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Luisa Ranieri e la nostalgia nei ricordi di estati ischitane

di Isabella Puca
Ischia – Capita spesso sentir parlare di Ischia, delle sue atmosfere, dei luoghi magici di cui ci s’innamora eppure, imbattersi in un’intervista dove la nostra isola è protagonista di ricordi felici di una Luisa Ranieri bambina, che trascorreva le sue estati a Sant’Angelo, ci riconferma, ancora una volta, della bellezza a cui ormai sembriamo esserci abituati. L’attrice, napoletana confessa, nell’edizione di ieri de “La Repubblica” quella nostalgia dei pranzi sugli scogli. «Sono nata in una città di mare – racconta a Guido Andruetto- e questo rappresenta sicuramente una componente molto importante della mia esistenza. Anche perché ho avuto la fortuna, per molti anni della mia vita, di abitare in una casa che era appoggiata su una scogliera a Pozzuoli e quindi il mare per me è proprio una presenza forte un segno indelebile che mi ricorda la mia famiglia, la mia infanzia, i pranzi che facevamo sotto al terrazzo, sotto un bel sole, anche d’inverno. Con il mare ho un rapporto molto stretto è proprio l’elemento che mi manca tanto della mia vita oggi perché, vivendo a Roma, lo frequento poco e quindi appena riesco mi ritaglio sempre degli spazi per andare al mare che è un po’ come tornare alle mie radici». Proprio come per noi ischitani viscerale e autentico è il rapporto con il mare, maledetto d’inverno, benedetto d’estate per la frescura e quel tocco di mille sfumature di blu ripreso da artisti di tutti i tempi e di tutto il mondo. In questo stralcio di vacanza descritto dalla Ranieri sembra leggere l’infanzia di molti ripresa in molte pagine di romanzi ambientati sulla nostra isola come ad esempio “Tu, mio” di Erri De Luca, dove ancor di più è chiaro il legame autentico di chi sull’isola, abbraccia il mare. «La mia famiglia usava mandarci al mare per tre o quattro mesi, come finiva la scuola sino a quando si ricominciava, verso la fine di settembre, noi figli vivevamo proprio tanto la dimensione anche liberatoria e contemplativa del mare. […] Chi vive nelle città di mare mi può capire, è una dimensione che ti porta a godere in un modo diverso della natura, del luogo, degli orizzonti». Oggi, la Ranieri, trascorre le sue vacanze a Pantelleria, ma il legame con Ischia, in modo particolare con Sant’Angelo, resta indimenticato e autentico. «Noi ci si buttava dalle rocce, non esistevano le spiagge, si camminava a piedi scalzi perché a Sant’Angelo non c’erano le macchine, c’era un contatto molto forte con la terra, con la natura e i suoi elementi ed oggi questo posto, Pantelleria, rappresenta un po’ la Ischia della mia infanzia con il suo villaggio di pescatori e l’ambiente selvatico». Ed è proprio quest’aspetto autentico e selvaggio del mare che, vorrebbe, trasmettere ai suoi figli ma, ammette nostalgica, quello di Pantelleria non è come quello di Ischia. É così che chi viene sull’isola c’immagina, come abitanti di uno spazio aperto, a tratti selvaggio, traboccante di natura e di vitalità. «Da bambina andavo in spiaggia con il mio secondo papà a pescare, lui buttava già le reti e noi le tiravamo su, ed era una cosa divertente che ci faceva fare, ma eravamo negati. Per esempio per un lungo periodo da piccolini tra i 7 e i 12 anni facevamo barattoli di vetro con la farina in fondo e le esche li mettevamo sotto gli scogli con la speranza che i pesciolini entrassero a mangiare e così facevamo la nostra pesca». Chi viene a Ischia e ne scrive porta la testimonianza di un’isola che è molto di più di una località balneare, che resta impressa nella mente con tutta la sua lussureggiante magia.

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