CULTURA & SOCIETA'

LIBRI Viola Ardone presenta Grande meraviglia

Sulla quarta di copertinadi Grande meraviglia – l’ultimo romanzo di Viola Ardone– c’è scritto che può essere letto come il‘capitolo’conclusivo di una ideale trilogia del Novecento. Osservazione giusta ma che rischiadi far passare in secondo piano alcuni altri aspetti, altrettanto importanti, di questo bel libronel quale – dopo il meritatissimo successo de Il treno dei bambini e la ‘puntata’ siciliana di Olivia Denaro – ricompare l’ambientazione (prevalentemente) napoletana; si presentano nuovi personaggi perfettamente funzionali alla cornice tematica del romanzo (la chiusura dei manicomi, dopo la legge Basaglia); si racconta un momento significativo della Storia italiana (quella con la S maiuscola) attraverso le voci ‘verosimilissime’ dei due protagonisti, lo psichiatra Fausto Meraviglia e la sua giovane paziente (poi adottata) Elba, che porta “il nome di un grande fiume del Nord”. Intorno a questi due ‘attori’ – con uno sfalsamento temporale nei quattro capitoli che, a fasi alterne, va dal 1982 al 2019 – ruota la vicenda: una mamma (“Mutti” in tedesco, lingua segreta e intima nelle sparute conversazioni tra lei e la sua bambina) e la piccola Elba rinchiuse in un manicomio; il giovane medico basagliano Meraviglia che porterà via la piccola dal “mezzomondo” (“la casa dei matti” dove “ci stanno i cristiani che somigliano ai gatti”, “gatti da legare” nel manicomio del Fascione, dove vivono e operano i dottori Colavolpe e Lampadina, l’infermiera Gillette, gli internati Nana la cana, Nonna Sposina, la Nuova e Mastro Lindo) e dall’orfanotrofio delle “suore culone”. Doppio è pure il registro narrativo.C’è la voce e la scrittura di Elba che annota tutto nel suo Diario dei malanni di mentee che diventa la ricostruzione cronologica dei suoi anni da internata, nella originalissima forma di narrazione della sua lingua dei pazzi, fatta di rime, di nomignoli, di ‘parlato’ onirico e realisticamente crudo allo stesso tempo.In parallelo, Fausto Meraviglia aggiunge altre informazioni necessarie al processo di ricostruzionedi ciò che resta delle loro vite: Elba che si trasferisce a casa sua; la complicata convivenza con i due figli, Vera e Mattia, e con la moglie; la scelta, quasi imposta, di farle studiare psicologia all’università e la decisione di non laurearsi, abbandonando tutto e tutti per andare a vivere in Germania. Con un finale inatteso – che qui non sveleremo – nel quale le due storie si ricongiungono, di nuovo in una zona franca di scrittura che è quella della forma epistolare. Toccherà infatti a Elba, in una lettera, raccontare la fine del romanzo. E toccherà a Vera, figlia di Fausto Meraviglia, prestare la voce per la lettura al padre ormai solo,anziano e malato: “Ho la vita che voglio, non quella che volevi tu. Quando mi sento sola, poggio l’orecchio sull’orologio di Mattia e ascolto il battito di un cuore, come un treno in lontananza. A volte mi capita di sentire anche l’odore e penso di tornare, ma non lo faccio. Deluderti è stato il prezzo della mia libertà.Andarmene è stato il modo per essere tua figlia fino in fondo”.

ENZO SALERNO

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