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Profumo di terra, la due giorni con Slow Food per parlare di agrumi e non solo

di Isabella Puca

Ischia – «Il ritorno alla terra c’è, e fa paura!». È con questa suggestione di Riccardo D’Ambra che si è dato il via a “Profumo di terra”, la due giorni organizzata dalla sezione Slow Food di Ischia e Procida  presso la  sede della Lega Navale al Porto d’ Ischia. L’edizione di quest’anno è tutta dedicata  agli agrumi nei sistemi agricoli di piccola dimensione. Con alcuni esempi pratici di realizzazione e gestione degli agrumeti in impianti agricoli di ridotta dimensione sono stati affrontati tutti i temi che fanno capo alla coltivazione della specie da frutto sempre verde che con la sua biodiversità caratterizza il nostro Mediterraneo. In cattedra,  Francesco Sottile, Docente di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree del Dipartimento di Architettura (DARCH) – Università degli Studi di Palermo e membro comitato esecutivo di Slow Food Italia.  «Siamo qui grazie all’amministrazione Comunale di Ischia – ha dichiarato Franco Buono, presidente della Lega Navale – questa struttura è aperta a tutte quelle iniziative che vanno a valorizzare il territorio. Siamo appassionati di questo scoglio e tutto ciò che va a valorizzare anche qualcosa si dimenticato è per noi fondamentale. Siamo ben lieti di poter collaborare». Le pareti della struttura che ospita la Lega Navale raccontano, però, un’importante storia legata alla terra e, in modo particolare, a una delle attività principali dell’isola: quella legata al vino e alla vendemmia. Le grosse aperture poste ancora oggi lungo la parte bassa dei muri un tempo servivano a pulire il serbatoio del vino e, oggi, dietro quelle stesse pareti in cemento armato sono ancora presenti dei serbatoi del vino. L’ impronta industriale della prima Casa D’Ambra è, quindi, rimasta; era da lì che partivano le navi con le prime botti di vino ischitano che si faceva bere in terraferma. A raccontare questa storia è Riccardo, discendente di quella prima casa D’Ambra che ha fatto e continua a fare, la storia di Ischia e del vino. «Negli ultimi anni – ha dichiarato Il Sindaco Enzo Ferrandino, presente per un saluto istituzionale – Ischia ha subito un cambiamento radicale  – Negli anni ‘50 e ‘60 , il contesto isolano era legato  soprattutto al mare e a  una grande tradizione contadina. Ischia è crescita tanto, ma oggi la sfida è quella di conservare la nostra vocazione turistica dell’accoglienza sforzandoci di non perdere le nostre radici. Dobbiamo fare tutto questo cercando di preservare le nostre bellezze.  Queste piccole iniziative sono simboliche, ma devono portarci ad assumere una sensibilità che non sempre abbiamo. Sono da sprone per politiche attive sulla tutela dell’ambiente per migliorare la qualità della vita e preservare un dono che ci è stato dato vivendo di ospitalità e dando una prospettiva alle nuove generazioni». Ed è alle nuove generazioni che si deve puntare per rendere fruttuoso questo ritorno alla terra, magari partendo dal far decollare l’istituto agrario, «non importa se oggi – ha detto ancora Riccardo D’Ambra – c’è poca partecipazione – il ritorno alla terra c’è e fa paura. Il giovane, giustamente, nel ritornare alla terra vorrebbe subito fatturare, ma è un processo lento: l’ho chiamata la fisioterapia dell’agricoltura. Il Turismo? E’ il nostro piatto quotidiano, ma turismo e agricoltura? Insieme si può, nessun amarcord». Presente all’iniziativa anche il comandante del Circomare Ischia, il Tenente di Vascello Andrea Meloni, «tutto quello che avviene lungo il porto va appoggiato sono contento di poter dare il mio contributo, quello che conta è dare segnali importanti e messaggi che possano seminare qualcosa di buono per il futuro».

 

 

 

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