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CRONACAPRIMO PIANO

Sic transit gloria Legnini

Il commissario alla ricostruzione che sostituì Schilardi fu accolto come un messia, ma dopo l’ultimo stop della Sovrintendenza ai condoni più che accelerare la “macchina” pare aver messo le quattro frecce. E l’entrata in scena della Regione rischia di rivelarsi un altro clamoroso “suicidio”

No, non era il Messia, e fa nulla se chi inizialmente aveva “sommessamente” provato a farlo osservare era stato accompagnato da fischi e pernacchi. Perché nel momento in cui nell’ambito della ricostruzione post sisma (domenica saranno trascorsi cinque lunghi anni da quel drammatico 21 agosto 2017) si era proceduti alla sostituzione del commissario con l’investitura di Giovanni Legnini in luogo del “silurato” Carlo Schilardi, in molti avevano fatto i salti di gioia. Oggi, a distanza di qualche mese, sono scomparsi quelli che sparavano i fuochi d’artificio, suonavano le campane a festa e anche quella corrente politica locale e non – ogni riferimento al Pd ed a Palazzo Santa Lucia è puramente voluto – che aveva indicato in Legnini l’uomo della svolta, capace di poter dare una netta accelerazione a quel processo di ricostruzione che a detta di tanti era fino a quel momento rimasto ingessato. Ma in realtà a parte qualche conferenza stampa in più e la sensazione di trovarsi dinanzi un professionista dallo stampo “politico” rispetto a quello più compassato e prefettizio del suo predecessore, non è che l’arrivo di Legnini abbia portato chissà quali frutti, tutt’altro. Eccezion fatta per l’apertura di una sede della struttura commissariale nel Palazzo Reale di Ischia, che certo non cambierà il corso della storia del processo di ricostruzione.

Nella bozza di piano di ricostruzione traspare chiara la sensazione di un corto circuito e di una divergenza netta tra quanto sancisce la struttura commissariale per il tramite delle ordinanze autografate da Giovanni Legnini e il redigendo atto che sta elaborando Palazzo Santa Lucia

Intendiamoci, però, le colpe non sono certo del commissario che ha dovuto fare i conti con una realtà particolare – dal punto di vista urbanistico e non solo – rispetto a quello del centro Italia. Piuttosto, sono di coloro che hanno voluto presentarlo alla cittadinanza facendogli indossare l’abito del salvatore della patria. E poi qualche rappresentante di comitati e alcuni cittadini che hanno esultato più di Tardelli quando segnò alla Germania nella finale del Mondiale ’82. E che adesso, immaginiamo, proveranno un profondo senso di imbarazzo. L’ultima stilettata è giunta con l’esito della conferenza di servizi di pianificazione che vedeva presenti tutti gli attori: tra questi la Sovrintendenza, che però non ha inteso approvare nessuna pratica di condono. Insomma, altro che accelerazione, l’impressione è che qui siano state messe le quattro frecce e il freno a mano e la macchina sia stata fermata (con tanto di motore spento). Nella speranza che per rimetterla in moto non occorrano tempi biblici, anche se su questo aspetto c’è poco da essere ottimisti. Inutile girarci intorno, è arrivata l’ora di chiamare le cose con nome e cognome e spiegre che l’attuale immobilismo sulla ricostruzione è figlio soprattutto della scellerata volontà di chi ha voluto la modifica della legge iniziale tirando in ballo la Regione Campania. Una strategia che si è rivelata degna del miglior (o peggiore) “kamikaze”.

E così siamo ancora in attesa di un piano di ricostruzione, la cui bozza profuma di “vuoto cosmico”: 50 pagine che a interpretarle serve davvero un vate. Perché se da una parte la parola d’ordine pare essere “semplificazione”, nel testo varato da Palazzo Santa Lucia c’è un indescrivibile delirio: si parla di piani di condono, di questo e di quello, insomma traspare chiara la sensazione di un corto circuito e di una divergenza netta tra quanto sancisce la struttura commissariale per il tramite delle ordinanze autografate da Giovanni Legnini e il redigendo piano. Insomma, siamo davvero all’anno (sotto) zero: non si capisce chi deve fare cosa e nemmeno come debba farlo, peggio di così sarebbe davvero difficile ipotizzare. Non vorremmo essere catastrofisti ma se il lavoro della Regione è questo, abbiamo il fondato sospetto che difficilmente usciremo dall’impasse e in tanti corrono il rischio di piangere lacrime amare. E speriamo ovviamente di essere smentiti.

Sono tanti ancora gli interrogativi: la delocalizzazione ci sarà oppure no? E nel caso per quali aree? Quanti immobili ne saranno complessivamente interessati? Quante famiglie dovranno allontanarsi da quei luoghi nei quali invece vorrebbero ricostruire in sicurezza?

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In ogni caso, quello che sarà scritto nella versione definitiva del piano è un aspetto fondamentale e ineludibile. Sarà a quel punto che i proprietari di casa potranno avere ben chiaro (si spera) il proprio destino: in tanti sono tuttora fermi soprattutto nella zona di La Rita e via D’Aloisio per conoscere il loro destino. Così come sono tanti ancora gli interrogativi: la delocalizzazione ci sarà oppure no? E in caso di risposta affermativa, per quali aree e quali zone? Quanti immobili ne saranno complessivamente interessati? Quante famiglie dovranno allontanarsi da quei luoghi nei quali invece vorrebbero ricostruire in sicurezza? A questo quadro a tinte fosche va aggiunta anche l’assenza (causa scioglimento del consiglio comunale) di una classe politica sul territorio, circostanza questa che certo non aiuta in termini di interlocuzione in una fase tanto delicata. E non è ancora finita perché questa lunga storia rischia di vivere anche il suo “terzo atto”. Il 25 settembre si andrà alle urne per le elezioni politiche e c’è già chi prevede, in caso di vittoria del centro destra, il siluramento di Legnini per far posto a un nuovo commissario. E ci fermiamo qui, prima che lo scoramento prenda davvero il sopravvento.

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