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Morte di Renata, il PM chiede la condanna a tredici anni

È questa la pesante richiesta dell’accusa per Raffaele Napolitano, imputato del reato maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte nei confronti della 43enne di origine polacca

Con un ritardo di cinque mesi dovuto all’emergenza sanitaria, si sono svolte ieri le requisitorie del pubblico ministero e della parte civile nel processo per la morte di Renata Czesniak, la 43enne di origine polacca, scomparsa a gennaio del 2019. Il suo compagno, Raffaele Napolitano, venne accusato di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla morte. Il drammatico episodio avvenne la sera del 12 gennaio, dopo una lunga giornata in cui i due avevano avuto diverse occasioni di attrito, aggravate dal pesante consumo di alcolici. Dopo una caduta sul pavimento, e nonostante l’intervento degli addetti del 118, non si riuscì ad impedire il decesso della donna.

Ieri, come detto, dinanzi alla Corte di Assise, si è dipanata la discussione finale della pubblica accusa, che ha ripercorso in sintesi i punti a base dell’imputazione nei confronti dell’unico imputato, difeso dagli avvocati Francesco Pero e Daniele Trofa. Il primo ha sollevato l’eccezione di omessa notifica del rinvio d’udienza al collega, ma secondo il collegio giudicante la doglianza può essere fatta valere soltanto dall’avvocato Trofa.

La parte civile ha chiesto la riqualificazione dell’accusa in quella di omicidio volontario con dolo eventuale

Il pm Curatoli ha continuato a contestare l’aggravante, arrivando infine a chiedere una condanna a ben 13 anni di reclusione. Per l’accusa, oltre a tenere presente l’elemento della recidiva, l’imputato non può godere delle attenuanti generiche. Il pubblico ministero si è quindi concentrato sui presunti maltrattamenti come elementi causali diretti dell’evento-morte, piuttosto che sull’elemento alcolico, il quale secondo la difesa sarebbe invece ciò che ha scatenato la successione di eventi culminati nel decesso, avvenuto a seguito dell’ennesima caduta al suolo provocata dall’elevato consumo di alcol, anche avuto riguardo al fatto che nei documenti d’indagine si parla di spinta e non di “reiterati colpi”, come invece afferma l’accusa.

Dopo il pubblico ministero è stata la volta del difensore di parte civile, che ha ribadito il convincimento circa la responsabilità del Napolitano nella morte della 43enne, chiedendo la riqualificazione dell’accusa, da “maltrattamenti in famiglia aggravati dalla morte” a quella di omicidio volontario con dolo eventuale con relativa condanna.

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La settimana prossima si svolgerà la requisitoria della difesa, sostenuta dagli avvocati Francesco Pero e Daniele Trofa

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La prossima settimana toccherà alla difesa tenere la propria requisitoria. I due legali di fiducia del Napolitano potrebbero depositare anche una memoria scritta. Come si ricorderà, uno dei testimoni, Iaccarino, rese in aula una deposizione caratterizzata da numerose contraddizioni, mentre l’imputato negò decisamente le proprie responsabilità nella dinamica dell’episodio che ha coinvolto la donna, ribadendo che ella cadde da sola in terra, senza che nessuno la toccasse.

Un episodio che a lui e agli altri presenti nell’appartamento non sembrava affatto inedito, dal momento che ella spesso in precedenza era svenuta in seguito al grande consumo di alcolici. Quella stessa sera, inoltre, la donna era già caduta in terra nei pressi dell’ingresso, quando aveva manifestato l’intenzione di recarsi a casa di un altro conoscente, per poi rientrare nell’abitazione del Napolitano. In sostanza, visti i precedenti, si era tratta di una sottovalutazione della reale entità del malore della donna, che poi, come ha spiegato l’imputato, era stata trasportata sul letto per provare a rianimarla, ma ormai era troppo tardi. Come si ricorderà, nelle ultime udienze prima del lockdown era emerso che il decesso della donna, che aveva ben 3,8 g/l di alcol nel sangue, si sarebbe concretizzato per un arresto respiratorio, in quanto una volta superato il limite dei 3,5 diventa altissimo il rischio di collasso, e quel limite era stato già ampiamente superato: per quanto abituata all’alcol, una donna ha generalmente una capacità di resistenza non paragonabile a quella sopportabile dall’organismo maschile. Verosimilmente, la settimana prossima anche tali elementi saranno a base della requisitoria difensiva, tesa soprattutto a smontare la sussistenza dell’aggravante.

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