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Lesioni e minacce, al via il processo sul caso di via Spadara

Il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione ma il gip non ne ha voluto sapere e ha disposto così l’imputazione coatta ed il conseguente rinvio a giudizio di Maria Assunta Pero e Vincenzo Mazzella. La prima è accusata di lesioni personali con le circostanze aggravanti, il secondo invece di minaccia. Quanto basta, insomma, per rendersi conto che siamo davanti ad una vicenda decisamente delicata, che sarà oggetto di un delicato processo che inizierà il prossimo 27 aprile dinanzi al giudice monocratico della sezione distaccata di Ischia, dott. Alberto Capuano. I reati così come esplicati nel decreto di citazione diretta a giudizio lasciano intendere anche come la ricostruzione dei fatti accaduti qualche tempo fa non fu proprio delle più precise, almeno stando a quanto sostiene il teorema accusatorio. La Pero è sul banco degli imputati «perché, colpendo con un’arma da taglio Iaquinangelo Angela, Ignoscia Giuseppina e Sigillo Carolina, cagionava a Iaquinangelo e Ignoscia lesioni giudicate guaribili in cinque giorni ed a Sigillo lesioni personali giudicate guaribili in quattro giorni, colpendo Pero Valerio con la propria autovettura lo faceva cadere a terra cagionandogli lesioni personali giudicate guaribili in sette giorni». Tutto questo, naturalmente, con l’aggravante di aver commesso il fatto utilizzando armi. Vincenzo Mazzella, invece, dovrà essere processato perché avrebbe minacciato Francesco Pero profferendo al suo indirizzo la seguente espressione: “A questo devo ucciderlo solamente”, non proprio il massimo della cordialità, giusto per usare un eufemismo.

I fatti in questione risalgono al luglio del 2015 e nei panni di parti offese figurano per l’appunto Francesco Pero, Valerio Pero, Angela Iaquinangelo, Giuseppina Ignoscia e Caterina Sigillo, tutti residenti in Forio alla via Spadara. Tutto è accaduto per una questione di vicinato, come succede spesso dalle nostre parti, che però nasconde una serie di retroscena sui quali vi relazioneremo abbondantemente nell’edizione di domani del nostro giornale. Una storia dove non c’entrano soltanto confini e colpi di mano, ma anche lo zampino della Chiesa. Un vero e proprio intrigo che avrebbe portato all’epoca dei fatti la signora Assunta Pero – pochi giorni dopo la morte del fratello Mario – a provare a “prendere possesso” di una zona di giardino situata di fronte alla casa dei nipoti, entrando nella loro proprietà armata di coltello ed iniziando dapprima a distruggere una serie di piante prima di colpire e ferire i suoi rivali. Non solo, la donna, dopo essersi allontanata, avrebbe addirittura provato anche ad investire i due figli maschi di Tonino Pero, accorsi sul posto dopo essere stati notiziati di quanto stava accadendo dalle rispettive coniugi che erano in preda al terrore più acuto.

Una ricostruzione di parte, poi, riferisce pure che all’ospedale il marito della donna avrebbe minacciato uno dei figli di Tonino Pero, motivo per il quale al Mazzella sarà poi sottratto un fucile che peraltro deteneva illegalmente dal momento che il porto d’armi sarebbe risultato scaduto. Nonostante questo il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, prima che arrivasse lo stop del gip. E adesso giovedì prossimo, finalmente si inizierà a fare luce su una vicenda che presenta troppi lati oscuri.

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