattino. Magie del cinematografo.
Mazzucco è coccolatissima dalla troupe, dal regista Saverio Costanzo e dall’attrice Alba Rohrwacher (compagna di Costanzo) che sta seguendo le riprese fin da febbraio scorso quando la produzione si è messa in moto negli spazi dell’area industriale dismessa ex Saint Gobain, in periferia di Caserta, dove è stato ricostruito il rione Luttazzi di Gianturco, periferia di Napoli, oggi praticamente scomparso.

Riuscirà Costanzo (“Private”, “La solitudine dei numeri primi”, “Hungry hearts”, in tv con “In Treatment”) a convincere il pubblico televisivo internazionale con questa storia che concilia il dolore con la vita? Un’epopea dura e difficile, ulcerata come accade sempre quando c’è di mezzo la micidiale “diversità” napoletana e tuttavia incredibilmente viva? Il regista romano ha la fama di osare, provocare, proporre sempre qualcosa di nuovo, pur all’interno delle sue coordinate preferite (il dolore dell’infanzia, la difficoltà dell’incontro dei sentimenti, l’angoscia della prima adolescenza in cui la spensieratezza viene più volte fagocitata dal divorante senso dell’inadeguatezza sociale e sessuale).
Non sappiamo in che modo gli scenari ischitani rientreranno nel suo ricercato registro visivo, se schiveranno la trappola dell’unanimismo retorico o della naturale predisposizione allo sfondo (fin troppo rassicurante e ammiccante).

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Due cose però possiamo dirle. La prima è che i pasdaran del ‘marchio’ possono (far) cessare il piagnisteo (ri)cominciato con “A casa tutti bene” di Muccino: qui Ischia ci sarà col suo vero nome, senza infingimenti o passando per quella che non è. Le pagine della Ferrante non permettono fatali tradimenti. Anche se con poche immagini, il brand è salvo e farà il giro del mondo: Ischia è Ischia, Barano è Barano, i Maronti …beh, forse quelli no (pare gireranno su una spiaggia di Gaeta).
Seconda. Habemus domum. Quella di Nella Incardo, cugina della Maestra Oliviero, che ospiterà la giovane Lenù. L’hanno trovata al Testaccio, nei pressi di via Giorgio Corafà. A luglio la seconda parte delle riprese.

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L’Alba del cinema italiano
Sguardo basso, occhiali da sole e passo (all’occorrenza) marziale non hanno impedito che, sul set de “L’amica geniale”, ci si accorgesse della presenza costante di Alba Rohrwacher, tra le più brave (e riverite) attrici italiane della sua generazione. Reduce dal Festival di Cannes, dove ha presentato in gara “Lazzaro felice” (diretto da sua sorella Alice) e “Troppa grazia” di Zanasi alla Quinzaine, la Rohrwacher ha seguito, a distanza super-ravvicinata e fin dall’inizio, le riprese dell’attesissima serie tv diretta dal suo compagno Saverio Costanzo.
Una presenza sul set che ha scatenato molte illazioni sul casting: sarà lei la Lenù adulta nelle future stagioni tratte dalla quadrilogia best seller di Elena Ferrante? La smentita («Sono semplicemente andata a trovare Saverio») non ha fugato i dubbi. Del resto, i nomi del cast di questa prima stagione (quasi tutti esordienti) sono meglio custoditi del terzo segreto di Fatima.
Il mistero continua.

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