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Padre Pio, gli atti alla Corte Costituzionale

ISCHIA – La Suprema Corte di  Cassazione non ha sentenziato, ed i giudici di legittimità hanno ordinato la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per i valutare i tempi per la prescrizione. La Corte di Appello di Napoli aveva confermato la condanna a due anni e sei mesi per Carlo Manuguerra e Danilo Gianquinto, rispettivamente comandante e timoniere della motonave “Audace” per omicidio colposo e naufragio colposo, per l’affondamento del motopeschereccio “Padre Pio” il 29 giugno del 2005. In quella tragedia persero la vita i tre membri dell’equipaggio del peschereccio Antonio Buonomo, Antonio Manfredi e Salvatore Vespoli. La Suprema Corte di Cassazione ha  pertanto rimesso di ufficio alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale del raddoppio della pena prevista dal codice penale (art. 449, comma 2) per i delitti colposi di danno, dai quali deriva il naufragio, come contestato nel caso di specie. In pratica ha pienamente retto l’impianto accusatorio, così disattendendosi i motivi di ricorso fatti valere dagli imputati, così come ha retto l’affermazione di responsabilità civile e la condanna all’integrale risarcimento a favore degli eredi. L’unica questione riguarda, dunque, il trattamento sanzionatorio e, sul punto, la Cassazione ha deciso di acquisire il parere della Consulta. Se la norma sul raddoppio della pena dovesse essere dichiarata incostituzionale, la Cassazione dovrebbe dichiarare la prescrizione dei reati. In caso contrario, vi sarebbe conferma della pena applicata dalla Corte di Appello.

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