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Pratica “falsa”, consigliere comunale indagato a Ischia

L’accusa è di falsità ideologica, l’esponente politico avrebbe omesso di indicare nella presentazione di una SCIA il cambio di destinazione per uso commerciale di un immobile con l’intento di ingannare i tecnici comunali. Emessi due avvisi di garanzia, uno anche per l’acquirente di un lastrico. Interrogati alcuni professionisti in commissariato

E’ un’attività di indagine che è appena iniziata e ovviamente bisogna partire dal presupposto che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria. Ma c’è una notizia che in questa fase finale della stagione estiva e turistica arriva a scuotere la politica ischitana. Un consigliere comunale di Ischia, infatti, è stato raggiunto da un avviso di garanzia che gli è stato notificato nei giorni scorsi dalle forze dell’ordine su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli. L’accusa è di violazione dell’art. 20 comma 13 DPR 6 giugno 2001 n. 380 – si tratta del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – che recita testualmente: “Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o nelle attestazioni o asseverazioni di cui al comma 1, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni”. Reato, questo, commesso in concorso perché insieme all’esponente politico nel registro degli indagati figura anche un imprenditore isolano.

Per la cronaca i fatti contestati sono stati commessi nel periodo compreso tra aprile e giugno 2022 a Ischia. Secondo quanto si apprende tutto ha avuto inizio per una segnalazione di lavori edilizi in atto: ad occuparsi dell’intervento per verificare cosa stesse accadendo furono gli agenti della polizia locale guidati dal comandante Chiara Romano. Successivamente dal commissariato di polizia il personale guidato dal vicequestore Ciro Re acquisì la documentazione relativa all’esito del sopralluogo svolto che asseriva che i lavori che si stavano eseguendo erano da ritenersi legittimi dal momento che all’uopo erano stati autorizzati con una SCIA. Ma qui succede qualcosa di anomalo, perché i poliziotti nella medesima occasione, e dunque lo stesso giorno, acquisiscono presso gli uffici tecnici comunali un provvedimento di inibizione legato alla SCIA in oggetto. Nella nota emessa dai competenti uffici comunali si legge testualmente che “l’intervento afferente le opere per il cambio di destinazione … come descritto nella documentazione allegata alla SCIA non può essere eseguito in quanto il cambio di destinazione di che trattasi è oggetto di permesso a costruire”. Contestualmente, si specifica che alcune opere non possono essere realizzate giacchè necessitano di autorizzazione paesaggistica.

Ad accendere la “spia rossa” e mettere gli investigatori sulla strada giusta, sono state le dichiarazioni rese agli ufficiali di polizia da tale G.L., colui che aveva acquistato un lastrico solare. Lo stesso ha riferito ai suoi interlocutori che la trattativa era stata portata avanti proprio con l’esponente politico ischitano, che aveva ricevuto mandato a vendere dai proprietari del lastrico che in quel momento si trovavano lontano dall’isola. E sempre il consigliere comunale avrebbe riferito al potenziale acquirente che per creare successivamente un’attività commerciale di ristorazione sarebbe stato sufficiente il cambio di destinazione d’uso. L’acquisto viene formalizzato ed anche il consiglio di effettuare la SCIA, ma il giocattolo comincia a rompersi nel momento in cui arriva la predetta inibizione. In quel momento l’acquirente non nasconde il suo disappunto all’esponente politico che cercava di tranquillizzarlo spiegando che avrebbe chiesto spiegazioni presso il municipio. A questo punto a rendere la questione ancora più complicata ci si mettono anche le deposizioni di coloro che vengono sentiti come persone informate dei fatti. Franco Fermo, in primis, a precisa domanda sulla corrispondenza su quanto certificato e quanto effettivamente dovesse essere realizzato nel progetto, risponde non c’era assolutamente corrispondenza, dal momento che il cambio di destinazione d’uso era per uso commerciale e dunque la semplice SCIA non sarebbe mai stata sufficiente. Tra l’altro non viene omesso nemmeno il fatto che per come è stata presentata la SCIA a la nota allegata si poteva essere trarre in inganno e non a caso Fermo avrebbe riferito agli inquirenti che se l’oggetto fosse stato il cambio di destinazione per uso commerciale l’ufficio si sarebbe attivato immediatamente emettendo provvedimento di inibizione”. A Fermo pare sia stato chiesto anche se dopo l’inibizione sia stato contattato o meno dal consigliere ma la risposta non poteva che essere negativa dal momento che lo stesso ha terminato l’incarico lo scorso 22 giugno. Vengono così sentiti anche i geometri Domenico Patalano e Filippo Buono. Anche il Patalano ribadisce che gli uffici di via Iasolino sono oberati di lavoro ma rimarca una volta di più l’assenza di corrispondenza tra quanto certificato e quanto doveva essere realizzato. Concetti ribaditi anche dallo stesso collega, che pure sottolinea come l’esponente politico nel presentare la documentazione in quella maniera avrebbe potuto trarre in inganno l’ufficio tecnico già alle prese con una enorme mole di lavoro.

Ma a questo punto, qual è il teorema accusatorio nei confronti del politico ischitano? Di fatto si sostiene che lo stesso, conoscendo le difficoltà in cui versava il settore edilizia privata soprattutto a causa di carenze di personale ed all’assenza del responsabile – che lavorando in smart working non avrebbe potuto visionare tutte le pratiche – avrebbe volutamente omesso nella nota relativa alla SCIA di indicare il cambio di destinazione per uso commerciale, rendendo una dichiarazione falsa allo scopo di ingannare i tecnici. Di fatto si configurano tra l’altro i reati di falso ideologi dico in certificati commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.) e di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

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