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CULTURA & SOCIETA'

Sisma e messa al Maio, dal Vescovo ricordo del dolore e necessità di risposte

Sabato sera mons. Gennaro Pascarella ha officiato la celebrazione in occasione del quarto anniversario del sisma. Con una serie di riflessioni non soltanto sul terremoto ma tese anche a scuotere le coscienze e far riflettere

La Santa Messa celebrata in piazza Majo sabato sera, nel quarto anniversario del sisma che nel 2017 colpì Casamicciola e Lacco Ameno, ha avuto il suo apice nella sentita omelia del Vescovo Monsignor Gennaro Pascarella. Sua Eccellenza ha ricordato ha ricordato l’aspetto spettrale della zona teatro del sisma, e soprattutto il dolore delle persone che hanno perso la casa, che chiedono risposte per il proprio futuro. Il Vescovo ha auspicato che tutti gli amministratori coinvolti nella ricostruzione non si facciano fermare o rallentare dalle pastoie burocratiche, nel perseguire l’obiettivo del ritorno alla normalità per centinaia di famiglie.

Monsignor Pascarella ha ricordato che per tutti arriva l’ora della verità e della scelta, come quella che le Sacre Scritture indica nel momento in cui decidere chi servire, un bivio di fronte al quale sono messi anche i discepoli di Gesù. La scelta di servire il Signore è una scelta che contiene la vita eterna, è un dono gratuito che nasce dall’amore di Dio per noi, un dono offerto che può essere anche rifiutato. Tuttavia se c’è qualcuno che si lascia profondamente liberi, questo è proprio il Signore e non basta essere presente alla celebrazione eucaristica per accettare. Se si accetta il dono, non c’è sofferenza, ma esso deve sinceramenteessere accolto.

Il Vescovo ha poi ricordato che il numero di coloro che partecipano alla conferenza alla Messa domenicale si è assottigliato progressivamente negli anni, e durante la pandemia si è accentuato: secondo Monsignor Pascarella il fenomeno è stato un po’ una cartina di tornasole delle statistiche, che riferiscono che anche fra i giovani è cresciuta l’area della non credenza e dell’agnosticismo, che coinvolge il 24%, un quarto degli italiani,mentre nei giovani dai 18 ai 34 anni l’aria della non credenza sale al 35%. Eppure – ha ricordato il Vescovo – Dio si rivolge a tutti: se volete seguirmi, dice il Signore, dovete prendere sul serio le mie parole, tutte, le anche quelle più esigenti,per riversarle nel vostro quotidiano. Essere testimoni luminosi capaci di indicare il cielo mentre vi spendete a costruire una civiltà più consona alla dignità della persona, di ogni persona, al di là di ogni aggettivazione. Una civiltà in cui regna l’amore, la giustizia, la condivisione, la solidarietà, la riconciliazione tra Misericordia e la fede. Sua Eccellenza ha ribadito che Dio vuole renderci partecipe di una vita che nemmeno la morte può estinguere, una vita eterna che comincia qui e va oltre la morte. Se la vita è definita nel tempo, Dio facendosi uomo ha voluto condividere la morte per aprirci all’eternità. La liturgia ci ricorda che Cristo morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha donato anche la vita. E lui Crocifisso risorto ha dato il volto e il nome della speranza su cui si fonda la preghiera per i nostri defunti, e sabato sera la preghiera si è rivolta in modo particolare per le nostre sorelle Lina Balestrieri e Marilena Romanini, la cui morte è stata causata dal terremoto, ma al contempo con tale preghiera tutti noichiediamo che il Signore ci aiuti a comprendere e a fare esperienza, per la logica del Vangelo, della Croce e dell’amore. Perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere, è dando che si riceve, mentresi perde ciò che si guadagna morendo con un chicco di grano in più. E non dimentichiamo mai, ha ribadito Monsignor Pascarella, che alla sera della nostra vita saremo giudicati dal Signore sull’amore, l’amore concreto ,cominciando dell’amore per chi ci sta più vicino nelle nostre famiglie, poi verso quelli che conosciamo fino ad allargare il nostro cuore e il nostro amore a tutti.Notti e giorni qui su questa terra che sono anche a volte intrise di dolore e difficoltà, di sofferenza, che diventano più belli. Ed è proprio nell’amore vero autentico che troviamo anche la fonte della vera felicità, e se la Terra a volte sembra un inferno, questa felicità può donarci gocce di paradiso. Un appello, dunque, al dare più che al ricevere, come sorgente per una felicità davvero condivisa.

Foto Franco Trani

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