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Simone Merola “bacchetta” le amministrazioni ischitane

di Gianluca Castagna

FORIO  – Il CAI, Club Alpino Italiano, è la più antica e vasta associazione di alpinisti e appassionati della montagna. Una storia di oltre 150 anni dedicata alla conoscenza, allo studio e alla difesa delle montagne, specialmente di quelle italiane, e dell’ambiente naturale. L’entusiasmo del grande apporto volontaristico che contraddistingue il CAI nel panorama associazionistico italiano ha permesso di concretizzare nel tempo un ampio ventaglio di realizzazioni a favore della montagna e dei suoi frequentatori: rifugi, bivacchi, sentieri, rimboschimenti, segnaletica, cartellonistica e opere sociali. Allo scopo di riscoprire e valorizzare le straordinarie potenzialità dell’isola d’Ischia, di rafforzare la conoscenza del suo patrimonio geo-bio ed antropologico e di incentivare l’offerta turistico-ambientale, dal 2012 è stata istituita anche la sottosezione isolana del CAI. In questi giorni,  ospite della sottosezione, il Presidente CAI di Napoli Ing. Simone Merola. Con lui abbiamo parlato delle opportunità e delle problematiche che riguardano il nostro territorio.

Presidente, quali sono gli obiettivi che vi prefiggete per il 2016 e quali le novità più rilevanti per il territorio campano, in particolare per Ischia? 

«Una corretta ed efficace promozione del territorio è la nostra priorità assoluta. L’obiettivo per l’isola d’Ischia è ancora più ambizioso: promuoverla come geoparco. A breve termine, poi, ci sarà il Convegno Internazionale sui Terrazzamenti, appuntamento di grandissima importanza per l’isola. Come sottolinea spesso Riccardo d’Ambra, Ischia è un’isola in mezzo al mare ma resta un’isola di terra. Lo si vede dai prodotti agricoli che vengono coltivati, da una cultura certamente molto più legata all’entroterra che al mare. Attraverso un dialogo con le istituzioni, vorremmo inoltre favorire l’idea di un museo geologico, completare la rete sentieristica, incentivare turisti e locali a visitarli in modo sicuro. La sentieristica sull’isola non è ben segnalata, c’è bisogno di rifare anche i pannelli informativi per rendere edotto il visitatore su quello che sta vedendo. Il sentiero non si riduce a un disegno geometrico che parte da un punto A e arriva a un punto B. E’un percorso storico, naturale, emotivo, di tradizioni. Al visitatore va proposto un racconto, non semplicemente una passeggiata».

Come si supera il problema di una segnaletica insufficiente? 

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«E’ una questione amministrativa. La Regione Campania è una delle poche regioni d’Italia che in questo momento non ha una legge sulla sentieristica. Noi come Cai l’abbiamo proposta, speriamo che a breve venga approvata in modo tale da rendere omogenea questo tipo di rete. Bisogna ricordare che la legge attribuisce al Cai il compito di occuparsi della sentieristica, ma la regolamentazione normativa è pur sempre demandata alla Regione. Lo stesso catasto nazionale rimanda a quello regionale, uno strumento fondamentale che abbraccia la rete sentieristica attuale e quella futura».

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Per una progettualità più mirata, presumo.

«Certo. Nella regolamentazione della rete sentieristica della regione Campania c’è, ad esempio, la progettazione per erosione turistica. Se ho un sentiero molto frequentato e usurato, devo individuare un sentiero parallelo in modo da poter chiudere il primo, affinchè si ripristini naturalmente oppure per effettuare opportuna manutenzione. Utilizzando, nel frattempo, l’altro. I sentieri esistenti sono più di quelli fruibili anche sull’isola d’Ischia. Il catasto regionale è importantissimo perché non si limita a fotografare l’esistente: è uno strumento dinamico che permette di utilizzare al meglio le risorse del territorio senza gravare sul territorio stesso».

Quali sono gli altri effetti dovuti alla carenza normativa?

«Individuare i sentieri significa anzitutto poterli segnalare con cartelli. Questo eviterebbe il rischio di sovrapposizione della segnaletica, che crea sempre confusione nel fruitore. Un problema più serio di quanto si creda. Anche in merito alla cartellonistica, quindi,  per bloccare, chiudere o interdire quel sentiero. L’inserimento in una rete escursionistica ufficiale comporta infatti monitoraggio e segnalazione istantanea di tutte le problematiche che possono recare danno al territorio. Naturalmente bisogna impiegare delle risorse perché venga pulito, controllato e mantenuto in buono stato».

A proposito di fruizione responsabile, che ne pensa dell’utilizzo dei mezzi motorizzati in montagna? Mi riferisco anche all’uso dei sentieri come piste di motocross o per praticare altri sport estremi. Come si gestisce l’aspetto sportivo nella natura?

«Il problema della motorizzazione di aree boschive è ormai nazionale. Bisogna che se ne occupi quanto prima il codice della motorizzazione che permette ai mezzi motorizzati di accedere a quelle aree. In altri territori fanno interdizioni a  livello comunale, ma sono interventi singoli per risolvere criticità generali. Il CAI da tempo sta discutendo con i rappresentanti del governo per apportare una modifica al codice».

Quanto è importante il coinvolgimento dei giovani nella valorizzazione del patrimonio ambientale?
«E’ fondamentale. Uno dei nostri obiettivi era inserire, all’interno di un percorso formativo scolastico d’impronta turistica, un livello di accompagnamento in montagna. Vogliamo concordarlo a livello regionale. Proprio su Ischia c’è un progetto di formare gli studenti ad accompagnare i visitatori in montagna. Le nuove generazioni restano il nostro target di riferimento. Sono quelli più sensibili, aperti, recettivi. Dobbiamo lavorare per fare in modo che i giovani conoscano e possano utilizzare questa risorsa al meglio».

Soprattutto in chiave turistica, visto il boom della green economy.

«Le potenzialità dell’isola non sono racchiuse nel solo periodo estivo, Ischia può diventare un polo attrattivo durante tutto l’anno. Non ha senso puntare solo sul turismo balneare. Anche le amministrazioni se ne sono rese conto».

Farle passare dalle parole ai fatti è però impresa titanica

«Le amministrazioni sono un po’ più lente, dovrebbero prendere coscienza del fatto che la sentieristica isolana è una grossa risorsa. Se si investe in questo momento, quel po’ che basta per farla riattivare e renderla fruibile, il ritorno economico potrebbe essere enorme, anche in termini di ricaduta occupazionale. Basti vedere in che stato di abbandono si trova l’area dei Pizzi Bianchi, un’area di enorme interesse per un escursionista. Ripulita, sistemata, resa fruibile in piena sicurezza, potrebbe diventare senza dubbio patrimonio dell’Unesco. I problemi di quel sentiero, in verità, sono a monte. Senza risolvere quelli, e senza la volontà politica di farlo seriamente, ogni intervento periodico, volontario, marginale sul sentiero serve a poco».

Quali sono i sentieri di Ischia che ama di più e che tutti dovrebbero conoscere?
«Il Sentiero delle Case di Pietra, da Serrara a Crateca, ha tantissime potenzialità inespresse. E’ una risorsa immensa per l’isola d’Ischia, andrebbe compiuto un grosso lavoro di pulizia e sistemazione periodiche. L’altro, assai suggestivo, è quello dei Pizzi Bianchi. Mi ricorda l’Anatolia, qualcosa di fragile, etereo, visionario. Sono due sentieri completamente diversi ma complementari: uno molto storico, perché racconta bene i villaggi rupestri insediati in montagna, l’altro assolutamente unico per la indubbia spettacolarità».

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