CULTURA & SOCIETA'

MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME. La voce silenziosa e la prigione delle anime fragili

di Lisa Divina

Lo abbiamo già detto, ma purtroppo le tragedie si ripetono! È necessario riportare in luce le reali priorità di una comunità sana, che qui a Ischia, a quanto pare, latita in un vergognoso silenzio. Bisogna riflettere, davvero, sulla responsabilità collettiva e individuale nell’educazione emotiva e sociale, sottolineando l’importanza dell’empatia e delle relazioni umane, reali e non chiuse dentro una dimensione virtuale “a-social”. In un mondo dove la depressione colpisce milioni di individui, il suicidio giovanile emerge come un grido silenzioso di aiuto, spesso soffocato dallo stigma e dall’incomprensione. È indispensabile un appello passionale per la consapevolezza e l’azione, esplorando le profondità del disagio sociale che può portare un giovane a considerare l’irreparabile. Critico fortemente questa società moderna, sia a livello macro che a livello locale, poiché nemmeno noi ischitani, a conti fatti, abbiamo saputo tutelare le nostre anime fragili. Ma abbiamo permesso che si costruissero prigioni intorno alle anime desiderose di aiuto. Non abbiamo tenuto il passo con le esigenze delle nuove generazioni o, peggio, le abbiamo sminuite a una dimensione di carattere superficiale. Non ci siamo limitati ad ignorare i giovani ma anche i “nuovi” adulti che li dovrebbe tutelare. Il disagio che striscia nell’ombra non è solo una malattia dell’umore; è un indicatore di difficoltà profonde che affliggono la società. I giovani, in particolare, si trovano di fronte a sfide uniche in un’era di cambiamento rapido, spesso brutale. La pressione di conformarsi, la paura dell’isolamento e la mancanza di senso possono erodere la loro resilienza, lasciandoli vulnerabili e prigionieri. Voglio sottolineare il ruolo cruciale degli adulti e della società nel prevenire la crescita di individui fragili che vanno assistiti insieme alle famiglie. Un disturbo diffuso, sì, ma che può essere prevenuto e trattato (anche questo lo abbiamo già detto, ma puff!). L’approccio psicologico sul tema si concentra sulla comprensione dei fattori di rischio e di protezione, evidenziando l’importanza del sostegno sociale e di un intervento precoce. Tra i fattori di rischio sono riconosciuti la solitudine, l’isolamento sociale, la depressione e disturbi di personalità. Sarebbe piuttosto fondamentale promuovere la consapevolezza e la prevenzione, offrendo ai giovani spazi di ascolto e supporto per affrontare le difficoltà emotive e psicologiche. È di vitale importanza sensibilizzare la società, combattere lo stigma e promuovere il benessere psicologico attraverso l’educazione e il supporto comunitario.

Dovremmo porci come cittadini attivi al fianco di chi ha bisogno. Ma sappiamo solo partecipare al dramma lavandoci la coscienza con qualche lacrima superficiale e ipocrita al momento della disgrazia. Rinnovo il mio appello: “Non rimaniamo in silenzio!”. Ricordiamo ai nostri giovani: “Non sei solo! Sei mio amico!” Queste parole devono essere il fondamento di una società che protegge, piuttosto che evitare le anime fragili e lasciarle chiuse nelle loro prigioni, con l’unica possibilità di evadere con un gesto che lascia la cicatrice di una voce silenziosa. Possiamo abbattere il silenzio solo con un impegno attivo e compassionevole, costruendo una società che celebra la diversità e la dignità umana, prevenendo così la tragedia del suicidio giovanile. È chiaro cosa si deve fare! Ma non lo hai fatto! Non ti sei impegnato per far sì che episodi tragici potessero essere evitati! Non hai contribuito alla salute psicologica del tuo prossimo! Non hai dato un aiuto concreto a chi si arrende sopraffatto da troppo dolore e si convince che non ha posto nella nostra comunità! Ora la domanda è: cosa posso fare per far sì che nessuno più si senta abbandonato tanto da porre fine alla sua vita?

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