CULTURA & SOCIETA'

L’Istituto Agrario fa il boom mentre Ischia sta a guardare

La rabbia dell’agronomo Silvia d’Ambra, «dobbiamo accontentarci di laureati pentiti che fanno agricoltura, invece di investire in un comparto che ha futuro».

Boom di iscritti all’agrario, ma a Ischia, isola contadina, è sparito l’indirizzo! Negli ultimi 5 anni, le scuole superiori di agraria hanno fatto registrare un aumento del 36% di studenti iscritti. A evidenziarlo sono i dati del ministero dell’Istruzione. Nell’anno scolastico in corso gli iscritti hanno raggiunto quota 45.566, record del quinquennio preso in considerazione. La tendenza sembrerebbe essere dovuta all’esigenza delle nuove generazioni di studiare qualcosa che unisca la pratica alla teoria, che insegni come si fanno le cose e come si possa costruire una carriera professionale a contatto con la natura grazie a un’esperienza che affianca lo studio sui libri al lavoro nelle stalle, nei caseifici, nei campi, nei laboratori.

A portare di nuovo alla luce la questione è l’agronomo Silvia d’Ambra che, insieme alla sua famiglia, soci Slow Food e conoscitori appassionati del binomio cibo – cultura, si è battuta per avere quest’indirizzo sull’isola. «Boom di iscritti all’agrario… E a Ischia? Ufficialmente estinto. Sarà facile attaccare istituto di riferimento – scrive in un post affidato al social network – (che sicuro ha anche le sue responsabilità), ma non solo. Come mai da nessuna delle scuole medie in 5 anni non sono arrivati 18/20 ragazzi per formare delle classi? Si fa tanto parlare e fare convegni, ma la comunità isolana non crede nella istruzione dell’agricoltura! L’agricoltura si studia è all’avanguardia e invece? Dobbiamo tutti sentirci un po’ colpevoli e vergognarci per aver abbandonato 8 ragazzi e loro famiglie (si diplomeranno quest’anno) e quasi resi invisibili! Ci sono famiglie che credono in questo futuro e hanno mandato i figli a studiare ad Avellino e non solo. Prima di parlare e fare convegni di agricoltura forse dobbiamo fare un minuto di silenzio per questa situazione. La responsabilità è anche di chi già lavora in questo comparto e si chiude a riccio nel suo vittimismo sociale e lamentoso di abbandono!». Sono otto i ragazzi che, iscrittisi 5 anni fa a neonato indirizzo proposto dall’Istituto Vincenzo Telese, sono andati avanti contro tutto e tutti e con tutte le buone intenzioni per portare a termine il percorso di studi scelto tra mille dubbi e perplessità propri dell’età.

La battuta d’arresto nel 2016: cinque i nuovi iscritti, troppo pochi per l’ufficio scolastico provinciale. Fu di quest’ultimo, infatti, la decisione, lo stesso Ufficio che aveva dato l’ok, era il 2014, per l’istituzione di questo nuovo indirizzo che sembrava essere la chiave di volta per un più roseo futuro dell’isola. La doccia fredda è arrivata alla fine di un anno scolastico che, per i ragazzi iscritti al nuovo indirizzo, sembrava essere stato davvero buono. Tante esperienze, laboratori e soprattutto utili nozioni da mettere subito in pratica. I ragazzi sono andati avanti, motivati, con i loro docenti e il dirigente, tutti impegnati nello sforzo di offrire una nuova prospettiva. Il comune di Serrara Fontana mise addirittura a disposizione un edificio scolastico ristrutturato e si fece parte attiva nel reperire un terreno dove i ragazzi potessero esercitarsi. Ma ogni sforzo si è reso vano: nell’offerta formativa di quest’anno l’indirizzo non c’è più. «Dobbiamo accontentarci di laureati pentiti che fanno agricoltura, invece di investire in un comparto che ha futuro. Questa battaglia – ha concluso Silvia d’Ambra – l’abbiamo persa, ma non la guerra… Io e la mia famiglia, ma anche altri ci crediamo ancora. A volte è difficile sognare, ma non molliamo».

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