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L’isola flagellata, il geologo: Serve maggiore prevenzione

ISCHIA. Non si ferma l’ondata di maltempo che nelle ultime ore ha flagellato l’Italia provocando danni e vittime in diverse parti d’Italia. Ischia è rimasta parzialmente isolata, allagamenti ovunque – il piazzale Aragonese sembrava Venezia- scuole chiuse, alcune strade interdette. Che cosa sta succedendo? Come mai la natura si comporta in maniera così impetuosa? Ne abbiamo parlato con un geologo ischitano, Aniello Di Iorio. Ha studiato geologia in Germania presso l’Università Johannes Gutenberg a Mainz laureandosi con una tesi sui vulcani presenti nella zona chiamata Eifel. Dalla metà dell’anno 2000, dopo una vita a girare il mondo, è tornato a Ischia dove, dopo il riconoscimento della laurea tedesca, esercita la professione. Oltre all’attività professionale, grazie alla quale individua i luoghi di trivellazione per lo sfruttamento delle acque termali e della geotermia, si occupa sempre più delle escursioni geologiche per turisti, le “Geo Escursioni”. Si tratta di passeggiate ideate per stranieri e scolaresche che frequentano l’Isola d’Ischia e sono a piedi, in auto, minibus e taxi e in barca. Da 18 anni Di Iorio continua ad accompagnare gli escursionisti e a spiegare loro sul  posto i fenomeni geologici di straordinaria bellezza che sono presenti sull’Isola d’Ischia.

Che cosa che sta succedendo? Come mai queste condizioni meteorologiche così avverse e devastanti? 

«Tutta colpa dei cambiamenti climatici in atto e, purtroppo per tutti noi, andrà sempre peggio».

 

Come possiamo difenderci? 

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«Ci si può difendere in un solo modo: tenendo alta l’attenzione e con tanta prevenzione».

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In che modo? 

«Bisogna porre in essere costantemente degli interventi di messa in sicurezza. In pratica bisogna eliminare il pericolo. Sull’isola, ad esempio, in prossimità dei Maronti sono state messe delle reti a protezione di una parete che potrebbe crollare. Evidentemente sono state posizionate male, perché già sono in parte divelte. Ci sono zone, poi, dove si registra la totale assenza di reti e protezioni da frane. In questo modo basta una pioggia e l’acqua si porta dietro tutti i detriti accumulati e si va incontro ad un serio rischio frane».

 

Come si può porre rimedio a ciò? 

«Con la prevenzione. Tutti i sindaci dei sei Comuni dell’isola dovrebbero analizzare il proprio territorio. Ascoltarlo. Osservarlo attentamente e predisporre degli interventi. È necessario eliminare ogni forma di pericolo. Laddove poi ci si trova dinanzi a proprietà private, con delle ordinanze si può ‘obbligare’ il privato ad intervenire».

 

Come mai l’isola è così fragile? 

«Isola già di per sé è fragile. Negli anni, poi, sono state fatte troppe costruzioni senza tener conto delle esigenze del territorio. La verità è che l’urbanizzazione ha reso fragile l’isola. Non si può far diventare città quello che è un paese, ignorando lo spazio necessario che serve ad esempio al mare. Se in passato l’acqua piovana aveva a disposizione il terreno per essere assorbita, oggi si ritrova su delle strade che spesso non hanno dei sottoservizi adeguati e per questo l’acqua piovana rischia di diventare un fiume così come successo lunedì quando ci siamo ritrovati con tante strade impercorribili perché allagate».

Giovanna Ferrara

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