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LE OPINIONI

LO DICO A IL GOLFO Il Manuale di sopravvivenza? Frutto di un’isola svenduta

In una lettera indirizzata al nostro giornale la delusione di un turista che frequenta ininterrottamente Ischia dal 1953, quando aveva 4 anni. E che oggi assiste impotente al declino di quella che fu un’isola magica. Facendo amare riflessioni…

Egregio Direttore,

ho letto con grande interesse, sul Suo giornale di domenica, 1° agosto, l’articolo a firma di Gaetano Ferrandino intitolato “Manuale di sopravvivenza”. In effetti, è tangibile la brutta immagine che l’isola si da per colpa dell’assalto che le danno soggetti provenienti dalla terra ferma e che già negli anni ’70 mio padre non esitava a definire “i Gennarino Esposito”. E’ un tema, questo, che il Suo giornale affronta ciclicamente ogni anno ma, evidentemente, senza successo.

Chi Le scrive ha messo piede a Ischia la prima volta nel 1953 alla tenera età di 4 anni al seguito dei nonni che frequentavano le terme di Casamicciola. Da allora sono venuto a Ischia tutti gli anni con la famiglia per i canonici due mesi ed ora, che da felice pensionato posso godere del possesso di una casa tutta mia, i due mesi della mia gioventù sono diventati almeno quattro/cinque.

Inutile rinvangare il passato e perdersi nei ricordi di ciò che era Ischia negli anni ’50, ’60 e via di seguito. La società è cambiata e non è migliorata. Certamente, la bassa qualità di chi la frequenta è stata favorita dalla “golosità” degli ischitani che per pochi euro in più si sono turati entrambe le narici e hanno anche chiuso gli occhi ma cosa è stato fatto per, se non impedire, almeno arginare il fenomeno? Eppure bastava dettare regole chiare e stringenti che, sulla falsa riga di quelle previste dalla normale buona educazione, dovessero essere seguite dai visitatori dell’isola. Regole che dovevano partire dall’abbigliamento da tenere per strada, evitando di girare a torso nudo (specie se non in possesso di un fisico scultoreo, oggi veramente difficile da trovare) fino al modo di comportarsi in strada, evitando di urlare quando basta parlare, e sulla spiaggia, evitando di prendere a pallonate il prossimo.

Ciò detto, ora arriva il difficile. Perché a scrivere tali regole non ci vuole nulla ma il vero problema è farle rispettare. Chi se lo scorda più il vigile della mia gioventù che buca il pallone. Oggi è impensabile che ciò possa avvenire per una sola ragione: non ci sono i vigili. Sono spariti, non si vedono e, se si vedono, non intervengono per vari motivi: 1°) perché le famose regole non ci sono; 2°) perché non intervenendo si evitano tanti fastidi; 3°) perché intervenendo si potrebbero creare i presupposti per rendere questo paese “inospitale” e costringere tanti a cambiare destinazione, determinando un possibile danno economico. In altri termini, “pochi, maledetti e subito”. La ringrazio per l’attenzione e La saluto.

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DOTT. MARIO TARABBO

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Rossy

Caro signore, come la capisco. Solo il suo dirlo al golfo ( come ogni tanto faccio io) è stato solo uno sfogo che purtroppo tale rimarrà. La vecchia cara tranquilla Ischia non esiste più.

Beta

È vero, non c’è più speranza per l’isola.
L’unica cosa da fare è frequentarla nei periodi di media e bassa stagione, che pur non esenti da tali fastidiose frequentazioni, consentono di sopportare meglio…turandosi il naso alla bisogna!

Rossy

Un altro commento ci vuole. Si dice, chi si ferma è perduto. E allora perché arrendersi a tutto questo? Proprio non ce la facciamo a riprenderla questa Ischia?

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