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Quattro anni di reclusione per Raffaele Battimiello

ISCHIA – Detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Con questa accusa il giudice monocratico della sezione distaccata di Tribunale di Ischia, ha condannato alla pena di quattro anni di reclusione il serrarese Raffaele Battimiello. L’uomo, difeso dall’avv. Antonio De Girolamo, tutto sommato se l’è cavata soprattutto in considerazione dei suoi precedenti penali che certamente non giocavano a suo favore. Non solo, potrà scontare la pena agli arresti domiciliari, una misura decisamente meno afflittiva della permanenza in carcere. Il suo legale, in ogni caso, ha già annunciato ricorso in Appello avverso la sentenza di primo grado.

Il Battimiello venne arrestato dai carabinieri della Compagnia di Ischia nel settembre dello scorso anno, arresto che venne puntualmente convalidato anche se lo stesso riuscì se non altro a lasciare dopo appena 24 ore il carcere napoletano di Poggioreale ottenendo il beneficio della detenzione meno afflittiva agli arresti domiciliari. I militari dell’Arma, guidati dal capitano Andrea Centrella, lo avevano ammanettato dopo averlo sorpreso all’interno di un laboratorio preso in fitto dall’Asl, all’interno del quale aveva custodito diciannove dosi di cocaina. La prima precisazione da fare è tutt’altro che irrilevante: secondo quanto raccontò all’epoca il Battimiello dinanzi al magistrato, lo stesso era entrato in possesso delle chiavi dello stabile perché le stesse erano in possesso della sua compagna (che si occupava delle pulizie), che però era assolutamente all’oscuro delle intenzioni dell’uomo. Non a caso, gliele sottrasse nel primo pomeriggio, mentre la donna stava riposando, prelevandole dalla borsa senza che la stessa potesse accorgersene.

Il serrarese uscì di casa e si diresse verso l’immobile in questione. Non sapeva che gli uomini del Nucleo Operativo gli erano alle calcagna già da qualche tempo, ed infatti lo avevano seguito senza farsi notare. Quando Raffaele Battimiello giunse a destinazione, i carabinieri continuarono ad osservarlo senza intervenire: ma rimasero sorpresi nel notare la scarsa dimestichezza nell’accedere presso lo stabile, giacché impiegò un bel pò di tempo per riuscire ad aprire il cancello. L’uomo rimase all’interno per un bel pezzo, ma quando uscì a quel punto i militari lo bloccarono. I carabinieri, infatti, entrarono nel laboratorio dell’Asl e cominciarono a rovistare, convinti di trovare quello che cercavano. E così, all’interno di un tubo idraulico di un lavandino, che tra l’altro era stato rimesso a posto in maniera decisamente “discutibile”, trovarono la sostanza stupefacente che l’indagato aveva occultato. Addosso, per la verità, il 46 enne custodiva quattro dosi di cocaina, quelle che riferì si era recato a prelevare per soddisfare le sue esigenze di abituale consumatore, respingendo così al mittente l’accusa di essere uno spacciatore e di cedere dunque sostanza stupefacenti a terzi. Sempre all’interno della struttura, poi, aveva provveduto a tagliare e confezionare la “polvere bianca”. Un’operazione, questa, verosimilmente non eseguita in casa per la presenza della compagna ed anche di una bambina.

Il compito per il legali di fiducia del serrarese, Antonio De Girolamo, non si presentava già all’epoca certamente dei più agevoli, e non a caso il pubblico ministero chiese la permanenza dietro le sbarre di Poggioreale per Raffaele Battimiello, non ritenendo che vi fossero i presupposti per l’applicazione di una misura diversa. Ma la linea difensiva, alla fine prevalse con l’arrestato che ottenne gli arresti domiciliari potendo anche raggiungere l’isola prima e la sua abitazione poi senza la scorta. Poi, però, il serrarese in carcere ci tornò non avendo rispettato una serie di obblighi relativi alla custodia all’interno delle mura domestiche. Che, adesso, dovranno ospitarlo per un periodo decisamente lungo.

GAETANO FERRANDINO

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