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L’incubo del turismo “cafonal”, iniziano due settimane di apnea

DI ANTONELLO DE ROSA

ISCHIA –Agosto è finalmente giunto e, come ogni anno, rappresenta una croce e delizia per gli isolani. L’arrivo sull’isola di un turismo più popolare e meno raffinato sembra riunire, come accade davvero in pochi casi, un po’ tutti gli isolani in un unico sentimento di sconforto, quasi come se l’isola, per 4 settimane, e con l’acme assoluto di Ferragosto, fosse presa d’assalto da barbari e conquistatori, da quei famigerati “Mao Mao” considerati alla stregua di sanguinari colonizzatori che arrivano su un’isola da saccheggiare e depredare, riempiono delle proprie cose il territorio e offuscano quella tranquillità ed eleganza che dovrebbe caratterizzare l’isola d’Ischia per tutto l’anno.

Ma è proprio così? Dai numerosi post pubblicati su Facebook, l’arrivo del mese più caldo dell’anno fa riemergere i sentimenti più sinceri nei confronti di un certo tipo di ospite, ma c’è chi non manca di sottolineare quanto importante sarebbe fare un po’ di autocritica. “È A varc’ ch’ chiamm’e marinai” sentenzia qualcuno sulla propria bacheca Facebook, sottolineando come forse sia proprio una certa rappresentanza dell’isola d’Ischia che richiama un certo tipo di turismo che è francamente difficile individuare nelle nostre isole sorelle come Procida o Capri, luoghi in cui la tranquillità e la pace sono davvero di casa tutto l’anno e dove urla, abiti poco eleganti e scene da bassi napoletani sono una rarità.

Ogni anno, di questi tempi, è come se il turismo della “mazzamma” costringesse l’isolano a fare i conti con la propria coscienza, forse sporca, e a ricordare che se certi ospiti, per molti sgraditi, arrivano sull’isola è perché qui ci sono le condizioni adatta a ospitarli.

C’è l’affittuario senza scrupoli che pur di monetizzare durante il mese di agosto non si cura di quante e quali persone ospita nei propri locali. C’è un traffico da far paura, che poco ha da invidiare alle metropoli nelle ore di punta, che invita chi proprio non può fare a meno di utilizzare la macchina come propaggine del proprio corpo ad aumentare ancora di più la sensazione di trovarsi in una grande città e non in una incantevole isola del Mediterraneo. C’è poi un grado di scostumatezza diffuso e di scarso rispetto per il proprio territorio che a volte rende davvero difficile capire se la persona appartenente alla tribù dei “Mao Mao” arrivi della terraferma o sia un autoctono. Si tratta quindi di un’invasione, o di un calorosissimo invito a invadere un territorio dalle caratteristiche non dissimili da quelle che si intende criticare?

L’accusa rivolta ai turisti della convenienza è semplice: arrivano sull’isola, affollano esigui stanzini per risparmiare sul fitto, dormono magari a turni pur di godere delle vacanze sulla rinomata isola d’Ischia e non fanno girare l’economia. Dai loro attrezzatissimi furgoni – che a volte, nei casi più eroici si limitano ad essere anche vecchie utilitarie del secolo scorso, come 126, 500 e topolino, piene zeppe, in spregio a ogni più elementare legge della fisica, di ogni ben di Dio, – scaricano quintali di viveri ed ettolitri di bevande, come se l’isola non fosse rifornita, ogni mattina, dai distributori della terraferma.

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al vestiario, un campionario di stile quanto mai discutibile, sempre che le persone che girano per le strade dell’isola, prospicienti alle spiagge, abbiano la decenza di indossarli.

Su internet c’è chi si difende con la satira e l’ironia condividendo post divertenti. C’è chi saluta e annuncia sulla propria bacheca che “le trasmissioni riprenderanno sabato primo settembre alle ore 12”, come fa Miro Nair, noto per i suoi fotomontaggi sempre calzanti e che sottolinea la necessità di un periodo di stand-by nei giorni in cui l’isola sembra diventare la capitale mondiale della scostumatezza, aspettando come in un count-down l’arrivo del primo Settembre, giorno della “Liberazione”. C’è anche chi si è accorto che i messaggi di autocommiserazione per le due settimane di battaglia che attendono soprattutto i lavoratori che operano nel settore del turismo sono diminuiti nettamente, surclassati addirittura dalle critiche alle barche delle festa di Sant’Anna che ha funzionato da distrattore rispetto al solito e consueto “dagli al maomao”.

Al netto di tutto ciò, c’è da chiedersi: cosa vuole fare da grande quest’isola? Continuare a essere un punto di riferimento per un turismo di bassa qualità o finalmente proiettarsi verso una ospitalità riservata solo a ospiti eleganti e raffinati?

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