CRONACA

Maria Rosaria Capobianchi un anno dopo: «il vaccino? E’ il mezzo più potente»

La virologa originaria dell’isola di Arturo e in servizio allo Spallanzani fu tra le prime cinque persone in Italia a sottoporsi alla somministrazione del farmaco anti covid

«C’era un po’ un dovere di essere tra i primi ad abbracciare quello che è il mezzo più potente di lotta al covid che abbiamo avuto e che tuttora abbiamo». Così Maria Rosaria Capobianchi, la biologa procidana dello Spallanzani che un anno fa è stata tra i primi 5 italiani ad essere vaccinati contro la pandemia ricorda l’avvio della campagna vaccinale che l’ha vista protagonista. «Mi sono catapultata dal letto perchè non aveva suonato la sveglia – ha detto la ricercatrice che per prima aveva isolato il virus in Italia – mi era venuto il terrore di non arrivare in tempo a questo appuntamento che ritenevo importantissimo».

Allora «vedevamo la luce in fondo al tunnel, oggi siamo più disincantati. Ma è un peccato, un peccato, non usare tutto quello che abbiamo. I no vax, per dire la verità, ci sono sempre stati, contro il morbillo, contro la poliomielite, e per esempio proprio contro il morbillo c’è stata l’obbligatorietà». «Questo virus raggiungerà con la specie umana un equilibrio per il quale determinerà delle infezioni non gravissime… ce la dovremmo fare», conclude. La dottoressa Capobianchi, classe 1953 e fino allo scorso agosto ha diretto il laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, l’ospedale della capitale punto di riferimento nella lotta contro il coronavirus dalle prime fasi dell’epidemia. È stata lei con il suo team a isolare, tra i primi ricercatori al mondo, il coronavirus Sars-CoV-2 responsabile della pandemia. Era l’inizio di febbraio di quasi due anni fa e la pandemia era solo all’inizio in Europa e in Italia, ma già lo Spallanzani, dopo aver gestito il caso dei due cittadini cinesi ricoverati nell’istituto, era impegnato non solo nelle cure ma soprattutto nella ricerca e nelle compilazioni di protocolli sanitari, grazie all’esperienza di medici e ricercatori che sono stati in questi anni in prima fila in mezzo mondo per studiare e arginare le epidemie più gravi, dall’Hiv all’Ebola. La virologa è di Procida e con l’isola ha ancora un forte legame. Maria Rosaria Capobianchi è nata e cresciuta nel rione di Terra Murata, dove sorgeva il noto penitenziario che ospitava gli ergastolani. Molto legata alla “sua” isola, Maria Rosaria Capobianchi l’ha lasciata soltanto adolescente, quando ha cominciato gli studi superiori al Liceo Genovesi di Napoli per poi proseguire, sempre a Napoli, l’università alla Federico II e all’istituto internazionale di Genetica e biofisica di Fuorigrotta. Dal 2000 fino a qualche mese fa ha lavorato allo “Spallanzani” e ha dato un contributo fondamentale nell’allestimento e coordinamento della risposta di laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale, nel contesto del riconoscimento dell’istituto quale centro di riferimento nazionale.

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