CRONACA

Morte di Renata, in Corte d’Assise il racconto dei Carabinieri

Ieri mattina davanti alla Corte d’Assise di Napoli sono stati ascoltati due esponenti delle forze dell’ordine che raggiunsero l’appartamento nella notte in cui la 43enne perse la vita

Entra nel vivo il dibattimento nell’ambito del processo per la morte di Renata Czesniak. La 43enne spirò lo scorso gennaio e il suo compagno, Raffaele Napolitano, venne accusato di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla morte.  La tragedia avvenne lo scorso 12 gennaio, al termine di una giornata in cui Napolitano e la donna di origine polacca avevano avuto diverse occasioni di attrito, esacerbate dal consumo di alcolici.

Una caduta sul pavimento risultò poi fatale, nonostante la chiamata al 118. Dinanzi alla Corte di Assise di Napoli sono stati chiamati a deporre due componenti delle Forze dell’Ordine, il Luogotenente Sergio De Luca e il Maresciallo Ausiello, della Compagnia dei Carabinieri di Ischia. I due hanno illustrato le operazioni di polizia giudiziaria svolte in quella notte di gennaio. Tramite le domande dei difensori di fiducia dell’imputato, gli avvocati Francesco Pero e Daniele Trofa, i militari hanno ricostruito lo scenario in cui si imbatterono arrivando nell’appartamento di Serrara Fontana. Il Maresciallo Ausiello ha spiegato che dall’esame sommario del corpo della donna non aveva rilevato segni di violenza. Il luogotenente De Luca da parte sua ha dichiarato di aver rilevato una piccola ecchimosi nei pressi di una delle cavità orbitali.

La difesa  ha comunque rimarcato anche stavolta la discrasia circa l’orario in cui si sarebbe verificata la caduta poi risultata fatale a Renata Csesniak. La versione degli inquirenti accredita l’orario delle 11:45, mentre la difesa, in virtù di accertamenti effettuati in sede di indagini difensivi, sostiene che l’episodio va spostato almeno un’ora dopo, intorno alle 00:55 o alle 1:00: dopo, i familiari dell’imputato l’avrebbero soccorsa, portandola sul letto per cercare di farla riprendere e chiamando il 118. In sostanza, una manciata di minuti, ma non un’ora e mezzo, come sostenuto dall’accusa. Il punto focale del processo sta nell’individuare la reale causa del decesso: una spinta, oppure un malore, causato dall’assunzione di alcol? L’esame tossicologico individuò un altissimo tasso alcolemico, pari a 3,8 g/l. Secondo la tabella ministeriale, con un tale valore di alcol nel sangue può sopraggiungere un arresto cardiorespiratorio. Durante l’esame è stato citato anche qualche episodio precedente, oggetto di un altro processo per maltrattamenti, in cui Napolitano è accusato di aver colpito la compagna, anche con una roncola, causandole una ferita all’orecchio. In quella occasione, uno dei militari si recò nell’appartamento senza tuttavia rilevare tracce di sangue né dell’arnese in questione.

PROSSIME UDIENZE. Nella prossima udienza, tra un mese, verrà ascoltato il Capitano Mitrione, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Ischia, e probabilmente anche Gabriele Napolitano, fratello dell’imputato, e la madre. Sarà poi  fissata una udienza dedicata unicamente all’ascolto di colui che è il “super-teste” della vicenda, in quanto sarebbe l’unico testimone ad aver assistito all’episodio attorno a cui ruota il processo:  un amico dell’imputato, che trascorse la serata con Raffaele e Renata. Le dichiarazioni che egli rese nelle ore successive al drammatico episodio  configurarono almeno tre versioni differenti.

La prima, resa  alle 4.30 circa del mattino, cioè poche ore dopo l’arrivo del 118 e dei Carabinieri: il testimone riferì che, dopo alcune accese discussioni acuite anche dall’abnorme consumo di alcol e originate dalla gelosia del Napolitano per le frequentazioni con altri uomini da parte della compagna, quest’ultima “si è alzata di scatto e barcollando vistosamente a causa dello stato di ebbrezza è caduta supina sul pavimento in stato di incoscienza”. L’amico dell’indagato aveva poi raccontato che la donna fu adagiata sul letto, mentre il Napolitano avrebbe telefonato al suo avvocato di fiducia, e che verso l’una e mezzo della notte fu allertato il 118. Tale ricostruzione venne messa in dubbio perché contrastante con quella di Napolitano, il quale aveva spiegato che dopo la caduta della donna aveva cercato subito di rianimarla con dell’aceto, aiutato dall’amico e dal fratello, ma, visto che la compagna non si riprendeva, avevano chiamato il 118.

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Nella mattinata successiva l’amico venne dunque nuovamente ascoltato spiegando che dopo cena Raffaele e Renata avevano litigato perché la donna voleva recarsi da un suo conoscente: la 43enne era caduta a terra appena uscita di casa per poi essere ricondotta nell’abitazione dal Napolitano, dove i due continuavano a litigare. Il testimone spiegò poi che, mentre si trovava sull’uscio della porta d’ingresso dove aveva fumato una sigaretta, nel rientrare aveva visto entrambi “seduti su due sedie l’uno a fianco all’altra. Di scatto Napolitano si è alzato e ha scagliato il bicchiere a terra in un momento di ira. Immediatamente Czesniak Renata forse spaventata dal gesto del compagno, si è alzata in piedi e in questa circostanza Napolitano l’ha spinta con una mano facendola scivolare sul pavimento. Dopo di che la donna ha perso i sensi”. Il testimone confermò che secondo lui la donna respirava ancora, al punto che il 118 fu chiamato circa un’ora dopo. Dichiarazioni fecero scattare l’arresto per Napolitano, il quale spontaneamente dichiarò che, nel corso di un litigio con Renata, dopo aver lanciato il bicchiere in terra, aveva cercato di uscire dall’appartamento, ma la donna tentò di impedirglielo: nella confusione l’uomo la spintonò al lato sinistro del petto. La donna sarebbe quindi caduta a terra in seguito alla spinta. Poche ore dopo, per la terza volta, venne ascoltato nuovamente il testimone amico del Napolitano, che rilasciò dichiarazioni  ancora differenti, in quanto stavolta precisò che, in merito alla telefonata di Napolitano al proprio avvocato, “certamente quando effettuò la chiamata, Renata non era ancora caduta in cucina”, e raccontando anch’egli di una spinta di Raffaele a Renata che ne provocò la caduta a terra. L’udienza dedicata alla sua escussione  sarà dunque decisiva per tentare di fare definitiva luce sull’esatta dinamica dei fatti, e naturalmente sui legami causali che hanno determinato la morte della donna. Intanto, la difesa sta pensando di inoltrare un’istanza di revoca della misura cautelare per Napolitano.

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