POLITICA

Muro e quella candidatura candidatura che viene da lontano

Iniziata anche sull’isola di Arturo la campagna elettorale in vista delle amministrative, le riflessioni dell’avvocato che va a caccia della poltrona di primo cittadino

Di Luigi Muro

Il prossimo 20 settembre si voterà per la scelta del nuovo Sindaco e per il rinnovo del Consiglio comunale di Procida. Come molti sapranno, ho proposto la mia candidatura supportato da tanti amici.

So che oggi, nel 2020, presentarsi per un incarico così importante presuppone un esame di coscienza oltre che la volontà di lavorare con passione per la nostra isola.

Molti mi conoscono. Altri, soprattutto i giovanissimi, mi vedono come il simbolo del “potere”, come se fossi arrivato spinto da chissà quale mano favorevole.

Una visione che è stata ulteriormente enfatizzata dai miei avversari politici che mi vedono, da sempre, come un nemico da demonizzare.

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Mi piacerebbe allora raccontare la mia storia. Quella di un ragazzo figlio di una casalinga e un marittimo, che si diploma all’Istituto nautico con il sogno di fare l’avvocato… e la passione infinita per il gioco del calcio.

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Quando dissi a mio padre che mi avrebbe fatto piacere studiare giurisprudenza, lui mi rispose che non era il caso di perdere tempo, perché non avendo avvocati in famiglia non avrei mai potuto cimentarmi in un ruolo così difficile.

Era il tempo in cui non si discuteva la volontà dei genitori, e così chiesi a mio padre di aiutarmi a trovare un imbarco. Lui esaudì immediatamente il mio desiderio, facendomi salpare all’inizio di luglio, in pieno torneo isolano.

Imbarcai da mozzo, perché il mio papà diceva che dovevo partire dai gradi più umili per comprendere cosa fosse il lavoro. Solo dopo fui promosso Allievo di coperta.

La nave viaggiava tra Casablanca e Venezia ed io, che non avevo rinunciato al mio sogno, sia nei 7 giorni di viaggio che quando non lavoravo, tiravo fuori il Trabucchi e studiavo…

Dopo 11 mesi di navigazione tornai a casa e dissi a mio padre che con i risparmi di quell’imbarco avrei studiato senza chiedere nulla alla famiglia.

Lui, sulle prime, ci rimase un po’ male ma poi, in fondo, si scoprì contento della mia scelta, che non vide mai realizzata a causa della sua prematura scomparsa.

I soldi dell’imbarco finirono dopo un paio d’anni e io, per non venire meno all’impegno di non pesare sulla famiglia, trovai un lavoro alla Garzanti come venditore di enciclopedie, con uno stipendio mensile a percentuale.

L’impegno, però, era così gravoso da non permettermi di studiare bene come desideravo, perciò – mentre continuavo a dare regolarmente gli esami – cercai altre forme di sostentamento. Fu così che, insieme al mio amico Albertosi, aprimmo la prima sala di​ giochi elettronici​ dell’isola, al porto, accanto al Bar del Forestiero.

Nel frattempo, anche grazie al grande Vittorio Parascandola, avevo scoperto la passione della politica. Era il 1984 quando entrai per la prima volta in Consiglio Comunale.

Intanto, dopo qualche anno, convertimmo la sala giochi in ristorante, firmando un pacco di cambiali di oltre 100 milioni di lire.

Nel frattempo mi ero laureato ed è dal 1988 che esercito la professione di avvocato. Non l’ho mai lasciata neppure quando la vita politica mi ha portato a sedere in Parlamento, primo procidano nel dopoguerra.

In precedenza ero stato eletto anche alla provincia e in Consiglio regionale, prima di arrivare alla Camera dei Deputati.

Negli anni ho svolto prima il ruolo di Presidente provinciale di Napoli di un importante partito (Alleanza Nazione) e poi quello di coordinatore regionale di Futuro e Libertà.

Da molti anni, inoltre, ho raggiunto l’ambita iscrizione nell’Albo dei Cassazionisti.

Per circa 15 anni, poi, sono stato il Presidente del Procida Calcio, esperienza che ha visto tanti giovani cimentarsi nei campionati di eccellenza e molti appassionati di calcio diventare allenatori e dirigenti.

Ma la cosa più importante è stata la famiglia che insieme a mia moglie siamo riusciti a costruire trent’anni fa. Complice e sostenitrice delle mie scelte che sono state, ora come all’inizio, un percorso felicemente condiviso.

Mi direte, giustamente: “perché ci racconti tutto questo?”

Perché voglio dire, soprattutto ai giovani, che con la passione si può arrivare dove si vuole, partendo da situazioni assolutamente normali. Io non chiedo tanto. Voglio solo mettere il mio bagaglio di conoscenze ed esperienza a disposizione della comunità. Al servizio di una Procida che sia veramente “per Tutti”.

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