LE OPINIONI

LUCA D’AMBRA «Serve un cambiamento culturale prima ancora che politico»

«Io credo che alla base ci sia un fattore di tipo culturale. Una statistica di pochi decenni fa dimostrava che se in un Paese lo Stato fornisce sempre maggiori servizi, parallelamente va disgregandosi l’identità e i legami familiari. La cosa è evidente nei Paesi del Nord Europa, dove c’è uno Stato sociale molto forte, molto presente nel soddisfare le esigenze dei cittadini. Laddove invece i servizi sono minori, come nei paesi dell’Europa meridionale o quelli latinoamericani, il legame familiare resiste, e lo stesso avviene con vari altri tipi di “appartenenza”. I due atteggiamenti hanno pregi e difetti, non tocca a noi dare giudizi di valore. Tuttavia esse sono caratteristiche che si riverberano anche nell’atteggiamento tenuto dagli amministratori e dagli esponenti politici. Ciascuno di essi nel nostro Paese è più o meno inconsapevolmente condizionato dal contrasto tra gli interessi della collettività e quelli dell’appartenenza politica. A volte sembra che l’unica soluzione per gli isolani sia quella di attendere il magnate di turno che sbarca sull’isola investendo i suoi capitali e creando infrastrutture, un po’ come fece Angelo Rizzoli, il quale diede la spinta decisiva al nostro sviluppo turistico ed economico. Tuttavia tali investimenti, pur importanti, manifestano i loro positivi effetti solo per una generazione, in quanto non vengono messi a frutto a medio e lungo termine, così una volta esauritasi la propulsione iniziale, si finisce nella stagnazione. Fin quando sarà forte l’esigenza di soddisfare l’istinto di appartenenza a un clan, i risultati dell’azione politica saranno sempre frenati dalle dinamiche locali inserite in un sistema culturale, che nel bene e nel male ci caratterizza. Si tratta di un’attitudine comportamentale che prima o poi senz’altro supereremo, ma ci vorrà ancora del tempo».

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