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Massimo Venia, l’artista del colore

di Isabella Puca

Ischia –  I colori dei suoi dipinti rendono il suo stile unico tra quelli dei pittori ischitani, la sua arte è limpida e sognante, parliamo di  Massimo Venia tra gli artisti più attivi sulla nostra isola. Con Antonella Buono e Luca Mazzella fa parte del gruppo “Amici in arte”, con loro è stato protagonista di estemporanee d’arte e mostre che hanno colorato alcuni tra i luoghi più belli dell’isola; i suoi dipinti sono arrivati a diventare sfondo di bellissimi orologi che hanno fatto viaggiare i colori della nostra isola. Abbiamo incontrato Massimo nella sua piccola galleria d’arte di Via Roma, una delle poche rimaste. In molti, soprattutto turisti, si fermano incuriositi dalla sua arte che, nel corso del tempo ha assunto forme e tecniche diverse. «Ho cominciato ad approcciarmi all’arte che ero un ragazzo – ci racconta Massimo – avevo 11 anni e iniziai a comprare tele e colori. Dipingere è un qualcosa che mi è venuto naturale così come l’usare l’immagine per comunicare qualcosa». È stata la bellezza del paesaggio ad aprire Massimo alla pittura, «nell’ ’86 – ‘87 verso i 15, 16 anni ho iniziato a frequentare l’API, associazione pittori ischitani. All’epoca il presidente era il professore Enrico Sapio, un raffinato pittore napoletano; ne eravamo in tanti tra gli iscritti e facevamo mostre collettive ed estemporanee». Tra i suoi maestri Giovanni Lubrano Lobianco e lo scultore Giovanni Di Costanzo, «ricordo che con lui intrattenni interessanti conversazioni, era veramente un arista, viveva da artista. Le chiacchierate con lui erano  sempre molto costruttive, parlavamo di tante cose e tornavo a casa carico di insegnamenti ed entusiasmo». Tra questi come non annoverare anche la figura di Mario Mazzella, tra gli artisti ischitani più conosciuti al mondo, «ricordo che ci teneva  al fatto che il pittore era un lavoratore, doveva recarsi in studio fin dalla mattina, anche se non aveva voglia di dipingere.  La sua presenza era incoraggiante». Diverse sono state le fasi della pittura di Massimo Venia, la prima relativa allo studio, all’apprendimento; la seconda quando aprì il suo primo studio a Ischia Ponte che coincise con il suo primo stile, monocromatico, sui toni del grigio. A una terza fase appartiene, invece, la scoperta del colore. «È stata Procida a trasmettermi il senso del colore – ci racconta ancora Massimo – l’emozione racchiusa nei toni pastello delle sue case. Ora però ho inaugurato una quarta fase artistica, una ricerca in bilico tra il figurativo e l’astrattismo. Non riesco bene a separarle, ci vedo qualcosa di astratto nel figurativo e viceversa». Tante le mostre personali di Massimo Venia, l’ultima la scorsa estate al Castello Aragonese, la seconda su all’antico maniero. A restare colpiti dall’arte di Massimo anche i proprietari dell’azienda We Wo Green; con loro i quadri di Massimo sono finiti su dei bellissimi quadranti d’orologio per uomo e per donna. «Si trovarono a passare per Ischia e per la mia galleria; rimasero entusiasti dei colori e mi proposero il progetto. Sulle prime non ero molto convinto, poi facemmo una presentazione a Valmontone nel loro negozio e devo dire la cosa ha avuto un buon successo». Con Massimo Venia, per questo progetto, anche Antonio e Giovanni Possenti e Francesco Musante. Il momento preferito da Massimo per dipingere è la mattina e i paesaggi compaiono sulla tela reinterpretati: non sono mai così come appaiono. Resta per ora ancora complessa la figura umana, per Massimo ciò che conta in questa fase artistica è l’emozione del colore. Artista autodidatta ama Monet e Rembrant, ma il pensiero è rivolto anche ai tanti artisti ischitani, «perché in tanti si dilettano con la pittura? Certo, la varietà dei paesaggi, ma anche il fatto che d’inverno gli ischitani hanno molto tempo per dipingere. L’arte è sempre stata una prerogativa dell’isola, basta guardare i nomi delle strade, molti sono pittori come De Angelis Giacinto Gigante o Variopinto».  Tra i soggetti preferiti i posti più antichi e le architetture ischitane; ma la pittura per Massimo Venia è un’arte che va di pari passo con la letteratura, «ultimamente sono stato colpito dalla metasemantica, la tecnica letteraria utilizzata da Fosco Maraini nella raccolta di poesie “Gnòsi delle fànfole”  dove lui in parte inventa delle parole, e in parte ne usa di correnti. Nello stesso modo, ho pensato di trasferire l’idea nella pittura utilizzando sia il reale che ciò che sembra».

 

 

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