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Renzi, il caso CPL, la Naspi e il condono: un sabato con “Il Mostro”

Ieri mattina la visita ad Ischia del leader di Italia Viva che ha presentato il suo libro e ricordato l’indagine che investì l’isola e costò l’arresto a Giosi Ferrandino. Ma l’ex premier non si è sottratto alle domande “scomode” su due tematiche care agli isolani che lo avevano visto protagonista in passato

La mattinata ischitana del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, sbarcato a Ischia per presentare il suo libro “Il Mostro”, può essere tranquillamente divisa in tre distinte sezioni. La prima, quando l’ex premier scendendo dal piano superiore del Bar Calise (dove aveva trovato ricovero insieme, tra gli altri, al giornalista Franco Di Mare) si è concesso alla stampa, non sottraendosi all’inevitabile “fuoco” su tematiche come Naspi e abusivismo edilizio che certo si sono riversate direttamente o indirettamente contro l’isola e la sua gente. La seconda, quando nella parte iniziale della sua esposizione, parlando del libro ha raccontato le vicissitudini del caso CPL Concordia, che tra l’altro portarono all’arresto dell’europarlamentare Giosi Ferrandino, presente in prima fila all’incontro insieme a un pubblico numeroso e comunque attento. La terza, infine, nella quale è venuto fuori anche lo “show man” e in cui Matteo Renzi è tornato su questioni di carattere nazionale e su concetti ormai abbastanza noti a chi segue le vicende della politica nazionale.

NASPI E ABUSIVISMO EDILIZIO TRA ACCUSA E DIFESA

Pronti via, dicevamo, e ad attenere il toscano ci sono i giornalisti che non vedono l’ora di porgli qualche domanda. La prima, rifacendosi al libro, non può ovviamente che riguardare il problema giustizia: «Ho parlato poc’anzi col presidente degli avvocati e riguarda anche Ischia, il problema va inserito nella legge di bilancio che rappresenta l’ultima finestra utile per ottenere almeno la proroga, visto che la scadenza è fissata il 31 dicembre. Lavoreremo in questa direzione». Poi la stoccata ai giudici: «La magistratura è fatta di tante persone per bene e poi ci sono quelli come Woodcock. Per me esiste un principio fondamentale, per me chi sbaglia deve pagare. Se un giornalista sbaglia, il direttore se la prenderà con lui. Se un cameriere in un ristorante o in un albergo sbaglia, di certo arriverà il rimbrotto del maitre. Anche un dottore se sbaglia paga: il problema è che qui i magistrati che sbagliano non pagano mai. Questo è inaccettabile, è giusto che la carriera la faccia chi è capace e meritevole e non chi magari milita in una corrente piuttosto che nell’altra».

A Renzi viene ricordato di avere tanti nemici sull’isola dal momento che è stato il fautore del dimezzamento della Naspi oltre che ad aver sempre storto il naso dinanzi all’ipotesi del condono edilizio. Il segretario di Italia Viva non si tira indietro, abbozza un sorriso e poi risponde: «Il mio rapporto con Ischia arriva da lontano, vengo da bambino sull’isola e davvero la adoro, lo scrivo anche nel libro. Sono due questioni delicate e partiamo dai condoni. Faccio un esempio: il Movimento 5 Stelle ha sempre detto di essere contrario ad ogni forma di condono, poi però piazzò nel decreto legge sul Ponte di Genova una misura peraltro non risolutiva su Ischia. Noi dicemmo una cosa molto semplice: se vogliamo affrontare il problema della regolarizzazione degli immobili a Ischia (anche se la questione non riguarda soltanto l’isola, è doveroso sottolinearlo) allora si faccia un decreto ad hoc senza nasconderlo altrove. Io in quell’occasione intervenni in aula, dicendo che se si voleva fare un condono bisogna sedersi attorno a un tavolo e si regolarizzavano situazioni che diversamente non potrebbero usufruire di superbonus, risparmio energetico ed altre misure. Ci vuole serietà, e i 5 Stelle non ce l’hanno». Poi sulla Naspi: «Ribadisco che quel sistema funzionava, ma era il 2015: in quel momento c’era il Jobs Act che cercava di incentivare il lavoro e contemporaneamente di conseguenza c’era una riduzione della Naspi. Nel corso degli anni è successo che il Jobs Act è stato modificato, è stato introdotto il reddito di cittadinanza in gran parte inconciliabile con la Naspi ed altre misure che conoscete meglio di me perché riguardano soprattutto quest’isola: è evidente che bisogna mettere mano a una riforma complessiva. Se mi chiedete se nel 2015 la cosa funzionava, non ho remore a rispondere in maniera affermativa, oggi le cose sono cambiate ma bisogna discutere della questione seriamente».

