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CRONACA

Rebus Teleposto, irrompe anche il Ministero

Il Mibact chiede informazioni all’Agenzia del Demanio, che aveva rigettato la richiesta del Comune di Lacco per la sospensione della vendita al privato della struttura di Monte Vico

Si inserisce anche il Ministero per i beni e le attività culturali nella questione relativa alla vendita dell’ex Teleposto di Monte Vico. E lo fa chiedendo lumi all’Agenzia del Demanio. Ma andiamo con ordine. La vicenda è ormai ben nota: la struttura, ormai in rovina, che campeggia sulla collina di Monte Vico a Lacco Ameno, un tempo adibita a usi militari, era stata posta in vendita dall’Agenzia del Demanio. Un privato aveva risposto all’offerta, mettendo sul piatto circa mezzo milione di euro. Tuttavia la nuova amministrazione comunale, insediata a ottobre, anche su impulso di varie componenti della società civile, ha immediatamente cercato di ottenere la sospensione della procedura di perfezionamento della vendita al privato, dando incarico a un esperto, l’avvocato Chiacchio Tammaro, di rendere un parere qualificato circa gli spazi reali per intraprendere un’azione con tale obiettivo. Non è noto se il parere sia stato reso, ma a quanto si apprende il Comune potrebbe contestare il tipo di procedura adottata, cosa che renderebbe illegittima l’aggiudicazione provvisoria dell’immobile.

In ogni caso, come già spiegammo su queste colonne, il Demanio aveva respinto la richiesta di sospensione della vendita avanzata dal Comune di Lacco Ameno, spiegando che il 25 ottobre 2019 l’Agenzia aveva avvertito gli enti locali (Regione, ex Provincia, Comune) della volontà di procedere alla vendita del bene per consentire l’esercizio del diritto di opzione previsto dall’articolo 1 comma 437 della legge 311/2004. In quel momento il Comune di Lacco era già commissariato, visto che alcuni giorni prima era giunto all’epilogo lo strappo interno alla maggioranza che aveva provocato la caduta della prima amministrazione Pascale. Nei 15 giorni successivi alla comunicazione, termine previsto dalla norma, nessuno dei tre enti in questione aveva espresso l’intenzione di acquisire il bene avvalendosi del diritto di prelazione, e intanto la successiva emergenza pandemica aveva imposto la posticipazione della pubblicazione del bando di vendita del teleposto al giugno 2020. Nonostante le sollecitazione da parte di associazioni di cittadini, i commissari prefettizi succedutisi alla guida del Comune del Fungo non avevano inteso usufruire dell’opzione, cosa che aveva indotto l’Agenzia del Demanio a comunicare al Comune di Lacco che «non sussistono i presupposti di diritto per procedere alla sospensione della procedura di alienazione” dell’ex Teleposto. Inoltre, per completezza l’Agenzia ha anche evidenziato che le disposizioni degli articoli 59, 60 e 62 del “Codice dei beni Culturali”, che disciplinano la cosiddetta “prelazione artistica”, non sono applicabili al caso in questione, perché l’Ufficio legislativo del Ministero dei Beni Culturali ha attestato che tali articoli si applicano soltanto alle procedure di vendita che hanno ad oggetto beni culturali appartenenti a una persona fisica, oppure a società commerciali, vale a dire i cosiddetti “beni culturali privati”».

Ed è questo il punto focale che ha indotto il Ministero dei Beni culturali a intervenire per chiedere elementi in grado di chiarire la faccenda. È stato infatti proprio il riferimento esplicito che l’Agenzia del Demanio ha fatto a un parere reso dell’Ufficio legislativo del Ministero a far attivare il Segretariato regionale del Mibact, che ha inviato una nota all’Agenzia con la quale “allo scopo di consentire [..] la completa comprensione dei particolari del procedimento amministrativo in questione, si chiede di acquisire copia del richiamato parere rilasciato dall’Ufficio Legislativo Mibact, ovvero di conoscerne gli estremi”. Dunque, in attesa di capire se e come agiranno i legali del Comune di Lacco Ameno, un altro attore istituzionale entra in qualche modo nella vicenda. Allo stato attuale, resta sempre arduo pronosticare quante probabilità abbia il Comune di bloccare la vendita e di acquisire l’immobile, probabilità che realisticamente non sono molte, in quanto, se è anche teoricamente possibile ipotizzare un provvedimento di revoca in autotutela, resta difficile vederla messa in pratica, di fronte all’aggiudicazione del privato che ha versato il mezzo milione nelle casse demaniali. Comunque, l’ente di Piazza Santa Restituta non si è già arreso.

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