SUL PALCO IL CASO CPL CONCORDIA E LE ACCUSE ALLA MAGISTRATURA

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Quando sale sul palco ci sono due interventi. Il primo è quello di Marco Bottiglieri, che si presenta nella qualità di coordinatore isolano di Italia Viva: nulla che già non si sapesse ma per l’ufficialità il noto gioielliere ischitano ha scelto la cornice più opportuna. Il secondo, invece, è quello di Enzo Ferrandino che, al netto della presenza come padrone di casa, rimprovera una scarsa attenzione verso problematiche come la predetta Naspi e il condono ma anche su giustizia, trasporti e sanità. Insomma, un benvenuto anche “strategico” per sgombrare il campo da ogni equivoco di sorta: il primo cittadino, e con lui ad esempio anche Gianluca Trani (parimenti presente all’appuntamento) rimangono organici al Pd e certo non hanno alcuna intenzione di trasmigrare in Italia Viva. Insomma, meglio mettere i puntini sulle “i”. Intanto l’ex premier va subito al punto: «Quando pensai di scrivere questo libro mi ero ripromesso di presentarlo ad Ischia perché di fatto questa storia tormentata parte proprio dall’isola. Chi lo legge avrà modo di capire l’assurdità con cui sono state condotte certe immagini. Ribadisco che chi sbaglia deve pagare, faccia carriera chi è bravo». Poi il discorso scivola sulla disavventura patita da Giosi Ferrandino: «Chi leggerà “Il Mostro” si renderà conto che la vicenda che riguardava Giosi non stava in piedi, ma la cosa incredibile è… che c’azzecca Ischia con Firenze. Assolutamente nulla, solo che c’era l’idea di alcuni investigatori delle forze dell’ordine, che dopo che l’indagine si è rivelata un buco nell’acqua sono diventati assessori alla Legalità. Voglio spiegarvi qual è il modus agendi: si decide di intercettare un dirigente che si ritiene sia parte di un accordo corruttivo, sulla falsariga che il signor tal dei tali possa essere un criminale e gli metto il telefono sotto controllo. Per darvi l’idea, il signore di turno si chiama Marco Canale. Sapete cosa hanno fatto gli inquirenti? Hanno cancellato Canale e scritto a penna Carrai: lui è un mio amico ma non è mai stato a Ischia. Una colpa gravissima, per carità, ma basta questo ad indagarlo? Insomma, l’intento era quello di intercettare una persona che abitualmente parlava con me».

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Ranzi ormai è un fiume in piena e prosegue: «La verità è che quando si fanno queste cose, si finisce che la gente non ha più fiducia nella magistratura. Ho citato diversi episodi del genere nel mio libro, eppure ho ricevuto zero querele. Sul capo CPL la Procuratrice di Modena, interrogata dai colleghi del CSM, definisce “matti” coloro che indagavano e che si recarono da lei dicendo: “Abbiamo una bomba, arriviamo a Renzi”. E lei, ribadisco, sostiene che parevano dei pazzi. Su quel caso ci fu la strumentalizzazione vergognosa di un signore di cui non farò il nome ma solo il cognome, ossia Di Maio. Quando arrestano Giosi quell’uomo si fa praticamente tutte le telecamere per tuonare contro il Pd e parlare di sistemi corruttivi e di amministratori poco inclini alla legalità. Poi passa il tempo e che cosa succede? Che Di Maio va a chiedere una candidatura nelle liste del Pd. Ora, io penso che nella vita chiunque possa cambiare idea: se farlo è segno di intelligenza, allora Di Maio meriterebbe il Premio Nobel per l’Astrofisica Nucleare. Però questo è un problema di Giosi, e ancor di più di De Luca: saranno loro che di fatto dovranno votare per Luigi Di Maio». Poi la chiosa finale: «Bisognerebbe ricordare quello che scriveva Cesare Beccaria, ossia che nessuno può vedersi privato dei diritti finché non venga accertata la verità. Invece questo in Italia non succede, qui giudichiamo le persone appena un articolo di giornale annuncia l’avvio di una indagine, dimenticando tutto il resto. Ecco, dovremmo abituarci ad essere più civili»

Foto Franco Trani

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